Vitizionario: il verdicchio

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Vitizionario: il verdicchio

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Un tour dei vitigni del mondo raccontato attraverso le testimonianze degli Agricoltori, Artigiani, Artisti. Il verdicchio secondo Giulia Fiorentini.

Varietà marchigiana a bacca bianca per eccellenza, il verdicchio è conosciuto per essere uno tra i vitigni italiani capaci di restituire vini dal grandissimo potenziale evolutivo. Allo stesso tempo, dando vita anche a spumanti, a bianchi più semplici e immediati, così come a bianchi macerati sulle bucce e a vini passiti, il verdicchio ha sempre dimostrato di essere un vitigno eclettico e di grande versatilità.

È proprio questa dinamicità ad aver fatto del verdicchio il vitigno simbolo delle Marche” racconta Giulia Fiorentini “nelle sue molteplici versioni è capace di raccogliere tante diverse rappresentazioni dello stesso territorio.

Le caratteristiche principali di questa varietà, che si riscontrano anche nei vini, sono una buona acidità, una spiccata sapidità, la capacità di sviluppare un notevole grado alcolico e un tipico finale amandorlato.

Ho sempre visto il verdicchio come un’uva bianca con l’anima di un’uva rossacontinua Giulia “non a caso dà vita tanto a vini bianchi di grande maturità e potenza, quanto a vini bianchi da lunghe macerazioni sulle bucce. La sua naturale austerità lo predispone ad avere un intimo e profondo rapporto con la terra su cui cresce che si esprime sotto forma di sali e mineralità. Se a tutto ciò si aggiunge la capacità di sviluppare un importante grado alcolico potenziale, senza che però si perdano punti in acidità, è facilmente comprensibile come mai il verdicchio sia considerato un’uva da invecchiamento”.

L’origine del nome del vitigno andrebbe ricercata nel colore dell’acino e di conseguenza nelle tinte del vino “Dipende molto dalle zone e dalle esposizioni” sostiene però Giulia “per la mia esperienza molti verdicchi, se raccolti a piena maturazione, assumono colorazioni giallo/oro, se non addirittura rosate nelle annate più calde dove gli acini vanno incontro a piccole scottature”.

Nonostante alcuni studi dimostrino una parentela, se non una vera e propria coincidenza genetica, con il trebbiano di Soave e il trebbiano di Lugana che ne suggerisce un’origine veneta, il verdicchio nel territorio marchigiano è stato capace di assumere una vera e propria identità a sé stante, facendosi rappresentante di due specifici territori vocati: quello dei Castelli di Jesi in provincia di Ancora e quello di Matelica in provincia di Macerata.

Il territorio di Matelica è più montanospiega Giulia “le escursioni termiche stagionali e tra giorno e notte si fanno più importanti e questo contribuisce a restituire vini più freschi, dai profumi delicati e dal grado alcolico più contenuto. Al contrario l’area dei Castelli di Jesi, affacciandosi sull’Adriatico, gode di un clima mitigato dal mare e i vigneti si posizionano a quote più basse. Di conseguenza i verdicchi di queste zone acquistano più vigore e struttura”. Il comune di Cupramontana, all’interno di quest’ultima zona, ma raggiungendo altitudini importanti, è tra i cru che riescono a coniugare l’anima più mediterranea a quella più montana del verdicchio ed è proprio qui che si trova Di Giulia, la cantina di Giulia Fiorentini.

All’interno del catalogo Triple “A” il verdicchio compare esclusivamente tra la gamma di Di Giulia, ma in molteplici forme. Si comincia dalle bolle con il metodo ancestrale Scompiglio e il metodo classico GioiaMia, prodotto solo nelle migliori annate, rifermentato con il mosto di uve appassite e con almeno 24 mesi di affinamento sur lies. Se il primo mette in mostra i lati più freschi e gourmand del verdicchio, il secondo già esprime una certa profondità mettendo in mostra mineralità, raffinatezza e il tipico finale amandorlato.

Andando invece sui vini fermi, si incontrano due verdicchi in purezza vinificati in acciaio: Il Gentile, da pressatura diretta e Il Grottesco, che invece affronta un periodo tra i 10 e i 15 giorni di macerazione sulle bucce e un più lungo periodo di affinamento in bottiglia. Se il primo gioca sull’agilità e su profumi più delicati e il secondo più su tratti materici e complessi, entrambi si rivelano ritratti di grande purezza del verdicchio marchigiano: freschezza, mineralità e beva bilanciate da potenza e maturità per un raro potenziale evolutivo in bottiglia.

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