Tra vermentino e granaccia: il cambio di passo di Daniele Parma

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Tra vermentino e granaccia: il cambio di passo di Daniele Parma

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C'è vento di novità in casa La Ricolla: tra l'entrata in produzione dei vigneti de l'Esedra e le nuove sperimentazioni, Daniele Parma rimescola le carte in tavola unendo etichette e creandone di nuove.

Per fare il vino naturale non esiste ricetta. È l’andamento dell’annata unita all’esperienza del vignaiolo a decretare il percorso di un’uva dal momento del suo ingresso in cantina. E siccome ogni millesimo ha le sue caratteristiche e la voglia di sperimentazione aumenta, non c’è da stupirsi più di tanto quando un Agricoltore, Artigiano, Artista presenta nuove etichette e referenze. Così dopo aver presentano i Fucking Wines, Daniele Parma torna sotto i riflettori portando in tavola non uno, ma ben tre nuovi vini.

Tra le file dei bianchi fa il suo debutto il Berette 2.0. Al telefono Daniele ce ne racconta le genesi. “Qualche anno fa dal Berette, il vino che identificava il mio personale punto di partenza per quanto riguarda l’uso della macerazione nei vini bianchi, è nato l’OUA, un vino che, oltre al contatto con le bucce, promuoveva l’incontro tra vino e ossigeno attraverso la terracotta e l’abbandono dei solfiti aggiunti. Si tratta di etichette a cui ero molto affezionato, che rappresentano tappe importanti del mio percorso di vignaiolo, ma la volontà di tornare a produrre una sola etichetta di vermentino mi ha spinto a dar vita al Berette 2.0”.

In realtà dal punto di vista pratico cambia poco, il Berette 2.0 è il frutto di una vera e propria fusione delle due etichette precedenti. Così dopo la fermentazione in acciaio e la macerazione sulle bucce, il 40% della massa segue il percorso dell’ex-OUA e la restante parte quello dell’ex-Berette. Segue poi un assemblaggio delle masse, il giusto tempo di riposo e l’imbottigliamento. In questo modo Il Berette 2.0 riesce a racchiudere in un solo calice la semplicità e la scorrevolezza del Berette alla materia e alla purezza espressiva dell’OUA.

Sul fronte vini rossi invece la novità è doppia e in questo caso ce la aspettavamo. Del resto Daniele già da anni ci aveva parlato di un vigneto impiantato all’interno de la Tenuta de l’Esedra a Sestri Levante. Il 2020 ha finalmente segnato l’anno della prima vendemmia. Per la prima volta mi sono trovato a confrontarmi con un’uva totalmente nuova per me, non sapevo comportarmi e la scelta di fare due vinificazioni è proprio un gesto di rispetto e umiltà” continua Daniele “Ciò che più mi incuriosiva capire erano le conseguenze che avrebbe comportato una differente gestione del grappolo in fase di diraspatura”. Così Daniele da un lato porta avanti una diraspatura meccanica per la Grana(n)cia Meccanica, dall’altro una sgranatura manuale per l’Orcio Più. Il primo prosegue il percorso in primis in acciaio per poi essere trasferito in anfora dopo la svinatura, il secondo invece direttamente in anfora per una macerazione più lunga. “Per ora Grana(n)cia Meccanica è più dritta e tagliente, mentre Orcio Più si dimostra più morbido e cremoso. Per rendersi conto delle effettive differenze però c’è bisogno di tempo e dovremo aspettare fino all’anno prossimo”.

Noi, come Daniele, ancora non sappiamo scegliere. E voi, quale preferite?

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