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Non abbandono, riposo! Una giornata tra giornalisti, professionisti del settore e amanti dei vini di Montanar

Editoriale //

Non abbandono, riposo! Una giornata tra giornalisti, professionisti del settore e amanti dei vini di Montanar

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Abbiamo passato una giornata a Borc Dodon, l’azienda di Denis e Carlo Montanar, per osservare da vicino il ciclo di vita aziendale che ferma una volta ogni sei anni la produzione per lasciare respirare la terra.

La settimana scorsa ci siamo ritrovati tra amici, appassionati e professionisti del settore, uniti dal desiderio profondo di vivere una giornata diversa, sospesa e conviviale. Denis e Carlo Montanar sono stati padroni di casa ineccepibili: calorosi, attenti, generosi. Tra i piatti intensi del ristorante Cardamomo di Grado e i vini vibranti della famiglia Montanar, l'evento si è trasformato nell'occasione perfetta per celebrare una scelta rivoluzionaria: festeggiare con una giornata di condivisione l'anno di assoluto riposo delle vigne di Borc Dodon.
A condividere questo momento speciale c'erano anche firme attente della stampa di settore e un parterre di professionisti e appassionati.

Mentre camminavamo a passi lenti tra i filari, il cuore dell'incontro si è svelato nelle parole di Denis. Ci sono voluti trent’anni di vendemmie vissute per arrivare a decodificare il linguaggio segreto di questo ecosistema. Lavorare osservando le proprie vigne permette di sviluppare un "tatto" intimo con la natura. Denis si è accorto che il suo vigneto obbedisce a un pattern inesorabile: un ciclo di sei anni che culmina in un’annata critica, lo ha notato nel 2002, nel 2008, nel 2014 e così via. In questi momenti di fragilità ed estrema pressione climatica, la vite subisce gli attacchi di oidio e peronospora.

In queste annate “no” l'istinto spingerebbe a salvare il raccolto a tutti i costi. Una rincorsa che però si traduce nel compiere molti trattamenti a base di rame e zolfo, passando continuamente tra i filari con il trattore e compattando irrimediabilmente il terreno. Il rischio concreto è quello di spendere grandi somme in risorse ed energia per poi raccogliere uve scarse, malate o che, in ogni caso, non rispecchiano l'identità autentica della cantina. Da questa presa di coscienza nasce l'idea di fermarsi: invece di stressare le piante pur di strappare una produzione forzata, Denis ha scelto di non interferire con il corso della natura, lasciando la vigna libera di riposare.

Questa scelta radicale antepone il benessere biologico del luogo alla logica della produzione a tutti i costi. Ma fermarsi non significa abbandono. In inverno Denis e Carlo hanno potato le viti lasciando solo il legno essenziale e hanno effettuato un sovescio. Poi, dall’inizio della vegetazione, l'intervento umano si è azzerato.

Quest'anno sono entrati nel vigneto rigorosamente a piedi per sistemare i nuovi tralci e accompagnarli nei fili. Non sono stati eseguiti sfalci, lasciando che le erbe spontanee completino il loro ciclo vitale. Una scelta che fa respirare la terra: la crescita incontrollata delle erbe arieggiano naturalmente il suolo e stimola l'apparato radicale delle viti a spingersi in profondità, ricreando una vitale biodiversità sotterranea.

L’anno di riposo totale dei vigneti (Denis ce ne aveva già parlato qui) diventa così un formidabile osservatorio per il futuro. Vedere come si comportano le singole piante senza lo "scudo" dei trattamenti consente a Denis di selezionare i ceppi naturalmente più forti da cui prelevare il materiale per la selezione massale.

Il 2026 è la seconda volta in cui Denis ha deciso di assecondare la natura, lasciarla respirare e prendere fiato. Dopo la prima volta, nel 2020, ha avuto modo di vedere come e quali sono i benefici. Il risultato: uve più sane, piante più forti e suoli più vivi. Così l’anno di riposo è diventato una prassi anche per i campi. Dieci ettari a erba medica, che sono diventati fienagione per i cavalli, forse in autunno pianterà l’orto invernale consociativo. Ma non un orto ordinato e patinato, bensì un patchwork di piante che si dovranno fare strada nella vita partendo da semi lanciati in pieno campo.

I cicli di sei anni sono frutto di un approccio che rivendica la forza della natura. E la giornata a Borc Dodon ci ha ricordato proprio questo: che il vino vero sa aspettare e rispettare i cicli naturali. Perché ogni rapporto non può essere unidirezionale, e non dovrebbe essere così nemmeno per quello che ci lega alla terra.

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