

C’è qualcosa di profondamente affascinante nel ritrovare un’idea rimasta sospesa nel tempo.
Per La Stoppa, tutto è ricominciato dai vecchi quaderni di campagna dove Giancarlo Ageno, fondatore dell’azienda, aveva annotato poche ma decisive parole: "Costa Bosco. Bianche diverse. Malvasia".
Ageno segnava con maniacale precisione tutto, le caratteristiche dei terreni, i lavori in campo e quelli in cantina. Forse scriveva per mettere ordine nella sua quotidianità, o forse, perché sperava che qualcuno avrebbe continuato il suo lavoro e questo era un modo per consigliare e guidare chi si sarebbe addentrato nella lettura dei suoi quaderni. A La Stoppa i quaderni di campagna di Ageno non solo si sfogliano e si leggono, ma vengono periodicamente riletti, per sorridere del linguaggio antico che parla di una quotidianità attuale ma, anche, per prenderne spunti. Una pagina del quaderno annota appunto del vigneto di Costabosco, Ageno si era accorto che in quella lingua di terra al confine con il bosco, dove la luce della collina incontra l'ombra delle piante, la malvasia di candia cresceva in modo differente, con acini più grandi e una concentrazione meno fitta.
Costabosco ancora oggi è piantato a malvasia, non è più il vigneto di cui parlava Ageno, nel corso di questi molti anni le piante sono state sostituite, ma l’anima del luogo è rimasta invariata. Il bosco è sempre lì, vicino silenzioso e prezioso, che garantisce un equilibrio tra natura e uomo, in cui l’uno sostiene l’altro e viceversa.

È da questa intuizione che nasce il Costabosco 2024, un bianco che entra nel catalogo Triple “A” proponendosi come un’anima speculare e complementare al celebre Ageno. Se l’Ageno rappresenta la potenza solare, la struttura e il calore delle vigne più esposte, il Costabosco ne è la controparte più fresca e sottile. Qui l’aria è generalmente più fresca e il sole arriva filtrato, portando a una maturazione più lenta e a un equilibrio tutto giocato sulla tensione.
L'annata 2024 ha assecondato questa natura più "agile", grazie a un'estate dalle temperature miti e piogge primaverili che hanno garantito ottime riserve idriche. In cantina la mano è quella sicura di Giulio Armani e la visione è quella determinata di Elena Pantaleoni: fermentazione in acciaio con una macerazione sulle bucce tra i 10 e i 30 giorni, seguita da un anno di maturazione diviso tra l’acciaio e i grandi tini di legno da 40 ettolitri.
Il risultato nel calice è un sorso teso e pieno, dove i profumi non sono mai urlati ma ricordano l’infuso di erbe, gli agrumi maturi e i fiori secchi. Mentre l'Ageno è un vino dove la macerazione è più decisa e si sposa bene con gusti più intensi, il Costabosco invita a una cucina di grande finezza, muovendosi con naturalezza tra spezie delicate, componenti aromatiche e leggere tostature.
Costabosco è il racconto di un altro volto della malvasia, quello che preferisce il sussurro del bosco al clamore del sole.