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Vitizionario: l'aspro potamisi

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Vitizionario: l'aspro potamisi

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Un tour dei vitigni del mondo raccontato attraverso le testimonianze degli Agricoltori, Artigiani, Artisti. L’aspro potamisi secondo Jerome Binda del Domaine de Kalathas.

Nella piccola isola di Tinos, all’interno dell’arcipelago delle Cicladi, troviamo una varietà ormai quasi sconosciuta dagli acini dorati e dal retrogusto mandorlato. Parliamo della varietà a bacca bianca conosciuta come Aspro Potamisi che Jerome Binda, vignaiolo di Domaine de Kalathas, è tra i pochi coraggiosi che ancora la vinifica.

L’aspro potamisi rimane uno dei tanti vitigni indigeni isolani grechi, principalmente è diffuso sull’isola di Tinos, e un po' sulle vicine Mikonos e Paros. L’origine è fortemente incerta, dal nome potamisi sappiamo che etimologicamente è “l’uva che viene dal fiume” insieme alla varietà a bacca rossa, il mavro potamisi. Una teoria in cui recentemente mi sono imbattuto vede la parentela con la dorona dell’Isola di Burano. I Veneziani per quasi quattrocento anni hanno gestito l’isola di Tinos e si pensa che abbiano portato con loro questa varietà. La buccia spessa della dorona, come quella dell’aspro potamisi, la proteggeva dalla salsedine. Ma al momento non ci sono ancora conferme, bisognerà fare degli studi ampelografici al riguardo.”

Se l’origine di questo vitigno non può che incuriosire per il suo passato nebuloso, il suo aspetto è ancora più singolare. La pianta infatti si sviluppa per terra in cinque o sei bracci che strisciano per terra, che dall’alto ricordano una mano aperta. La mancanza di un sesto d’impianto asseconda la struttura a liana della pianta e rimanendo raso terra è protetta dai forti venti che sferzano l’isola. I vecchi vigneti, che contengono piante che raggiungono anche i 250 anni, sono a piede franco, piantate in terrazzamenti costruiti a mano che hanno modellato le aspre colline. Lo spazio di ogni terrazzamento era così suddiviso: sul lato più interno venivano piantante le viti, che radicando sotto il cumulo di terra del terrazzamento soprastante trovavano refrigerio e umidità, nella parte media ci si dedicava alla coltivazione di cereali, lasciando il lato a “mare” ai legumi. Oggi giorno, che l’agricoltura di sussistenza è stata lentamente abbandonata, si vedono le fallanze delle culture agricole mentre le vecchie viti resistono.

Queste vecchie viti sono uno spettacolo, arrivano a sviluppare una circonferenza di anche 10 metri per pianta con produzioni che prima arrivavano anche a 40/50 kg per pianta. Adesso sono tre anni che qui a Tinos non piove e anche le piante stanno riducendo le rese. L’aspro potamisi infatti è un vitigno abbastanza produttivo, a patto che ci sia un po' di umidità in inverno. È una pianta tosta, non teme le malattie. La buccia è molto spessa e il grappolo, nonostante possa essere piuttosto grosso, non è mai compatto, non rendendolo soggetto alle muffe. A dover proprio trovare un difetto, anche se non lo considero tale, ha una lunghissima maturazione che mi porta a vendemmiare anche per un mese, ripassando sei o sette volte in vigna per raccogliere a maturità completa.”

L’aspro potamisi si esprime diversamente in base alle esposizioni e così all’interno delle varie vigne Jerome lo osserva dare interpretazioni sempre nuove. “È un’uva completa per me” continua Jerome “nella sua evoluzione sull’isola ha dato luogo a delle varietà dentro la varietà. A raccontarlo a qualcuno che non l’ha mai bevuto la prima cosa da far notare è il suo profilo aromatico molto vario ed elegante: minerale, succoso con sentori di frutta della passione e ananas quando è più esuberante, a me stupisce sempre con il suo tannino verde finale che richiama la mandorla. Quando sviluppa malolattica si mischia con questo finale amaro dando vita ad un vero e proprio vino umami, con una bellissima acidità che ripulisce il sorso.
È un vitigno che ricorda i vecchi contadini della zona, ingenuo ma giocoso, ed è proprio nella sua rusticità che c’è la sua stessa nobiltà. Ha una delicatezza che stupisce per la violenza stessa di questo paesaggio dove sale, vento e sole lambiscono la terra. Tinos non è un’isola facile, ma è proprio qui che l’aspro potamisi ci porta nel calice questo miele della terra.”

All’interno del listino delle Triple “A” questo vitigno così particolare è possibile assaggiarlo in purezza nel 10 + 12 del Domaine de Kalathas. Dal bel colore ambrato è un vino mediterraneo, salato e caldo che nel calice porta profumi di erbe officinali secche e frutta gialla disidratata. Ma Jerome lo vinifica anche in assemblaggio con altre varietà: all’interno del Pappou! viene unito al suo gemello a bacca rossa, il mavro potamisi che infatti regala al vino un color amarena, e al rozaki, una varietà a bacca bianca in Grecia spesso utilizzata come uva da tavola. Il risultato è un vino floreale e speziato che chiude con una sfumatura astringente. Nel Sainte-Obéissance invece l’assemblaggio perde il mavro potamisi, dando vita ad un vino bianco che nel calice ricorda un orange. Al sorso macchia mediterranea e tannini che ricordano le foglie di tè, sempre sorretti dal sorso salato che racconta il mare delle isole Cicladi.

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