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La bottiglia da litro di Radikon: una silhouette iconica

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La bottiglia da litro di Radikon: una silhouette iconica

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Storia di come un tappo ha cambiato una bottiglia e di come una bottiglia è diventata identità di un vignaiolo.

Ci sono piccoli dettagli negli oggetti e nelle persone che ci circondano, dettagli che ai più sembrano di poco conto, caratteristiche tuttalpiù, che non vengono registrate dagli occhi distratti. Molti di questi dettagli in realtà nascondono dietro scelte ponderate, attenzione e grandi studi basati sull’osservazione e sulla pazienza.

Tenendo tra le mani una bottiglia da litro di Radikon il primo dettaglio che salta all’occhio è il collo sottile ed elegante della bottiglia, un collo quasi sproporzionato rispetto alla pancia tonda del contenitore. Se a primo sguardo la conformazione della bottiglia sembra meramente una scelta estetica parlando con Sasa si scopre che l’estetica c’entra ben poco.

Questa storia nasce da un periodo “difficile” per il mondo del vino, siamo nei primi anni 2000, quando i tappi sono monopezzo o agglomerati. La qualità del sughero utilizzata per la creazione dei tappi lascia un margine di errore che potrebbe influenzare il vino con deviazioni. Un margine di errore che non possono permettersi Sasa e Stanko Radikon che in quegli anni stanno portando avanti la cosiddetta “Amber Revolution” e che un solo tappo difettato rischia di compromettere la comprensione dei loro vini a chi li assaggia per la prima volta.

Nel percorso dietro alla produzione di un vino c’è solo una variabile che non dipende dal vignaiolo: il tappo.” Inizia il racconto Sasa Radikon “Il problema del tappo è che potrebbe compromettere la qualità del vino, indipendentemente da quante ore sei stato in vigna, dalla qualità delle uve che hai portato in cantina e da quanto sei attento durante la vinificazione. Aprendo una bottiglia difettata che sa di tappo al tavolo di un ristorante si presentano due possibili scenari: il primo è che la deviazione del tappo sia “scolastica” e riconoscibile, e infatti questa è la situazione meno problematica, perché la bottiglia verrà cambiata. Nel secondo caso in cui le deviazioni del tappo sono meno “canoniche”, è lì che nasce il problema: noi infatti stavamo lavorando con i primi macerati, vini poco conosciuti al pubblico, e non potevamo permetterci che i problemi di un tappo potessero essere associati a caratteristiche dei nostri vini.

Così questa storia parte tutta da mio padre, Stanko, quando iniziò ad informarsi su quali tappi avessero le migliori caratteristiche qualitative. La risposta che ricevette però non era quella che ci aspettavamo: il sughero migliore è il cuore, più fine e meno soggetto a muffe, ma non può essere utilizzato per la creazione di un tappo da bottiglia. Da qui la brillante intuizione di Stanko: se i tappi migliori non potevano essere utilizzati per le bottiglie allora era necessario cambiarle!

Il prototipo prende forma insieme ad un altro produttore, Edi Kante, e insieme dopo studi e prove prima create in plastica e infine in vetro. Così nel 2003 nasce la bottiglia da 100 cl con un collo di diametro da 15 mm, il diametro più piccolo creato. La proporzione tra la superficie del tappo a contatto con l’ossigeno e la micro-ossigenazione stessa rende l’affinamento nella bottiglia da litro paragonabile con quello che avviene all’interno della magnum. Ad affiancare la bottiglia da litro arriva la versione da 50 cl che offre un affinamento paragonabile con una bottiglia da 75 cl. La magnum sappiamo tutti che è il modo migliore per invecchiare un vino, ma è anche risaputo che in pochi le stappano! Il litro in questo caso offre lo stesso affinamento ma un formato più agile per il consumo.

Per i vini da lungo imbottigliamento come il merlot, pignoli e la ribolla 3781, da un paio di anni abbiamo deciso di imbottigliarli solo nel formato da litro per permettere il migliore affinamento. Le uniche bottiglie da 75 cl sono quelle della linea S poiché è una linea ideata per una fruibilità immediata o comunque per essere consumati in archi di tempo più brevi.”

Così, tenendo tra le mani una bottiglia da litro di uno dei vini di Radikon prendetevi un secondo per perdervi in questi piccoli dettagli, non per il piacere dell’estetica ma per poter apprezzare una storia che racconta di un padre, un figlio e un tappo. E di come un particolare così trascurabile come un pezzo di sughero ha saputo plasmare una bottiglia e l’identità di un vignaiolo.

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