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Guida pratica al Burgenland

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Guida pratica al Burgenland

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Un viaggio virtuale alla scoperta del Burgenland: storia e morfologia di territorio alla ricerca di una nuova identità vitivinicola, in compagnia di un narratore d'eccezione, Franz Weninger.

I vini austriaci stanno vivendo un vero e proprio momento di popolarità, soprattutto pensando alla scena del vino naturale nel Burgenland, una terra di confine, dove produttori tradizionali e giovani realtà stanno scrivendo le prime pagine di una nuova cultura del vino dopo anni di ricerca di una propria identità. Per comprendere a fondo questo fenomeno ci siamo rivolti a Franz Weninger, viticoltore ad Horitschoner, la cui famiglia abita e coltiva queste terre già dal 1828.

MORFOLOGIA DI UN NUOVO LAND

“Il Burgenland è la regione più orientale dell’Austria. Per comprendere a fondo la nostra storia bisogna voltarsi indietro nel tempo, prima dell’esistenza del Burgenland stesso, attraversare il confine con l’Ungheria e guardare alla loro cultura vitivinicola”. Infatti, come mi spiega Franz, il Burgenland non nasce come regione geografica, ma come frutto di una decisione politica di seguito alla Grande Guerra. Di fatti questa terra, seppur di lingua tedesca, fece parte dell’Ungheria fino al 1921, fino a quando un plebiscito popolare votò per l’annessione all’Austria. Per questo motivo non è semplice addentrarsi nel contesto di questo territorio, sia dal punto di vista culturale che dal punto di vista vitivinicolo, se non spostando continuamente lo sguardo al di là dei lati della linea di confine.

Dal punto di vista geografico, questo territorio si identifica in una stretta striscia di terra di transizione dalle pendici nord-orientali dei paesaggi alpini montuosi centrali, fino alla vasta pianura pannonica ungherese, che rappresenta le pendici più occidentali della fascia steppica euro-asiatica. Al suo interno possiamo individuare tre zone distinte:

Burgenland

  • Il Northburgenland (la pianura pannonica) è la porzione di regione con il vigneto più esteso dell’intero territorio, ma anche quella più pianeggiante e a minor altitudine dove insiste un’agricoltura incentrata su un modello perlopiù monoculturale. Il clima in questa zona è di tipo continentale secco, fortemente influenzato dalla presenza del lago Neusiedler che, oltre a una funzione mitigante grazie alla cattura del calore solare giornaliero rilasciato durante la notte, favorisce lo sviluppo della muffa nobile (conditio sine qua non per la produzione degli Ausbruch, i più famosi vini dolci austriaci). Di recente si sono diffusi anche altri vitigni da cui nascono vini secchi leggeri e di grande purezza, tra cui spiccano grüner veltliner, welchriesling, neuburger a bacca bianca e zewigelt e saint laurent a bacca nera.
  • Il Mittelburgenland è la porzione di regione centrale del Burgenland delimitata al nord dal confine con l’Ungheria e dai monti Sopron. Il territorio assume una conformazione collinare e di maggior altitudine, nella quale si verifica la combinazione di tre sottozone climatiche: una di tipo alpino, una pannonica e una illirica. Questa è l’area di predilezione del blaufränkisch.
  • Il Südburgenland è la porzione meridionale del Burgenland, delimitata a sud dal confine con la Slovenia. Si tratta di una zona di altipiani collinari che raggiungono altitudini ancora maggiori dove il clima è di natura illirica, contraddistinto quindi da una buona umidità, precipitazioni più abbondanti e temperature elevate durante il periodo vegetativo. Mittelburgenland e Südburgenland, rispetto alla regione più settentrionale, sono riuscite a mantenere un modello agricolo di maggior biodiversità, dove oltre alla viticoltura, convivono frutticoltura e colture cerealicole, oltre a una grande presenza di foreste che garantiscono anche un’importante funzione di trattenimento delle acque provenienti dalle abbondati precipitazioni.

Le zone di maggior pregio e vocazione vitivinicola si trovano alle pendici delle montagne occidentali di Leithaberg, Odenburg (i monti Sopron), Eisenberg e Rechnits grazie alla morfologia dei terreni di natura calcarea con presenza di scisto, strati di ardesia e presenza di argilla.

