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Manteniamoci giovani: Montepulciano d'Abruzzo 1975

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Manteniamoci giovani: Montepulciano d'Abruzzo 1975

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Federico Francesco Ferrero è andato a trovare l'azienda abruzzese Emidio Pepe lasciandoci i suoi appunti su una bottiglia di Montepulciano d'Abruzzo 1975 aperta per l'occasione

Emidio Pepe iniziò ad occuparsi della vigna paterna nel 1960, piantò le sue viti, e la prima annata che mise in bottiglia, sotto all’etichetta “Aurora”, fu la 1964. Dagli inizi, in controtendenza con chi considerava i locali Montepulciano e Trebbiano vini da taglio, decise di invecchiarli in cantina, creando una riserva storica di sessanta annate, ancor oggi acquistabili direttamente alla fonte, perfettamente conservate.

In controtendenza con l’Italia del “boom” economico, rimase fedele a pratiche contadine di parsimonioso minimo intervento, utilizzando, in campo, esclusivamente rame e zolfo e, in cantina, nessuna concessione alla tecnologia. Il Montepulciano veniva, e viene ancora, diraspato a mano su griglie di ferro, quindi fatto fermentare spontaneamente in vasche di cemento dalle dimensioni modeste. Liberato dalle bucce veniva affinato per due anni nei medesimi contenitori e quindi affidato all’invecchiamento in bottiglia, al buio, in orizzontale. Dopo anni, oggi almeno venti, le bottiglie, che nel frattempo si erano “spogliate” della maggior parte del deposito, venivano “decantate”, cioè stappate, versate in una bottiglia pulita, verificando in controluce che non scendesse la parte corpuscolata più grossolana, assaggiate, colmate con il liquido di un’altra bottiglia, nella misura di una intera bottiglia necessaria ogni dodici aperte, e quindi ritappate e etichettate a mano con le etichette originali, stampate a suo tempo e conservate in azienda.

Oggi viene destinato all’invecchiamento solo il vino proveniente dalle vigne vecchie, che vengono valorizzate anche con un logo in etichetta, e sottoposte ad almeno 5 anni di affinamento. Dalle vigne più giovani, frutto dei re-impianti operati con una meticolosa selezione massale proveniente dai filari più datati, si ottiene un vino più immediato, immesso in commercio, limitatamente all’Italia e all’Europa, dopo comunque 3 anni di affinamento.

La bottiglia che descrivo era stata preparata con decantazione ed etichettatura, forse per una degustazione, e riposava in cantina dal 2022, anno della decantazione. Mi aspettavo quindi un vino che avesse, contemporaneamente, portato a zero i solfiti dell’imbottigliamento iniziale, trovato il proprio equilibrio nel riposo sul sedimento per oltre quarant’anni, evoluto i tannini, che fosse pronto alla beva, perché decantato manualmente, con la possibilità quindi di “respirare” un po’ di ossigeno, che combatte la, voluta, leggera riduzione con cui è stato posto in bottiglia, e lasciato riposare ancora sulle fecce fini, in quanto la decantazione non prevede filtraggio, per ulteriori due anni, e che fosse stato ulteriormente trasformato dal modesto scambio di ossigeno avvenuto attraverso il nuovo tappo, con la garanzia (concessa dall’azienda per un ventennio), di essere stato organoletticamente controllato prima dell’etichettatura.

L’annata 1975, come ho ricontrollato sugli archivi metereologici abruzzesi, era stata caratterizzata da presenza di calore e pioggia alternati con equilibrio durante tutto l’anno. Ma in cinquant’anni a un vino può succedere di tutto. Con rispetto e curiosità mi sono quindi avvicinato a questa bottiglia, stappandola con delicatezza.

Il colore del vino appena versato è magnifico, vivo, con delle unghie che non sono aranciate ma di un bel rosso, se non rubino, sangue di piccione, brillante. Il profumo è ricco, balsamico. Al primo assaggio è fresco, piacevole, con dei sentori subito di sottobosco, di fungo, poi liquirizia.

Il vino, intanto, si apre ulteriormente e passa a sensazioni di polpa. La tessitura dei tannini è molto elegante, vellutata. Apprezzo un sentore di cipolla rossa, tipico della trasformazione terziaria. Malgrado sia estate piena spira un’aria fresca e il bicchiere perde immediatamente un paio di gradi. Quando la temperatura si abbassa leggermente emerge ulteriormente la finezza sull’opulenza.

Il vino è elegante, armonico, fresco malgrado l’età. Il sorso pieno richiama un altro sorso. Ne vorrei bere immediatamente un’altra bottiglia, come sempre succede con i vini di oltre quarant’anni, quando siano di grande qualità e ben conservati. Sarà per questo che gli aristocratici non bevevano altro. Come facevano peraltro, nelle occasioni importanti, i contadini poveri ma ambiziosi, come mio nonno.

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