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Musella: un'utopia diventata realtà

Reportage //

Musella: un'utopia diventata realtà

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In che modo l’agricoltura biodinamica è in grado di rivoluzionaria l’identità e l’anima di un’azienda? Ce l’ha raccontato Maddalena Pasqua di Bisceglie, vignaiola visionaria di Musella, in Valpolicella.

A sette di chilometri in direzione est dal centro di Verona, all’altezza di San Martino Buon Albergo, non appena il paesaggio urbano lascia posto alle prime colline e ai boschi che conducono lo sguardo a nord verso il Parco Naturale dei Monti Lessini, dietro a un cancello in ferro battuto lungo la strada si celano la cantina e i vigneti di Musella.

VERONA CITTÀ FANTASMA

Nella mia famiglia il vino si sono sempre limitati a berlo. Quando ho cominciato a lavorare all’interno di questo mondo ho avuto la possibilità di scegliere e di costruirmi la mia strada da solo, ma più volte mi sono chiesto nel caso fossi stato figlio di vignaioli o di produttori, quanto la loro visione del vino avrebbe influito sulle mie scelte. Per questo motivo quando ho conosciuto Maddalena Pasqua, che nel vino ci è praticamente nata, la cosa che più mi interessava capire è quali fossero stati i privilegi e gli ostacoli che aveva incontrato nella costruzione di Musella, che oggi è tra le aziende simbolo del vino naturale in Valpolicella.

Musella
Musella
Musella

Quando partiamo in direzione Valpolicella siamo reduci da una giornata in compagnia di Denis e Carlo Montanar e abbiamo già accumulato un paio d’ore di ritardo sulla nostra tabella di marcia. Così per la prima volta da quando vi raccontiamo gli Agricoltori, Artigiani, Artisti attraverso i reportage, arriviamo davanti alle porte dell’azienda che il sole va già tramontando. Di là dal cancello in ferro battuto di Musella c’è Maddalena ad aspettarci sulla soglia di una corte originaria del 1500 che oggi ospita la cantina e gli alloggi di Musella. Basta fare pochi passi all’interno per restarne affascinati: attorno a quattro ulivi si sviluppa un giardino contornato da muri antichi e case a righe bianche e granate, ispirate all’alternanza di marmo bianco e rosso tipica dei palazzi veronesi di una volta.

Maddalena Musella“Benvenuti a Musella” esclama Maddalena mentre ci porge un bicchiere della sua nuova bollicina di garganega e ci avverte “facciamo in fretta che ci aspettano a Verona per cena”. Una delle prime cose che stupisce è proprio la vicinanza alla città: sono solo sette i chilometri in linea d’aria che separano i boschi incontaminati di Musella e l’Arena di Verona. Maddalena ci fa strada per il centro città fino a Via Scudo di Francia dove, dietro a un’insegna che fa pensare a una tipica osteria veneta, si cela uno dei ristoranti più iconici della regione di cui Maddalena è anche socia, l’Antica Bottega del Vino. Bottiglia di Champagne alla mano, scendiamo al piano inferiore dove su un lungo tavolo in legno è appoggiata una carta dei vini enciclopedica e le pareti sono interamente coperte da migliaia di bottiglie: dai grandi blasoni francesi di Bordeaux e di Borgogna, ai migliori nomi ed etichette del panorama italiano, tra Toscana, Piemonte e ovviamente Veneto.

Dopo una cena condita da chiacchiere e calici, quando ci alziamo da tavola da pochi minuti è scattato il coprifuoco. A Verona di colpo non c’è più anima viva e passare per Piazza Erbe provoca una sensazione strana, un misto di estasi ed angoscia. Sembra per un attimo di trovarsi nei panni di Tom Cruise in Vanilla Sky, quando percorre una Times Square completamente deserta. Eppure l’idea di poter vedere Verona avvolta nel silenzio come non la vedremo mai più ci affascina. Specialmente perché Maddalena si mostra sin da subito un ottimo Cicerone, guidandoci tra le piazze del centro, le Arche Scaligere e il Palazzo della Ragione, l’antico tribunale della città, sulle cui pareti si ritrova quell’alternanza dei marmi che richiama il tema a strisce degli alloggi nella corte di Musella.

musella

MADDALENA, UNA VISIONARIA RIBELLE

Il mattino successivo quando ci alziamo Maddalena già ci sta aspettando in giardino. Il tempo di un caffè e finalmente trovo un momento per chiederle di raccontarmi la sua storia e quella di Musella. Qui a Verona, il mio cognome fa subito pensare al vino. La mia storia però con Pasqua ha poco a che fare, perché mio padre Emilio decise di cambiare vita 30 anni fa, quando Pasqua imbottigliava venti milioni di bottiglie. Io però ero comunque cresciuta in quel contesto e il vino non mi diceva nulla, la vedevo come una cosa commerciale e per me non era nient’altro che un prodotto da vendere come tanti altri”. A quei tempi Maddalena ha ventidue anni ed è una studentessa di storia, quando il padre comincia una nuova avventura nel mondo del vino e le chiede se vuole dargli una mano, lei rifiuta senza esitazioni. “A quel punto mio papà mi ha chiesto almeno di venire a vedere questo posto e così ho fatto il mio primo passo dentro Musella. Mi sono innamorata all’istante di questo parco naturale, dei suoi boschi e dei suoi vigneti”.