Burgenland
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STORIA VITIVINICOLA DI UNA REGIONE AI CONFINI DEL MONDO

L’origine della viticoltura in Austria va ricercata ben cinque secoli prima dell’anno zero con la presenza di popolazione celtiche. A concentrarsi però nella zona del Burgenland, specialmente nella pianura Pannonica, furono al solito i Romani. La storia si ripete e quindi con le invasioni barbariche la viticoltura subì una brusca frenata e poi un nuovo impulso dapprima grazie a Carlo Magno e in seguito ai con i monaci Cirstercensi. La varietà più diffusa era senza dubbio il furmint, specialmente nei pressi del lago Neusiedler, da cui si ottenevano gli Ausbruch, i famosi vini dolci che ancora oggi sono prodotti tanto in Austria quanto in Ungheria. Un secondo duro colpo alla viticoltura austriaca fu determinato, come nel resto d’Europa, con l’arrivo della fillossera nel XIX secolo. La reazione non si fece aspettare e comportò un aumento determinante di varietà rosse come il blaufränkisch, che ancora oggi, soprattutto a partire dagli anni ‘60 è il vitigno a bacca rossa simbolo della regione.

“Se lo chiedessimo ai nostri antenati ci risponderebbero che questa storia ci appartiene solo relativamente, poiché il Burgenland faceva parte dell’Ungheria fino al 1921. In quel periodo noi vignaioli di lingua tedesca venivamo chiamati Ponzichter, perché oltre alla viticoltura ci dedicavamo alla coltivazione di verdure, soprattutto di fagioli, una tradizione che scomparve solo anni dopo il secondo dopoguerra con l’avvento della monocoltura. L’annessione all’Austria comportò una grande perdita del patrimonio della nostra cultura vitivinicola.”

Così nel secondo dopoguerra, se da un lato andava diffondendosi la coltura del blaufrankisch, molti produttori di vino sono finiti per copiare altre le altre regioni vitivinicole austriache e tedesche o, peggio ancora, ha puntato tutto su una produzione di massa. Il Northburgenland visse questa trasformazione qualche anno per la maggior vicinanza alla capitale, mentre la restante parte del Burgenland non ci arrivò prima degli anni ’80.

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Eravamo cresciuti ai confini del mondo. Durante la Guerra Fredda la nostra regione era in qualche modo considerata arretrata, cosa che però permetteva una larga diffusione di un’agricoltura di tipo naturale. Io sono cresciuto con il latte e il burro delle nostre mucche, le uova dei nostri polli, la carne dei nostri maiali. Le città più grandi si trovavano al di là del confine con l’Ungheria e in quegli anni, nonostante ci trovassimo a pochi chilometri dal confine l’Oriente veniva quasi considerato con un male collettivo. Abbiamo dovuto aspettare la caduta del muro di Berlino per poter esplorare le nostre origini ungheresi e la costruzione delle prime strade che attraversavano le montagne fino ad arrivare e Vienna per poter aprirci sul resto dell’Austria e del mondo della vitivinicoltura europea.”

Era arrivata l’era della modernizzazione e della meccanizzazione della viticoltura, l’ingresso in campo agricolo di pesticidi e fertilizzanti si fece sempre più prepotente. Nel frattempo andava sempre più affermandosi un modello di vino, oggi definito “parkerizzato”, basato su varietà internazionali, grandi estrazioni e affinamenti in botti nuove, uno stile che di certo non era mai appartenuto al Burgenland.

“Così la nostra viticoltura si ritrovò spiazzata da tutto questo. La perdita della nostra cultura vitivinicola non ci dava le basi a cui aggrapparci e il modello agricolo finì per spaccarsi in due poli opposti. Da un lato chi propendeva per un approccio di coltivazione industriale cercando di copiare i vini parkerizzati; dall’altro chi, come noi, andava alla ricerca oltre confine delle proprie origini, mantenendo il loro stile e concentrandosi su varietà come il blaufränkisch”.

Mentre in questo territorio si respirava un clima di evoluzione repentina e confusionaria, nel resto d’Europa, a partire dalla Francia, muoveva i primi passi il movimento naturale. Quando cominciò a diffondersi e a guadagnare hype in realtà trovò campo più che fertile in questo Burgenland spaesato e senza un patrimonio personale veramente definito.

