La sfilata di Carnevale delle Triple "A"

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La sfilata di Carnevale delle Triple "A"

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A Carnevale ogni scherzo vale, anche se a sfilare questa volta non saranno carri di acrobati, maschere e giocolieri, ma vini buoni e genuini per festeggiare in compagnia!

Quest’anno Carnevale va così: tante maschere e niente carri, parate o travestimenti. Ormai l’avrete capito, per noi ogni scusa per bere è buona, per questo le Triple “A” hanno deciso di festeggiare il Carnevale in veste enoica. Cosa c’entra il vino con il Carnevale? Poco o niente in realtà, ma ci sono vini che si prestano a far festa, a giocare e a divertirsi insieme a chi si può di fronte a un calice. Ecco allora che la parata delle Triple “A” si prepara a sfilare sulle vostre tavole!

Ecco allora che si fa avanti il primo grande carro tutto arancione, quello degli orange wine. Noi da sempre amiamo chiamarli “rossi travestiti di bianchi” e se ci pensate bene e proprio così. Sotto i colori ambrati che riempiono i bicchieri, si nascondono in realtà dei vini che hanno più a che fare con le caratteristiche di un vino rosso piuttosto che dei bianchi. Struttura e tannini, materia e densità: questo è quanto rivelano in bocca non appena si tolgono la loro maschera da bianchi. A far da capigruppo al carro degli orange, c’è l’In Origine Bianco de La Felce, l’assemblaggio ligure di Andrea Marcesini che unisce la sapidità del vermentino al corpo del trebbiano e alla vena aromatica della malvasia, l’Asyrtico di Ariousios, un’orange greco tutto su calore e intensità dal carattere mediterraneo, e il Lama Bianco di Feudo d’Ugni, un trebbiano abruzzese graffiante e tagliente come suggerisce il nome.

Sulla scia degli orange wine, segue un carro tutto lucchese, quello di Calafata, la cooperativa agricola e sociale che è proprio un’artista dei travestimenti in etichetta. Dall’antilope delle steppe sassofonista del Majulina, il loro assemblaggio di sangiovese, canaiolo, ciliegiolo e colorino, all’alce che fa il bagno del Gronda, il blend di uve bianche che rivela la natura di confine del territorio, fino al piccione amante del mare che sbuca fuori da una conchiglia dell’Almare, il loro macerato grintoso e mediterraneo. Qui i travestimenti sono di casa, ma la cosa più bella è proprio tutto il gioco di colori che si formano nei calici uno in fila all’altro.

Proseguendo sulla scia dei travestimenti, arriva il carro dei personaggi e delle maschere. Ad aprir le feste le quattro danzatrici vestite con gonne fabbricate con foglie di vite dei Pampaneo di Esencia Rural. Due bianchi e due rossi, nella versione più elegante e sobria dei Pampaneo Ecologico AirénTempranillo e nella versione più sbarazzina e provocante dei Pampaneo Natural Airén e Tempranillo. È poi il turno di Cascina degli Ulivi con i loro travestimenti ispirati ai tarocchi: il giullare a testa in giù di una bollicina ancestrale che gioca tra macerazione e aromaticità il Bellotti Boll, e una fanciulla sotto le stelle seduta lungo le sponde di un fiume di un’annata di Mounbé talmente grandiosa da convincere Stefano ad imbottigliarlo come un “single cask”, l’Étoile du Raisin. Seguono a sfilare i draghi che spuntano dalle nuovissime etichette di Musella, che simboleggiano lo sposalizio con l’agricoltura biodinamico e il definitivo passaggio di consegne dal padre Emilio alla figlia Maddalena Pasqua di Bisceglie. Anche in questo caso l’aspetto più carnevalesco di questi vini si rivela nelle sfumature dei colori che contraddistinguono la garganega dalla beva sconfinata del Drago Bianco, la corvina rosata sbarazzina e agile del Drago Rosé e il succoso e croccante assemblaggio tipico del Valpolicella Superiore. E infine lo Skin del Domaine Fouassier, un insolito Sancerre macerato, tutto ciò che di meglio c’è da chiedere al genio della lampada!

Chiudono le fila della parata gli acrobati e i saltimbanchi. Les Vins Pirouettes, capitanati dal grande Christian Binner che ha messo a disposizione il suo savoir faire per tanti giovani vignaioli biodinamici alsaziani dando vita a vini che vi faranno fare i salti mortali! Beva infinita, agilità e destrezza dalle bolle del Crémant d’Alsace, al Bildstoecklé Riesling, fino al Pinot Noir: tre grandi “vini piroetta” di Christian e Stéphane.

Insomma, anche in assenza di Carnevali veri e propri, almeno sulla tavola ce n’è per tutti i gusti. Faremo a meno dei coriandoli e dei travestimenti, ma non delle chiacchiere: quelle fritte e quelle che nascono davanti a un bel bicchiere di vino!

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