

La storia della cantina Emidio Pepe comincia nel 1964, quando il giovane Emidio - dopo aver affiancato suo padre e, prima ancora suo nonno, che produceva vino per casa dal 1899 - fonda la sua azienda, sotto il nome di Aurora. All’epoca, Trebbiano e Montepulciano d’Abruzzo erano considerati “vini da taglio” o da bersi giovani. Emidio non è della stessa idea, anzi, convinto della vocazione innata della sua terra per la viticoltura, intravede grandi potenzialità di invecchiamento e sceglie di scommettere proprio sul Montepulciano d’Abruzzo per restituire valore economico e sociale al vitigno. Con il Montepulciano d’Abruzzo Pepe sotto i riflettori del mondo enogastronomico internazionale, Emidio vede riconosciuti anni di lavoro e di sacrificio che oggi si concretizzano in più di 40 annate conservate nella cantina di affinamento e ancora in attesa di raggiungere tavole, carte dei vini e cantine dei più importanti ristoranti del mondo. Quaranta annate che rappresentano la vera e propria “storia di un vitigno”, fatta del racconto di un luogo, di un’annata e delle mani che l’hanno accompagnato nella sua evoluzione – prima quelle di Emidio, poi quelle di Sofia, oggi quelle di Chiara. Infatti tre diverse generazioni partecipano al lavoro aziendale: Emidio e Rosa, rappresentanti dell’esperienza e di una antica saggezza contadina, le figlie Daniela e Sofia, che si sono divise negli anni tra amministrazione, vendite e cantina, e le nipoti Chiara ed Elisa, ambasciatrici di Pepe nel mondo e impegnate rispettivamente in cantina e nell’ospitalità. Così l’esperienza e savoir-faire della prima generazione si mischiano all’entusiasmo e all’energia della nuova. In questo senso, oggi Pepe è commistione tra vino e persone.




Lo scenario è quello di Torano Nuovo, piccolo paese immerso in un paesaggio ancora incontaminato, all’interno della DOCG Colline Teramane. Ci troviamo a dieci chilometri in linea d’aria dal Mar Adriatico e a venti dal Gran Sasso, dove l’incontro tra brezza marina e venti freddi provenienti dalla montagna assicurano un’ottima escursione termica giornaliera. I suoli argillosi-calcarei di medio impasto garantiscono alle radici la capacità di penetrare in profondità, fino a raggiungere la spiccata componente minerale, tipica del territorio toranese.
Microclima e morfologia dei suoli si riflettono nella maturazione del frutto, nell’evoluzione dei profumi e nell’equilibrio tra zuccheri e acidità. Così nel calice i vini si rivelano compatti, intensi nel colore, fini ed eleganti, sapidi e di sorprendente profondità. Le vigne hanno età molto diversa a seconda dagli appezzamenti, arrivando a superare i sessant’anni nello storico vigneto di fronte alla cantina. Tutti i nuovi impianti invece prendono vita a partire da un minuzioso lavoro di selezione massale, messo in atto anno dopo anno.



A partire dal 2020, è Chiara ad aver preso in mano le redini dalla cantina, sulle orme del passaggio di testimone avvenuto vent’anni prima tra Emidio e Sofia. Dal 1964 a oggi, il metodo di vinificazione in casa Pepe è rimasto pressoché invariato, ma ogni vendemmia rappresenta ancora una nuova sfida per l’esigenza di adattare il gesto a una materia prima figlia di un’annata ogni volta diversa.

Così, il Trebbiano viene ancora pigiato con i piedi e il Montepulciano diraspato a mano. Entrambi i vini affrontano la vinificazione e la prima parte dell’affinamento in vasche di cemento vetrificato, materiale che non interferisce dal punto di vista sensoriale. I vini sono imbottigliati senza che vengano eseguite chiarifiche e/o filtrazioni, per questo durante la fase di invecchiamento può avvenire la naturale formazione di un deposito.
A seconda della potenzialità dell’annata, solo una parte delle bottiglie è messa sul mercato, mentre la restante parte viene conservata nella storica cantina d’invecchiamento, in attesa di essere rilasciata come “riserva” quando la famiglia la riterrà pronta. È il tempo infatti ad essere tra gli ingredienti più importanti dei vini di Emidio. Oggi la cantina d’invecchiamento contiene più di 350mila bottiglie che continuano il loro affinamento. E mentre ogni anno nuove bottiglie si aggiungono allo storico, parte delle riserve esce sul mercato, dopo il minuzioso processo di decantazione manuale volto a eliminare il deposito, eseguito un tempo da Rosa e oggi da Sofia.