Da un lato c’erano produttori tradizionali, come appunto Weninger o Triebaumer, che sin dal principio avevano rifiutato un’idea di produzione industriale, dall’altra andavano nascendo nuovi produttori che inseguivano questa nuova tendenza come Gut Oggau o Tschida. “Noi abbiamo cominciato a fare vino non interventista nel 2000, biologico nel 2004, biodinamico nel 2006 e a basso contenuto di solfiti nel 2009. È stata un’evoluzione che ha calzato a pennello con il movimento dei vini naturali che andava affermandosi, anche se non è stata una scelta dettata dalla moda. Se dovessimo paragonarci a un produttore italiano, penseremmo a Emidio Pepe, un produttore che non hai mai seguito quello che era mainstream, ma che si sono sempre preoccupati per la natura e si sono presi cura della cultura e del gusto della propria regione. Le due cose sono semplicemente finite per coincidere.”

Così oggi, produttori tradizionali e nuovi produttori naturali lavorano insieme con un obiettivo comune: prendere spunto dalle radici ungheresi redifinendo, o meglio, costruendo una nuova cultura del vino del Burgenland e una propria identità.

4 GIORNI IN BURGENLAND: L’ITINERARIO DI FRANZ

Giorno 1: Da Vienna al Northburgenland. Va da sé che la partenza verso il Burgenland è da programmare dopo almeno un paio di giorni che già vi trovate in Austria: non vedere Vienna sarebbe un peccato. La prima giornata è già da dedicare al vino cominciando dal lato ovest del lago Neusiedler, precisamente dal comune di Apleton dove è situata la cantina di Joseph Andert, dove potrete incredibili espressioni vini di bianchi, rossi e dolci del Northburgenland. Vi trovate a pochi chilometri dal Nationalpark del lago, meta degli appassionati di birdwatching di tutto il mondo, vale la pena di farci un salto. Dopo un pranzo al Gut Purbach del celebre chef Max Stigel, potrete continuare il vostro tour enologico andando a conoscere il Tripleaista Claus Presinger nella sua spettacolare cantina di Gols e scoprendo la sua passione per le anfore.

Giorno 2: Alla scoperta del Mittelburgenland. Il secondo giorno dopo aver circumnavigato il lago, fermatevi sulla strada a scoprire la nuova generazione di vignaioli di Gut Oggau e i loro vini senza compromessi. La famiglia Eselböck è proprietario anche del bellissimo Relais Taubenkobel, un’ex abitazione di vignaioli risalente alla fine del 1800, che accoglie anche un ristorante di gran classe, uno dei migliori di tutto il Burgenland. Dopo una sosta all’incantevole cittadina di Rust, nota soprattutto per essere uno dei posti preferiti per le nidificazioni delle cicogne che abitano il comune da marzo ad agosto, dirigetevi verso il Mittelburgenland. Franz sarà felice di accogliervi nella sua Weingut Weninger ad Horitschon, di raccontarvi la storia della sua famiglia e farvi approfondire ulteriormente la storia di questa regione. Assaggiate le sue grandi espressioni di blaufränkisch, la cena e il pernottamento distano pochi chilometri, da Gasthof zur Traube, nel comune di Neckenmarkt, per un’esperienza indimenticabile.

Giorno 3: Una scappata in Ungheria. Conviene approfittare della gentilezza di Franz, che producendo vino anche in Ungheria, sarà felice di farvi visitare i suoi vigneti oltre il confine, dove produce il syrah per il suo rosato Rosza Petsovits, un vino che non conosce i confini visto che le restanti uve provengono dal lato austriaco. Già che vi trovate lì, conviene visitare la città di Sopron, il suo incantevole centro storico a forma di ferro di cavallo e le due torri, quella di fuoco e quella della fedeltà, eretta proprio nel 1921 in seguito al plebiscito di annessione del Burgenland all’Austria. A cena da Herdart, che offre anche camere, potrete assaggiare tante prelibatezze, ma soprattutto verificare quanto la cucina del Burgenland sia ancora legata alla tradizione ungherese.

Giorno 4: Dal Süd Burgenland a Vienna. Per completare l’esplorazione enoica del Burgenland, manca solo il sud dove da Watcher Wiesler potrete assaggiare versioni completamente diverse, ma altrettanto tipiche e gustose espressioni blaufränkisch, soprattutto quello proveniente dai vigneti situati alle pendici del monte Eisenberg, una delle zone più vocate dell’intero territorio. Prima di ripartire verso la capitale, concedetevi ancora un pranzo, potete scegliere tra il Restaurant Ratschen e la Gastahus Csencsits, rispettivamente nei comuni di Deutsch Schützen e di Harmisch

Buon viaggio!

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