Da Chios a Salonicco: le Triple “A” della Grecia sbarcano sulla terra ferma con Kamara Wines

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Da Chios a Salonicco: le Triple “A” della Grecia sbarcano sulla terra ferma con Kamara Wines

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La storia del ritorno alla terra della famiglia Koiutsoukis, della realizzazione del sogno del nonno di Dimitrios, della filosofia e dagli intenti che si nascondono dietro alle bottiglie di Kamara Wines.

All’inizio del 1900, quando la famiglia Kioutsoukis emigrò dalla Rumelia orientale, una regione della Bulgaria affacciata sul Mar Nero e molto vocata per la viticoltura, portò con sé in Grecia un bagaglio di conoscenza, esperienza e profonda passione per l’arte vitivinicola. Il sogno di realizzare una cantina una volta giunti a destinazione rimase tale, almeno finché il piccolo Dimitrios non crebbe.

Dopo aver conseguito una laurea di ingegnere chimico alla Scuola Politecnica di Salonicco e dopo aver lavorato per diversi anni in campo medico, Dimitrios decise che era venuto il tempo di realizzare il sogno di suo nonno, che nel frattempo era diventato anche il suo. Prima però era necessario aggiungere all’eredità esperienziale di saperi non scritti e conoscenze tramandate, un’istruzione più istituzionale e tecnica. Così Dimitrios partì alla volta della California per frequentare un corso di enologia all’Università di Davis. Poi di ritorno a Salonicco, nel 2010, con l’aiuto della sua famiglia impiantò dieci ettari di vigna alle pendici della Migdonia nel nord della Grecia, dove la viticoltura, praticata da tempi immemori, fu abbandonata dal 1900 per le conseguenze della fillossera. Andava così nascendo Kamara Wines.

Fin dal principio l’approccio è radicale, facendo ricadere le scelte sull’uso di varietà autoctone, come assyrtiko, malagousia, roditis, muscat e xinomavro, e sull’adozione di metodi tradizionali di allevamento, coltivazione e produzione.

Per la famiglia Kioutsoukis, la decisione di puntare sui vitigni greci della tradizione non significa solo la volontà di rappresentare l’orgogliosa storia vitivinicola del loro paese, ma anche il modo di farle conoscere al mondo intero attraverso le tre parole con cui Dimitrios le identifica: notevoli, incomprese, promettenti. “Le varietà greche danno risultati davvero notevoli. Penso ad esempio alla xinomavro che vinificato in rosso tira fuori aromi di pomodori e oliva, in rosato esalta piccoli frutti e amarene e in bianco spinge sulle erbe aromatiche. L’incomprensione delle loro potenzialità ha portato molti viticoltori a utilizzare i vitigni internazionali, senza che essi avessero le reali capacità di adattarsi al nostro clima e ai nostri suoli. Per fortuna oggi stiamo assistendo a un’inversione di marcia e questo è il punto di partenza per un futuro promettente della vinificazione in Grecia”.

Invece la scelta di scommettere su un tipo di agricoltura e di produzione attento e rispettoso nei confronti dell’ambiente ha radici ancora più profonde che vanno ricercate tra i ricordi d’infanzia di Dimitrios.

“La prima volta che avevo sentito parlare di vino naturale e di agricoltura secondo i ritmi del cosmo” racconta Dimitrios “fu per bocca di mio nonno. Lui era vignaiolo a Ortaki e quando subirono l’invasione bulgara, fu costretto ad allontanarsi dalla sua terra insieme ad altri greci della regione. Non potendo permettersi di aprire un’azienda vitivinicola si limitò a produrre il vino per la famiglia, in onore dei vecchi tempi. Ricordo ancora le esperienze vissute da bambino: le vendemmie, le vinificazioni e gli imbottigliamenti, tutte operazioni che erano svolte nel rispetto dei ritmi celesti. È da qui che nasce la mia mentalità riguardo al modo di fare vino”.

Così Dimitrios, ricercando il vero gusto della vita che ha imparato da suo nonno, compie il passo fondamentale verso l’agricoltura e la vinificazione naturale. “Non so dire se fare vino naturale sia più facile o più difficile, di certo è più rischioso. Per esempio è necessario lavorare esclusivamente con uve perfettamente sane, quindi limitando le rese e producendo volumi molto minori. Ma è in campagna che c’è da fare il lavoro più duro. Per anni l’uomo ha inteso la terra come un substrato inerte imperfetto su cui intervenire, portando a un vero e proprio indebolimento della vitalità e della fertilità dei suoli. Per questo ho cominciato a lavorare in biologico, aggiungendo presto alcune pratiche di permacultura e d’ispirazione biodinamica che secondo noi sono gli unici modi per aiutare la natura a guarire dalle ferite che le abbiamo provocato. Alla fine ho capito che è la natura a fare il vino e l’uomo è semplicemente il suo assistente”.

Oggi ad affiancare Dimitrios alla guida di Kamara Wines c’è la figlia Stavroula (in attesa che i fratelli crescano e finiscano gli studi), agronoma ed enologa di formazione, ma anche autrice dei disegni sulle etichette dei vini di Kamara Wines!

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