Se il lavoro di cantina segue ormai una sua ritualità, è in campo che continua il processo di sperimentazione, specialmente in ottica di un cambiamento climatico con effetti sempre più evidenti sulla viticoltura. Così nei nuovi impianti viene prediletta la pergola, in grado di coprire i grappoli dall’insolazione, a cui talvolta si aggiunge l’ombreggiamento di altri alberi da frutto. Il sovescio viene praticato differentemente a seconda del vigneto, prediligendo i cereali in presenza di piante più vigorose, e le leguminose tra le vigne che necessitano di più nutrimento. E se un tempo i sovesci venivano interrati, oggi si preferisce un semplice taglio per abbassarne l’altezza, garantendo un’ulteriore protezione del suolo dall’eccessiva insolazione. A ciò si aggiungono le prime sperimentazioni portate avanti da Chiara con l’impiego del latte, che crea una trama sulla foglia della vite in grado di prevenire l’attacco dell’oidio. Come successo con le pratiche biodinamiche proposte da Sofia e Daniela in passato, le sperimentazioni sono portate avanti in maniera progressiva: se ne studiano gli effetti nel corso degli anni su porzioni sempre maggiori di terreno, fino a una totale applicazione. Così oggi, attraverso l’osservazione del passato, l’adattamento del gesto alle esigenze odierne e la progettazione del futuro, Daniela, Sofia, Chiara ed Elisa si fanno custodi del lavoro cominciato da Emidio.

Il secondo appuntamento italiano per la celebrazione del 60esimo anniversario della cantina Emidio Pepe si è tenuto presso il ristorante Da Vittorio di Brusaporto. Due annate di Trebbiano e quattro di Montepulciano d’Abruzzo hanno intervallato i vari momenti del racconto che ha ripercorso le tappe fondamentali degli ultimi sessant’anni della famiglia: dall’intuizione di Emidio a oggi.
Si è cominciato mettendo a confronto il Trebbiano 2013, figlio di un’annata equilibrata, ancora fresco e dinamico, con il Trebbiano 2004, un millesimo particolarmente fortunato per i bianchi, che rivela un’acidità inaspettata, lasciando presagire, nonostante il vino dimostra già una certa maturità, ancora un lungo divenire. La palla poi è passata al Montepulciano, cominciando dalla 2010, annata eccellente con la quale, a detta di Emidio, si festeggeranno i cent’anni dell’azienda. Più ricco il 2007, dove salta fuori l’anima più selvatica del vitigno unita all’intensità del frutto di un’annata calda. Continuando a risalire la linea del tempo, si è giunti al 1993, dove prendono il sopravvento note di tartufo, terra e sottobosco, corredate da freschezza e una lunga sapidità finale. Con il 1979 si sono chiuse le fila. Concedendo il giusto tempo al bicchiere, l’evoluzione dei profumi è soprendente. Da primi accenni che ricordano il brodo e il miso, ci si sposta verso lati più speziati per poi virare sulla balsamicità dell’eucalipto e della liquirizia. Ma è il sorso a conquistare l’intero pubblico, dove il tannino, come direbbe Emidio, ha completato la sua trasformazione in velluto.

Il Pecorino ha invece accompagnato un aperitivo nelle cantine a volta del ristorante, mentre il pranzo ha rappresentato l’occasione per rendere l’atmosfera più conviviale e per scoprire le espressioni più fresche e recenti dei vini che hanno fatto la storia dei Pepe, dell’Abruzzo, del vino. Dal Trebbiano 2022, esuberante e sulla frutta, al 2019 dove i profumi di fiori ed erbe officinali già virano verso il fieno. Poi, di nuovo, la volta del Montepulciano con la 2021 che, dopo quasi due anni di bottiglia, ha raggiunto uno stadio solare e di grande piacevolezza, nonostante la giovane età. A chiudere, un salto indietro di venti vendemmie, fino alla 2001, ancora una volta annata di grande equilibrio dove la freschezza dell'aciità si integra alla perfezione con la raffinatezza dei tannini.



