La discovery way del lagrein di casa Pranzegg

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La discovery way del lagrein di casa Pranzegg

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Da fermo a rifermentato: dal Laurenc al Total Chaos fino ad arrivare a Demian, il rosato del futuro. Tutte le forme del lagrein di Martin Gojer e Marion Untersulzner.

Non è raro che le scoperte più straordinarie nascano dagli errori. È successo tante volte in ambito scientifico e a volte può capitare che accada anche nel mondo del vino, come nel caso del nuovo rifermentato in bottiglia di Pranzegg, il Total Chaos.

Che il lagrein avesse le carte in regola per dar vita a un rifermentato rosso, Martin e Marion ce l’avevano già in testa dal 2016, quando con Philine Isabelle Dienger portarono avanti la prima sperimentazione. “L’idea di fare una bolla rossa col lagrein è nata da un sacco di bevute di lambruschi a base grasparossa e malbo gentile” racconta Martin sentivo che i vitigni avevano qualcosa in comune, fino a scoprire, grazie a Gian Paolo Isabella, che lagrein e malbo gentile dal punto di vista ampelografico sono praticamente identici. E così abbiamo voluto fare un Lambrusco altoatesino partendo da un lagrein fermo in botte da due anni. Per la rifermentazione abbiamo scelto di usare il mosto fresco d’annata e abbiamo voluto provare due diverse strade, usando il mosto del Laurenc per un lotto e quello del Caroline per l’altro. Appena duecento bottiglie in totale”.

Eppure le cose non vanno proprio come programmate. “Quando abbiamo aperto le prime bottiglie per vedere come procedeva la rifermentazione” continua Martin “sembrava di stare in mezzo alle esplosioni della seconda guerra mondiale. Il 90% del vino finiva fuori dalla bottiglia: avevamo aggiunto troppo mosto. Era venuto fuori un Total Chaos! E quindi alla fine le bottiglie son rimaste lì, ferme in cantina.”

Passano i mesi, addirittura gli anni, prima che a Martin e Marion venga la curiosità di aprirne una nuova per vedere l’effetto del tempo. Non senza stupore, scoprono che il tempo ha fatto il suo e il vino non solo non esplode, ma è pure diventato buonissimo.

Forti di ciò, il 2020 è l’anno giusto per tornare a cimentarsi con la rifermentazione del lagrein in rosso, unendo addirittura tre diverse annate: la 2018, la 2019 e ovviamente il mosto fresco della 2020 per dare il via alla seconda fermentazione. “Questa volta però abbiamo fatto le cose con cautela con in testa l’idea di arrivare ad avere in bottiglia una pressione di un bar e mezzo, massimo due. E alla fine gli zuccheri non sono stati neanche svolti tutti lasciando all’incirca cinque grammi di residuo che restituiscono un vino ancora più armonico, dove tannino e bolla non si contrastano, ma si supportano a vicenda”. E così, incredibilmente, il lagrein si mette a vestire i panni del lambrusco condividendone facilità di beva, qualche tratto un po’rustico e l’estrema versatilità gastronomica.

“E nel 2021 che forma avrà il tuo lagrein?” chiedo ingenuamente. Martin sorride “Una vecchia e una nuova! Proprio pochi mesi fa abbiamo fatto una verticale di Laurenc che ha stupito noi per primi. Dopo cinque o sei anni il lagrein cominciava a mostrarsi maturo e a raccontarsi al massimo delle sue potenzialità. Va semplicemente saputo aspettare, un po’ come abbiam fatto con le bolle. Tutto questo ci ha portato in un periodo di riscoperta del lagrein tale che nel 2021, oltre al Laurenc, ne abbiamo fatto un vino totalmente nuovo, il Demian. Si tratta di un vino che rispecchia le origini di questo vitigno nella nostra regione che per secoli è stato usato o come uva da taglio o per fare rosati capaci di affrontare il tempo! E noi ovviamente abbiamo voluto seguire proprio questa seconda strada”. Quella del Demian è un’altra storia e state certi che ve la racconteremo appena anche quel lagrein sarà pronto a mostrarsi in tutta la sua forma.

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