

Ci sono vini che raccontano un territorio. E poi ci sono vini che raccontano anche una storia. Quella di Pierre-Gabriel Diarra è una storia di ritorni, di intrecci, di radici che parlano due lingue, ma che nei vini di Insu si raccontano al meglio.
È cresciuto tra mondi diversi, sospeso tra la Champagne e il Senegal. La madre, di Hautvillers la culla dello Champagne in cui il famoso monaco Don Perignon messe a punto il metodo champenoise, e il padre, originario di Dakar, capitale del Senegal sull’Atlantico. Due terre lontane che, dentro di lui, hanno imparato a dialogare.
Prima di tornare tra i filari, Pierre-Gabriel ha vissuto un’altra vita, completamente diversa come ingegnere informatico tra Inghilterra e Francia. Ma, come accade spesso a chi ha il vino nel DNA, il richiamo della vigna è stato più forte di tutto. Così, nel 2008, prende la decisione di cambiare vita, si laurea in viticoltura ed enologia a Bordeaux e torna a Hautvillers, a camminare tra le stesse vigne che la famiglia materna ha curato per generazioni.

Nella sua formazione, Pierre-Gabriel non è mai stato solo. Ha imparato dai vignaioli di Ecueil e Romery, e ha trovato ispirazione in figure come Aurélien Lurquin e Gaspard Brochet, pionieri di una Champagne più sincera, rigorosa ma creativa. Dalla loro influenza nasce un approccio che unisce libertà, rispetto e curiosità, tradizione e visione.
Proprio da questi incontri nasce Champagne Insu, un progetto che non è solo un ritorno alle origini, ma l’ambizione di portare una ventata di novità in questa regione vitivinicola. Le vigne coprono circa tre ettari, distribuiti tra vari appezzamenti: Les Coutures, dove si trova l’unico vigneto aziendale di Chardonnay, un impianto del 1979 su suolo calcareo; Les Pignon, Le Noyer de l’Ome du Midi, Le Noyer de l’Ome du Nord e Les Hautes Maladries; invece, raccontano espressioni diverse dello stesso vitigno, il pinot nero, piantati tra gli anni ’70 e ’80.

Fin dall’inizio, Pierre-Gabriel lavora in modo sostenibile, rispettando il ciclo naturale della vite e della terra. I suoi vini nascono da uve sane e suoli vivi, attraverso un equilibrio ricercato ogni giorno in campo e in cantina. In cantina, il tempo è la misura di tutto. Gli affinamenti avvengono sui lieviti, senza fretta. Il legno e il gres diventano custodi discreti del vino, strumenti che accompagnano la trasformazione senza forzarla. Il risultato? Nel 2021 la prima vinificazione che dà vita a Champagne che raccontano fedelmente l’identità di ogni parcella, vinificati in purezza e annata unica. Intensi, salini e profondi nascono per accompagnarci a tavola e brindare alla convivialità.