Frammenti di Paradiso

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Frammenti di Paradiso

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Fotogrammi di un pomeriggio a casa di Florio Guerrini, della miglior degustazione della mia vita, di una passeggiata ai confini del Paradiso.

Ricordo che c’era la neve, doveva essere d’inverno. Odio quando non trovo le cose. Sfoglio compulsivamente le cartelle delle vecchie foto ordinate cronologicamente, a tratti mi perdo in altri ricordi dimenticati, poi rammento cosa sto cercando di trovare e mi rimetto alla ricerca.

Tutte le volte che ero andato a Montalcino ci arrivavo dall’altro versante. Si passava davanti alla Banfi, quella che da fuori, se non avessi saputo fosse una cantina, avrei definito una fabbrica. E poi si saliva fino ad arrivare in paese. La mia Montalcino si fermava li. Quel giorno per la prima volta salii dall’altro versante. Riconoscevo Montalcino che dominava la vetta, ma ci fermammo molto prima, la salita era appena cominciata. “È qui?” Era lì.

Ricordo il sentiero segnato da una fila di damigiane vuote. Camminavo con l’incoscienza che oggi invidierei: la non consapevolezza di mettere i piedi in un tempio sacro del vino. Ricordo l’accoglienza di Florio, un uomo distinto d’altri tempi, il garbo, il tatto e la gentilezza estrema. Le figlie Silvia e Gioia. Poi la cantina, una manciata di botti grandi e poco più. Ricordo il deposito, dove prendemmo una decina di bottiglia e Florio che diceva che era tempo di fare ordine. I terrazzamenti, le viti dormienti e gli ulivi. Era tutto così denso e concentrato, racchiuso in pochi lembi di terra, si era lì e non c’era altro, non c’era un fuori. Così dev’essere il Paradiso. Così era il Paradiso.

La storia di Martini Manfredi. Ricordo la sala e la libreria in legno, la tovaglia bianca di lino e i bordi di pizzo, il vetro dei bicchieri sottile e leggero. Ricordo il vino. Non le annate o le etichette, ma la matrice comune che li legava così strettamente: anima, mano, uva, terra. Ricordo Florio e il dispiacere di non vedere scritto Brunello sulla sua trentesima annata. La rabbia che provai in quel momento. Poi la gioia più grande me la diede proprio l’imperfetto. Ne conservo ancora una bottiglia. Ricordo solo i frammenti di un pomeriggio in Paradiso.

Poi più nient’altro. Le foto mi aiuterebbero. Ricordo che c’era la neve, doveva essere d’inverno. E mi rimetto alla ricerca.

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