
Se si dovesse scattare una fotografia che riassuma l'essenza della Ferme de la Sansonnière, non basterebbe inquadrare un filare di Chenin Blanc. Bisognerebbe allargare l'obiettivo per includere le vacche bretoni "pois noir" al pascolo, i campi di grano dorato, i pannelli solari sul tetto della vecchia casa viola a Thouarcé e il fumo di un trattore alimentato a olio di girasole autoprodotto. Quello di Mark Angeli non è solo un domaine vitivinicolo: è un organismo vivente autosufficiente, un microcosmo dove l'agricoltura torna a essere un'arte polifonica.

Nato da padre marsigliese e madre corsa, Mark Angeli approda nell’Anjou nel 1989 portando in vigna il rigore imparato come muratore. La sua trasformazione in vignaiolo è stata però dettata dal caso: dall'accettare un pagamento in bottiglie quando ancora non beveva vino, al ritrovarsi in una tenuta già dedita alla policoltura. Questo percorso, consolidato dall'incontro con lo storico braccio destro Stéphane Bernaudeau e dalla continuità garantita oggi dal figlio Martial, ha dato vita a una delle cantine più famose al mondo.
Scopri di più sull'incontro tra Stéphane Bernadeau e Mark Angeli!


Passeggiando tra i vigneti di Les Blanderies, l'occhio resta colpito da un dettaglio insolito: le viti crescono libere. Mark ha scelto di eliminare i sostegni in legno e i fili di ferro. Le piante, allevate ad alberello, si sviluppano cercando la propria luce solare in totale autonomia, godendo di un'illuminazione permanente su entrambi i lati del fogliame. Dal 2013, il suolo non viene più arato nel senso tradizionale; viene solo dissodato e scalzato, lasciando che l'erba cresca spontanea tra i filari per essere falciata solo quando strettamente necessario, preservando la struttura e la microflora del terreno.

In cantina, la parola d'ordine è "accompagnamento". Non si aggiunge anidride solforosa, non si filtra, non si chiarifica. L'estrazione avviene con vecchi torchi verticali in modo estremamente dolce, e le fermentazioni possono durare mesi, o addirittura anni, in anfore o vecchie botti di rovere. Apre la pista Les Sables, un grolleau blanc, ottenuto da piante a piede franco su suoli sabbiosi argillosi, cristallino, dritto e floreale. La Lune e La Lune Noire sono i due chenin "da ingresso", ottenuti da piante più giovani e suoli scistosi.

Mark Angeli ci propone quattro diverse interpretazioni del suo Chenin Blanc, ognuna profondamente legata a specifici suoli ed esposizioni. Coteau du Houet, che nasce da una vigna giovane su scisti carboniferi, frutto di una meticolosa selezione massale delle migliori piante aziendali. Spostandosi su terreni argillosi esposti a sud, Mark firma Les Fouchardes, da un vigneto del 1970. L'omaggio ai terreni scistosi rivolti a mezzogiorno si sdoppia invece in due etichette iconiche: Les Blanderies e Les Vieilles Vignes des Blanderies, provenienti da impianti rispettivamente del 1994 e del 1949. Sono Chenin solari, generosi ed eleganti, capaci di fondere sapidità e rara finezza in un crescendo di profondità, lunghezza e incredibile potenziale di invecchiamento.

Ma il racconto della Sansonnière non si ferma allo Chenin Blanc. Dal vitigno Grolleau Noir, Mark trae due interpretazioni capaci di mostrare il volto meno noto dell'Anjou. La prima è il Rosé d’un Jour, un rosato rotondo e di straordinaria finezza che gioca su un equilibrio perfetto tra polpa e leggiadria. Accanto a questo troviamo Les Gélinettes, un rosso che nasce da un vigneto radicato su suoli sabbioso-argillosi. È un vino immediato nel frutto, ma complesso nelle sue sfumature vegetali e speziate; al palato si rivela corposo, energico e profondamente sapido, confermando quell'eleganza e quella profondità che sono il marchio di fabbrica di ogni bottiglia creata da Angeli.
