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Stella Crinita: un viaggio in Argentina

Diari di viaggio //

Stella Crinita: un viaggio in Argentina

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Un viaggio attraverso la biodinamica argentina per scoprire i progetti di Joanna Foster: Stella Crinita e l'Orange a Mendoza. Un complesso ecosistema di sostenibilità ambientale e sociale che pone i riflettori sul Sud America.

[…] E poi c’è Joanna Foster, una donna ispiratrice. Nicolas Joly dice che siamo fatti di energia; se questo è vero, Joanna ne è la prova. Lo capisco dal momento in cui arriviamo a Stella Crinita, la sua tenuta nella regione di Mendoza a uno sguardo di distanza dalla cordigliera delle Ande.

Joanna non c’è ma ci accoglie la sua allieva e compagna di avventure Micaela, seguita da 3 cagnolini felici ed emozionati di vedere le nostre facce. Ci presentiamo e veniamo accolti con un bicchiere di Campo del Cielo, un Blend Chardonnay e Viogner che Joanna ha creato per sostenere le donne del vicino paese di Tunuyan (cui dona il 10% del ricavo delle vendite), chiaro e fresco da bere, così fresco che seduti al bancone di fronte allo specchio d’acqua al centro della tenuta, ci beviamo due bicchieri.
Mica ci porta quindi alla scoperta della finca (fattoria in spagnolo); passiamo prima per lo specchio d’acqua che punta verso la cordigliera, attraversiamo alcuni filari e arriviamo al confine della fattoria, dove pascolano felici 3 cavalli e 2 alpaca, anche loro componenti della famiglia Stella Crinita.

Stella Crinita è un’azienda biodinamica, infatti sono cavalli e alpaca, oltre alle mucche di un allevatore vicino, a fornire il concime per la vigna. Dopo un saluto agli animali ci avviciniamo a un prato verde dove si trovano quelle che sembrano casette di legno in miniatura sollevate a mezz’aria da una piccola palizzata, sono gli alveari di Joanna.

Giusto fuori dalle casette c’è un cespuglio a forma di infinito; Mica ci spiega che è stato ideato per il primo volo dell’ape regina. Quando è pronta per dare inizio al nuovo ciclo di vita delle api, la regina compie un giro a forma di otto volante sopra le piante prima di tornare nell’alveare e aprire un nuovo capitolo di vita. Immagino la festa a corte, gli squilli di tromba mentre l’ape regina compie il suo volo sopra i fiori aperti alla luce del sole.
Vengo svegliato dal mio sogno nel mondo di Alice nel Paese delle meraviglie quando ci spostiamo verso un’altra zona, l’orto di casa, dove si coltivano le verdure per i lavoratori di Stella Crinita. Mi torna in mente la strana sensazione provata nei giorni precedenti, visitando produttori più “tradizionali” di Mendoza: centinaia di ettari per milioni di litri prodotti ogni anno nelle mani di pochi facoltosi proprietari, e fuori dalle tenute le case fate di mattoni e fango, senza pavimenti e con impianti precari.

Mi chiedo se c’è speranza per l’Argentina, oltre l’inflazione, la corruzione e la mala politica che la flagellano da molto prima di quella crisi del 2001 che tutti conosciamo.

Concludiamo il giro della bodega, un capannone costruito con legna e ferro di scarto di altre imprese, simbolo della circolarità che Joanna applica al suo lavoro ogni giorno, al quale interno sono 3 cisterne di cemento e 5 anfore di terracotta piene di vino.

Micaela mi chiede di aprire una bottiglia di Barbera, una delle poche prodotte in Argentina e forse l’unica coltivata con agricoltura biodinamica nel Paese: colore rosso rubino intenso, al gusto un’esplosione di frutti rossi dolci, più gioviale rispetto a una Barbera di casa nostra. Mi stupisce quando prendo in mano la bottiglia e sento che vibra bene, ho una bella sensazione a tenerla, mi sento allegro. Beviamo un bicchiere nel roseto, dove Joanna e Mica interrano i preparati biodinamici all’inizio dell’inverno. Ci godiamo il sole estivo e il verde intorno a noi.

