Vini e piatti invernali

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Vini e piatti invernali

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Quando scende il gelo, tornare a casa e trovare un piatto caldo è la più grande gioia della giornata. Tra zuppe, minestre, polenta e spezzatini però non può mai mancare un bicchiere di vino per scaldare oltre al corpo, anche lo spirito.

Quando cambia l’ora e le giornate si accorciano, ci si rende conto che ormai l’estate è solo un lontano ricordo. Uscire da lavoro col buio, e per giunta con palestre, mostre e soprattutto bar chiusi, non lascia tante alternative valide al rinchiudersi in casa accanto al termosifone o, meglio ancora, davanti ai fornelli. Fortunatamente per gli appassionati di cucina, nonostante la scelta tra gli ingredienti di stagione non sia ampia come in primavera o in estate, ci si può sbizzarrire tra tante ricette che portano in tavola calore e convivialità. Noi ve ne proponiamo alcune, ognuna col vino giusto!

In inverno danno il massimo zuppe e vellutate, anche grazie alla varietà di ortaggi che si prestano a queste preparazioni: dalla zucca, alle patate, fino a cavolfiori e cipolle, magari arricchiti da legumi e cereali. Questo è il campo d’azione preferito dagli orange wine, quei vini bianchi da lunghe macerazioni che si prestano al mondo dei rossi per tannino e temperature di servizio. Su una vellutata di ceci e zucca calda con una generosa grattata di pepe nero, versate sul piatto un filo d’olio a crudo e nel calice l’Ageno di La Stoppa, perfetto connubio tra rusticità ed eleganza. Se preparate invece una soupe à l’oignon alla francese mettete qualche fetta di formaggio a sciogliersi sul fondo del piatto e servitela con del pane abbrustolito affianco a un’intensa e ricca Malvazija Istriana di Cotar.

Non c’è poi inverno che non si rispetti senza un bel piatto di minestrone caldo. Su ricetta e ingredienti meglio non sbilanciarsi, tante sono le varianti possibili che spesso si adattano per esigenza a ciò che si trova nel frigorifero. Un trucco per convincere anche i più scettici a mangiarlo? Un bel cucchiaio di pesto e un bicchiere fresco di Amphora Bianco di Castello di Lispida, daranno al vostro minestrone una marcia in più

Se invece le verdure cotte proprio non fanno per voi, poco male: tagliate a listarelle peperoni, sedano, carote, finocchi, insalata belga e radicchio e in un tegame mettete a soffriggere aglio e acciughe per una tipica bagna cauda alla piemontese. Per il vino in questo caso la scelta di abbinamento territoriale è pressoché obbligata: ci vuole grande frutto, alcol e struttura come in una Barbera d’Asti Ronco Malo dei Bera.

La regina della tavola del nord Italia nei periodi di grande freddo è senza dubbio la polenta, tipico piatto della cucina povera che conta centinaia di varianti a seconda del condimento e della zona. Dal più semplice ragù di salsiccia, che va a braccetto con un fresco e fruttato Reconteso della Felce, alla polenta concia delle aree montane con burro fuso e formaggi in quantità che trova un grande alleato in vini come il Morei di Foradori, fino alla polenta e osei servita con tordi, quaglie o passeri allo spiedo da accompagnare a un rosso corposo, profondo e ovviamente veneto come un Valpolicella Superiore Ripasso di Musella.

Per quanto riguarda i secondi, la stagione si presta alle lunghe cotture e alle grandi carni. Goulasch e spezzatini vogliono vini mordenti di vigore come il Laurenc di Pranzegg, specialmente se in bianco accompagnati da dei canederli altoatesini, mentre nelle versioni al sugo con patate cercano rossi più freschi e gastronomici come il Fante di Feudo d’Ugni. Seguono poi i brasati: quelli cotti nel vino rosso che per tradizione vengono consigliati in abbinamento a grandi Barolo come quello di Giulio Viglione (ma non vi azzardate a usarlo per cucinare, commettereste un peccato mortale) e quelli col vino bianco, da provare insieme a un macerato di densità e materia come il Lunar di Movia. E infine gli arrosti che prediligono rossi più morbidi e strutturati come un Primitivo de L’Archetipo.

L’avrete capito, l’unico rischio che si corre d’inverno è quello di non riuscire più ad alzarsi da tavola. E allora nei weekend dopo i pranzi pantagruelici succede che la sera non abbiate fame, però potete concedervi un’ultima coccola, un pezzetto di cioccolato e un goccio di Rinascita di Possa. Un nome, un programma: per addormentarvi col sorriso e risvegliarvi più in forze di prima.

 

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