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La Macchiona negli anni

Diari di viaggio //

La Macchiona negli anni

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Un viaggio nella tradizione vinicola emiliana passando attraverso le annate della Macchiona di La Stoppa, un riuscito ritorno alle origini del territorio sotto le sapienti mani di Elena Pantaleoni e Giulio Armani.

Un tavolo rosso laccato, illuminato appena dalle luci che scendono dal soffitto, accoglie qualche calice e uno sparuto gruppo di tovagliolini ricamati. Fuori dalla finestra la pioggia scende fitta sulle colline del piacentino, siamo a Rivergaro a La Stoppa.

La Stoppa è l’organismo gestito da Elena Pantaleoni e Giulio Armani, una vecchia tenuta che negli anni è passata di mano in mano per essere protetta e custodita. Nasce per volontà di un intellettuale genovese, Giancarlo Ageno, e da lì la sua storia continua nel tempo, arrivando prima al padre di Elena e dal 1991 all’attenta gestione della figlia, aiutata da Giulio.
Quest’ultima generazione della Stoppa ha portato una serie di cambiamenti significativi all’interno della tenuta: la decisione di focalizzare l’attenzione sui vitigni autoctoni e la volontà di spezzare quell’invisibile legame che riteneva le colline della zona dedite soprattutto e soltanto alla produzione di vini rossi frizzanti.
Qui le vigne affondano le radici in quelle che sono definite le “terre rosse antiche”, un suolo particolare, caratterizzato da argille rosse ferrose, in cui il calcare scarseggia, ma che nutre con soddisfazione le uve della croatina e della barbera che danno luogo a vini profondi e complessi. È una terra calda quella della Stoppa, che produce vini dolci dalla forte gradazione alcolica e dà luogo a fermentazioni lunghe e senza fretta. Dagli Appennini, poco distanti, arriva l’influenza delle montagne, che mitigano le calde estati, contribuendo a sviluppare nelle uve complessità aromatiche, freschezza e acidità. E quest’ultima regala al vino un grandissimo potenziale di invecchiamento.
Sono proprio questi due vitigni i protagonisti di questo pomeriggio passato in compagnia di Elena e Luca per parlare della Macchiona e della nuova arrivata in casa: la magnum 2014.

macchiona

Figlia dalla barbera e dalla croatina, che qui in zona gli anziani chiamano ancora bonarda, la Macchiona è una delle etichette più apprezzate e conosciute della cantina, nonché simbolo della fruttuosa riconnessione alla tradizione enologica territoriale. Un rosso voluttuoso e seducente, dalla bocca vellutata e dal tannino graffiante che si ammansisce con il tempo e le cure che Giulio ed Elena gli dedicano ospitandolo all’interno delle botti della cantina.
Dalla tradizione e dalla storia di questo luogo deriva anche il nome stesso del vino.

Osservando infatti dal cancello della Stoppa, sulla sinistra, è possibile osservare una seconda casa colonica, circondata da un vecchio vigneto. La casa che svetta in cima alla collina adiacente è infatti La Macchiona. Originariamente infatti le due case erano due nuclei distinti che nel tempo si sono fuse in un’unica entità. È proprio dal vigneto circostante la casa colonica che sono nate le prime bottiglie di questa etichetta nel 1983.
macchiona

Elena mi guida a ritroso all’interno delle annate e i fogli si riempiono di appunti. Scopro che l’anno prima del ventennale dalla nascita dell’etichetta, nel 2002, a seguito di una difficile annata Giulio ed Elena decidono per la prima volta di lasciare la Macchiona più a lungo in cantina.
Mi racconta che inizialmente parlano di unirla alla siccitosa 2003, ma poi improvvisamente cresce in loro la volontà di portare una testimonianza dell’annata. Nasce così la Macchiona 2002 Dieciannidopo, una Macchiona austera figlia di una annata fredda. “Assomiglia ai nebbioli dell’alto Piemonte di una volta”, racconta.

Per dieci anni affina nella cantina della Stoppa, dando vita ad un rosso di grande struttura ed eleganza, per uscire per la prima volta dalla cantina nel 2012. La prima testimonianza del suo incredibile potenziale di invecchiamento.