Ci avviciniamo poi verso l’uscita, salutiamo i ragazzi che stanno lavorando in vigna, saliamo in macchina e seguiamo il pickup rosso di Micaela in direzione l’Orange, altro progetto di Joanna e di suo marito Ernesto. Un’ora di macchina attraverso la campagna Argentina, dritto a nord verso la capitale del distretto Mendoza, e arriviamo a destinazione. Ci accolgono un pastore maremmano tanto enorme quanto buono, un gatto arancione e il team de l’Orange. Salutiamo e ci mettiamo a mangiare: i ragazzi ci portano un gazpacho di pomodori e anguria e poi un chuleton, classica costata di manzo argentina accompagnata da una grigliata di verdure dell’orto. Beviamo Tatù, rosso beverino creato vinificando la criolla grande, varietà di origine argentina che Joanna e i suoi lavorano per rendere omaggio al territorio argentino e ai suoi frutti. Terminiamo il pranzo con un classico dolce argentino, durazno y crema è una delle torte preferite dei bambini, che lo chef Cris ha rivisitato utilizzando un formaggio di capra e pesche locali, insieme a un delizioso dulce de leche di un piccolo produttore di Mendoza.

Si avvicina al tavolo, gli facciamo i complimenti e stappiamo insieme un Simbiosis, syrah rosè spumante metodo ancestrale, la cui fresca acidità accompagna perfettamente il durazno y crema. Un sorso tira l’altro come le nostre chiacchiere, e lo chef ci racconta delle sue passioni: l’astronomia e le fermentazioni, che sta unendo in un nuovo progetto in società con Joanna e Mica. Penso alla bellezza dell’incontro di menti creative, speranza di un futuro nuovo.
Salutiamo Mica, Cris e i ragazzi, compriamo alcune bottiglie che berremo a casa, ricordando questa splendida giornata, e ci dirigiamo verso l’aeroporto di Mendoza dove ci aspetta il volo per Buenos Aires. […]

Tornati nella capitale, ci godiamo l’ultimo giorno di vacanza prima del ritorno. Prima di partire c’è però un’ultima sorpresa. Mi scrive Joanna che nel frattempo è arrivata a Buenos Aires, di passaggio per una degustazione, possiamo vederci per pranzo!
Mi invia l’indirizzo del suo ufficio nel quartiere di Palermo, vicino Plaza Armenia, sono contento di respirare ancora l’aria della capitale, nel quartiere dove ho vissuto per 6 mesi e che è rimasto per sempre nel mio cuore. Arriviamo all’indirizzo, citofoniamo e saliamo una rampa di scale fino al primo piano dove, superato un ampio androne tipico dei palazzi del centro di Buenos Aires, ci affacciamo alla porta di ingresso dell’ufficio: una sala con i soffitti altissimi dove 3 massicci tavoli di legno sono disposti a ferro di cavallo, le 3 postazioni di lavoro dove i computer accesi e i block notes, insieme alle bottiglie di Stella Crinita, accompagnano i ragazzi nelle giornate di organizzazione delle attività.

Finalmente incontriamo Joanna, in jeans e scarpe da trekking sotto una camicia celeste leggera, sorrisone ottimista e sguardo amorevole, contornati da lunghissimi capelli brizzolati. Ci salutiamo e saliamo in terrazza, uno spazio arredato allo stile argentino, con mobili vintage coperti da piante rampicanti, pavimento a grossi scacchi e muretti chiari intorno, qui si organizzano degustazioni e piccoli eventi. Ci bastano pochi minuti per conoscere Joanna e diventare amici.

Quindi scendiamo giù le scale e ci ritroviamo nel vibrante quartiere fatto di piccoli bar, studi creativi e ristorantini, tra cui la nostra scelta per il pranzo: un vegano dove proviamo diversi piatti plant-based e qualche Kombucha a base di Mate, la mia infusa all’Hibiscus è buonissima!Parliamo a lungo di progetti futuri, storie e aneddoti di vita che Joanna condivide con noi: dal suo capitolo come attivista a difesa dell’ambiente all’incontro a Londra con suo marito Ernesto, l’arrivo in Argentina (Joanna è cresciuta in inghilterra e suo padre è indiano), la scoperta dell’agricoltura biodinamica e la fondazione di Stella Crinita 10 anni fa.

Terminiamo il pranzo contenti, accompagnamo le ragazze in ufficio e ci congediamo con un saluto a Joanna. Ci stringiamo in un abbraccio affettuoso, sento la sua forza.
Si è vero, siamo fatti di energia.

I vini di Stella Crinita saranno a breve disponibili all'interno del catalogo della Liste Confidentielle!