
Il Domaine de La Chapelle annuncia la nomina di Chiara Pepe come Responsabile della Viticoltura e della Vinificazione a partire dalla stagione 2026. Una scelta che rafforza il percorso intrapreso dalla proprietà, la famiglia Frey, nella valorizzazione dei propri terroir storici e che si inserisce in una visione di lungo periodo fondata su precisione agronomica, sensibilità e rispetto del luogo.
Per chi conosce il suo lavoro, questa nomina appare come un’evoluzione naturale. Il percorso di Chiara Pepe, costruito negli anni tra osservazione, ascolto e profondo rispetto per la terra, incontra oggi uno dei luoghi più iconici della viticoltura mondiale, in un dialogo che nasce da affinità profonde più che da una semplice collaborazione.
“La Chapelle è prima di tutto un luogo unico, portatore di un patrimonio genetico straordinario”, afferma Delphine Frey, direttrice delle aziende della famiglia Frey. “Chiara possiede una comprensione profonda della viticoltura ed è guidata da una dedizione assoluta verso un’agricoltura virtuosa. In lei convivono disciplina e rispetto: qualità essenziali per custodire un terroir così singolare”.
Cresciuta in una famiglia che ha fatto la storia del vino italiano, Chiara Pepe ha sviluppato un approccio personale fortemente segnato dalla sensibilità agricola e dai principi della biodinamica. Un modo di lavorare che si inserisce con naturalezza nel cammino avviato dalla famiglia Frey nel 2006, quando il Domaine de La Chapelle è entrato a far parte delle proprietà di famiglia.
“Chiara proviene da una realtà guidata da valori forti e da una visione chiara nel lungo periodo”, prosegue Frey. “Saprà onorare il passato offrendo al tempo stesso una lettura personale del presente e del futuro di questo luogo”.

Alla base di questa nuova fase c’è una complementarità evidente: da un lato la visione strategica della proprietà, dall’altro una presenza tecnica che si muove con discrezione ma con grande precisione, dentro la vigna e in cantina. È qui che Chiara Pepe esprime il suo modo di lavorare, fatto di attenzione ai dettagli e di una relazione continua con il vigneto.
“Dedicherò sensibilità, passione e impegno a queste parcelle”, racconta Chiara. “Saranno loro a guidarmi nel dare vita a vini capaci di esprimere con forza la propria appartenenza e di accompagnarne la memoria nel tempo”.
Il lavoro sarà improntato a una gestione agronomica rigorosa, fondata sui principi della biodinamica e orientata a favorire biodiversità ed equilibrio naturale. In cantina, l’approccio privilegerà fermentazioni spontanee, macerazioni delicate con chicco intero e una progressiva riduzione dell’uso del legno, a favore di contenitori più neutri come il cemento. Centrale sarà anche il tempo: quello necessario all’affinamento in bottiglia, pensato per accompagnare un’evoluzione lenta, coerente e capace di valorizzare la naturale longevità dei vini dell’Hermitage.
In questo contesto si inserisce anche l’organizzazione concreta del suo lavoro: Chiara Pepe manterrà la propria base operativa in Abruzzo e non è previsto alcun trasferimento nella Valle del Rodano. La sua presenza al Domaine sarà regolare, con visite mensili e una supervisione diretta nei momenti chiave del ciclo produttivo, affiancata da una squadra in loco.
Il suo ruolo principale resterà quello all’interno dell’azienda di famiglia Emidio Pepe, dove continuerà a operare senza alcuna variazione. Proprio per questo, è importante sottolineare come non esisterà alcuna commistione tra le due realtà: Emidio Pepe e Domaine de La Chapelle resteranno entità completamente distinte, ciascuna con la propria identità, storia e traiettoria produttiva.
Allo stesso tempo, questa collaborazione si fonda su un impegno esclusivo: Chiara Pepe non intraprenderà altre attività di consulenza esterna. Un accordo preciso la lega unicamente alle due aziende, rafforzando un modello basato sulla continuità, sulla presenza e sulla profondità del lavoro.
Più che un cambio di rotta, questa nomina rappresenta la continuità di un percorso. Chiara Pepe porta con sé un’idea di vino costruita negli anni, fatta di rispetto, misura e ascolto. Un approccio che resta profondamente legato all’Abruzzo, ma che oggi si apre a un dialogo con uno dei terroir più iconici del mondo, mantenendo intatta una linea fondamentale: custodire l’identità dei luoghi, senza compromessi.