L’annata che ha dato i natali alla Dieci Anni Dopo è molto diversa da quella della Macchiona 2006, figlia fortunata di una annata equilibrata che ha restituito una versione del vino estremamente elegante. “Una perfetta interpretazione di un rosso tradizionale classico del nord Italia” commenta Elena, prima di raccontarmi con una punta di orgoglio che è la seconda annata dell’etichetta a prendere i Tre Bicchieri del Gambero Rosso.

Ma è solamente quando iniziamo a parlare della Macchiona 2009 e della 2010 che Elena mi svela che secondo i nostri parametri e gusti queste due annate hanno dato le migliori espressioni. Mi chiede se io le abbia mai bevute e confesso di non averne avuto l’occasione, così con gentilezza e mano ferma apre entrambe le bottiglie. La Macchiona 2009 presenta l’acidità della barbera ma anche una morbida rusticità, con sorso lungo, aromatico e persistente.
La Macchiona 2010 si discosta dalle sorelle in partenza per l’aspetto fisico: è la prima annata che abbandona la bottiglia bordolese e si veste del contenitore borgognotto. Ma non è solo l’apparenza estetica che la distingue, più tagliente della 2009, ha un carattere elegante ma teso, meno calda e rustica della sorella.

La Macchiona 2012 invece viene da una annata siccitosa, con scarse precipitazioni, che hanno portato a minori rese ma che non intaccato la qualità intrinseca delle uve. Anzi la qualità della materia prima si è concentrata, dando vita ad un vino profumato, equilibrato ed elegante.
La Macchiona 2014 è l’ultima annata presentata: figlia come la 2002 di una annata inclemente, caratterizzata da freddo e forti piogge, che hanno portato ad una drastica selezione in vigna ed in cantina. Proprio per la somiglianza dell’annata con la capostipite Dieci Anni Dopo è stato scelto di valorizzarla: nascono così 1256 bottiglie con etichetta personalizzata in formato magnum, in previsione dell’auspicabile lungo invecchiamento. La più piccola delle Macchione al momento si presenta come una annata sottile con una gradazione alcolica di 12,5 gradi che si allontana dalle annate precedenti sempre superiori di uno o due gradi, e come conferma Elena “con molte similitudini alla 2002 e alle 2010, e per questo motivo con un luminoso potenziale di invecchiamento.”

Il filo conduttoreche attraversa le varie annata della Macchiona che si susseguono nel calice è l’eleganza nello stile della vinificazione, tipico della Stoppa, e la rusticità e la potenza caratteristiche dei vitigni. La barbera porta la sua vibrante acidità e il seducente frutto rosso, mentre la croatina contribuisce con il tipico tannino corposo e profondità. Insieme questa fortunata combinazione dà vita a vini con un finale memorabile. Le bottiglie della Macchiona possono essere apprezzate in giovinezza ma raggiungono la loro maggiore espressione quando le viene permesso di sviluppare il grande potenziale di invecchiamento. Un equilibrio di capacità artigianali e un indissolubile rapporto con il territorio, che si riflettono con la grande capacità di interpretare le varie annate rimanendo sempre fedeli alle origini. Che la bottiglia aperta sia giovane o figlia di un lungo e attento affinamento invita la bocca verso un indimenticabile viaggio attraverso il cuore e l’anima delle colline emiliane.

Nel frattempo i calici sul tavolo si sono ritmicamente riempiti e svuotati, e i tovagliolini ricamati di lino portano l’ombra dei tannini. Dalla finestra il cielo ha perso il suo grigiore e la pioggia è cessata, alla porta Santiago e FitzRoy, i cani di Elena, sono venuti a reclamare la cena. Con la stessa fermezza con cui le aveva aperte, Elena richiude le bottiglie della 2009 e della 2010 e le affida alle mie mani improvvisamente goffe, per il regalo inaspettato. “Bevetele questa sera” conclude con il suo stile asciutto che nasconde la sua grande gentilezza.

Una settimana dopo, in ufficio, inserisco all’interno del mio ordine personale una delle 1256 bottiglie di Macchiona 2014, la custodirò fino a quando non avrò nostalgia di questo pomeriggio piovoso.

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