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La policoltura secondo Emidio Pepe

Appunti dalla dispensa //

La policoltura secondo Emidio Pepe

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Federico Francesco Ferrero è andato in Abruzzo a Torano Nuovo per scoprire cosa significa "policoltura" nella realtà dell'Azienda Emidio Pepe.

Chiara de Iulis Pepe mi racconta come l’azienda Pepe sia diventata, negli anni, un’azienda policolturale, un organismo in collegamento con un sistema di altri produttori locali, che nutre e rigenera il terreno, che alimenta la vite e gli uomini. Chiara mi spiega con grande competenza e precisione, e lo fa con le dita letteralmente affondate nello sterco, quello del cumulo biodinamico, il catafalco di deiezioni vaccine e scarti vegetali che, inoculato con i preparati della tecnica agronomica che si ispira ai principi dell’antroposofo Rudolf Steiner, va incontro a processi fermentativi che lo trasformano in una materia organica profumata e ricca di principi nutritivi. Il nonno Emidio Pepe ha sempre solo utilizzato zolfo e rame, poi la zia Sofia si è avvicinata alla biodinamica e, oggi, Chiara integra queste conoscenze con i suoi approfonditi studi della moderna scienza enologica. Si fondono in questa donna, che ha preso le redini della cantina, per imprimervi il proprio stile, saperi diversi e in costruttivo dialogo tra di loro.

L’estensione della proprietà media nella zona di Torano Nuovo nel passato era di soli cinque ettari, il che significava contadini poveri, che non potevano permettersi altro che una produzione autarchica per la famiglia, che prevedeva viti, ulivi, cereali, foraggi e orto. L’azienda Pepe oggi, pur di dimensioni ben maggiori, continua la medesima visione e divisione. In questa zona per fortuna è ancora economicamente sostenibile l’acquisto di terreno, anche solo per piantare girasoli, che generano soprattutto bellezza più che un ritorno economico. La diversità inoltre permette di non ridurre il lavoro a un modello tayloristico, rendendo possibile la rotazione infrasettimanale dei collaboratori, tutti giovani, tra vari tipi di lavorazioni e colture, per mantenere alto sia il morale sia la qualità della prestazione artigianale. In capo ad ogni filare è stato apposto un nastrino colorato, che riconduce al contadino a cui è affidato in cura; questo allo scopo sia di responsabilizzare i singoli sia di permettere di riconoscere i vantaggi o meno di un certo stile di lavoro.

La dotazione dell’azienda è costituita da 32 ettari totali suddivisi tra vigne ed altre culture. 17 ettari di vigna sono piantati a pergola, conosciuto anche con il nome di tendone abruzzese, parte a filare e parte a pergola verticale. A questi si aggiungono 2,3 ettari di un recente impianto, piantato non troppo fitto perché Chiara non ama l’eccesso di densità di impianto, e, per fortuna, lo spazio è un lusso che qui è ancora possibile permettersi.

Ma Emidio Pepe non è solo vino, e ai terreni vitati si aggiungono 4,5 ettari a grano metà senatore Cappelli, pastificata da Fabbri, e metà miscuglio evolutivo Ceccarelli, utilizzato per il pane del ristorante dell’agriturismo aziendale. 6 ettari sono ad erba medica, girasoli, favino, lenticchie e ceci, e insieme alle 630 piante di ulivo e ai svariati alberi da frutto che punteggiano le campagne rendono le campagne variopinte e regalano diverse fioriture.

Tra gli animali che popolano la proprietà troviamo un cavallo, diverse famiglie di api che regalano miele e una sessantina di galline che forniscono uova e carne. L’orto fornisce ortaggi e verdure per l’autoconsumo e per la cucina dell’agriturismo e i pomodori, tra le mani sapienti di nonna Rosa, diventano una salsa benedetta.

Ogni anno si producono in media circa 900 quintali uva, per un totale di 80.000 bottiglie di vino. Ma la produzione comprende anche: 8 quintali di olive, da cui si ottengono 1000 bottiglie di olio da 500 ml, pasta in vari formati, ceci, legumi e farina.

L’azienda Pepe ha inoltre una dedizione particolare a tutti i temi della sostenibilità ambientale, fondamentale per adattarsi in maniera dolce al clima che cambia.

I vigneti risultano completamente coperti da erba o altre colture, che includono decine di specie come Graminacee, Fabacee e Crucifere. Le Graminacee costruiscono la struttura del suolo grazie a radici profonde; le Fabacee fissano l’azoto nel suolo; le Crucifere hanno un’azione batteriostatica e prevengono le infestazioni da nematodi. Il sovescio non viene sempre utilizzato ma ora, con le annate più calde, si è preferito lasciar fiorire le colture e poi semplicemente allettarle, per ottenere una pacciamatura che, riducendo l'evaporazione dell'acqua e la temperatura del suolo, ha migliorato la vita microbiologica e permesso alle piante di resistere meglio alla siccità.

L’azienda si impegna a riforestare e a mantenere la biodiversità. Le nuove viti di Montepulciano d’Abruzzo sono circondate da alberi che possano garantire l’ombra, creare una sinergia con le radici della vite e attirare insetti benefici. Tra le nuove piante messe a dimora vi sono peschi, mandorli, pruni, meli, olmi e salici.

La rotazione delle colture è uno dei cardini del sistema agricolo aziendale, così come la condivisione dei raccolti con la famiglia, gli ospiti e la squadra di lavoro, allo scopo di promuovere un ambiente alimentare e di lavoro migliori.

Nessuna cimatura o defogliazione vengono attuate sui vigneti. Gli apici e la chioma regolano la naturale crescita della pianta e garantiscono riparo dai raggi diretti del sole, che sa essere già molto aggressivo a queste latitudini. Per la maggior parte, anche il terreno non viene lavorato, riducendo così le emissioni di anidride carbonica e migliorando la vita del suolo attraverso l'autosemina delle colture di copertura.

Il compostaggio, come dicevamo, è uno dei punti cardine dell’azienda, che recupera così gli scarti della cantina e del vigneto, uniti al letame ottenuto dalla collaborazione con fattorie biodinamiche del territorio, che forniscono anche prodotti alimentari per l’agriturismo.

L’acqua, che sarà sempre più importante in un futuro prossimo che si annuncia torrido, è fondamentale per l’irrigazione, che non potrà più essere un tabù. A questo scopo Pepe utilizza esclusivamente quella di pozzo, la cui resa viene massimizzata con interventi di pacciamatura e di progettazione del suolo e del paesaggio atti a limitare il dilavamento e l’erosione.

Dal 2021 si utilizza il latte per i trattamenti, al posto di zolfo o rame, riducendo l'uso di metalli pesanti e dando un supporto economico agli allevatori locali.

Anche per quanto riguarda le spedizioni, viene richiesto agli importatori di ritirare le proprie allocazioni in un’unica soluzione, riducendo la frequenza del trasporto e l'impatto ambientale.

Tutte queste azioni necessitano di un grande impegno ma non riguardano solo la forma ma la sostanza di un’azienda nata sessant’anni fa con i medesimi principi, di minimo intervento e di rispetto della vite, del suolo e del vino, che oggi hanno incontrato la conoscenza agronomica ed enologica, per evolvere ulteriormente, senza tradire le premesse del fondatore.

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