Così Maddalena mentre continua gli studi comincia ad affiancare il padre, ma capisce ben presto che il lavoro d’ufficio non fa proprio per lei e inizia a sentire il richiamo della terra. “Ho iniziato ad affiancare l’uomo di campagna, sono diventata il suo braccio destro oppure, come direbbero a Verona, ero il bòcia che aiuta”. Maddalena scopre una vera e propria vocazione per il lavoro in sinergia con la natura e così scopre anche un mondo del vino diverso, che la appassiona, spingendola a visitare produttori da cui impara e si fa contaminare. Tra loro Beppe Rinaldi, Giuseppe Quintarelli, Romano Dal Forno e Stanko Radikon.

Musella nel frattempo, a seguito dei lavori di restauro della corte, comincia a produrre i suoi primi vini. “Sebbene mio padre abbia da sempre rifiutato l’uso di diserbanti e fertilizzanti” racconta Maddalena “l’approccio agricolo rientrava nel comparto del convenzionale, così come il lavoro in cantina, di cui si occupava mio cugino Enrico, enologo e chimico farmaceutico di formazione.”

Io cominciavo ad essere un po’insofferente” continua Maddalena “così nel 1998 chiedo a mio padre la libertà di poter portare avanti le mie sperimentazioni su due ettari. Mio padre acconsente e io scelgo di trattare solo con rame e zolfo, di coinvolgere nel lavoro solo ragazze e di fare una iper-selezione delle uve per dare vita a un Amarone a fermentazione spontanea e senza solfiti aggiunti, il Senza Titolo”. In primavera Enrico trova Maddalena in lacrime abbracciata alla botte: qualcosa è andato storto. Enrico assaggia il vino e la rassicura, lo travasano , aggiungono un pizzico di solforosa e il vino si rimette in sesto. È in quel momento che Maddalena capisce di poter trovare nell’esperienza di Enrico un grande punto di forza e allo stesso tempo Enrico si accorge che da un approccio al lavoro completamente diverso da quello che gli era stato insegnato si possono comunque raggiungere buoni risultati.

maddalena pasqua di bisceglie

“Così ho cominciato a stare sempre al fianco di Enrico, discutevamo, ci confrontavamo e con enorme stupore l’ho trovato molto più aperto di vedute di quanto pensassi. È stato anche grazie a lui che mio padre ha cominciato a darmi più ascolto”. Gli anni successivi per Maddalena sono anni di grande studio durante i quali entra in contatto con le teorie antroposofiche di Steiner e si innamora della biodinamica: visita aziende, entra in contatto con altri vignaioli e capisce che quello è l’approccio agricolo che le permetterà di identificarsi con Musella, trovando la sua strada all’interno del mondo del vino.

“Se per me, che avevo una formazione umanistica, l’approccio alla biodinamica è stato molto diretto, avevo capito che per mio padre e per Enrico non era così semplice: si andava a mettere in discussione tutta una serie di loro sicurezze”. Ma il cambio di rotta per Maddalena è ormai inevitabile: è il 2009 quando presenta a suo padre un business plan per la conversione in biodinamica dell’intera azienda. Ad aiutarla è il biologo Michele Lorenzetti, che farà da consulente e farà da punto di incontro tra lei e suo padre. Emilio accetta e con lui anche Enrico si fa coinvolgere con entusiasmo. “La figura di Enrico è essenziale all’interno di Musella: ci completiamo. Io sono l’impulso, lancio le idee e lui le mette in atto. È la parte pratica ed organizzativa”.

Sono sufficienti pochi anni perché la biodinamica metta in mostra i primi risultati. Il savoir faire di Enrico e la visione di Maddalena rivoluzionano i vini di Musella, facendo ricredere ben presto anche Emilio. La diretta dimostrazione la troviamo poco dopo nel calice. Maddalena ci serve a confronto il Valpolicella Superiore Ripasso 2017 e l’ultima annata della vinificazione in convenzionale. Il primo si dimostra vivo e vibrante e nel rapporto con l’ossigeno si rivela in tutta la sua espressività, il secondo, seppur buono, è statico e monocorde nel tempo.

musella

LE FUTURE SPERIMENTAZIONI DI MADDALENA

Dopo l’assaggio Maddalena ci porta a visitare i vigneti. Saliamo in macchina, ci lasciamo la corte alle spalle e attraversiamo un corso d’acqua “questo è il Fibio” ci spiega Maddalena “il fiume di acque risorgive da cui prende il nome il nostro pinot bianco”. La strada si immerge nel parco naturale, uno sterrato a tornanti ci guida attraverso il bosco fino ad arrivare sulla cima della collina dove si aprono a ventaglio i vigneti di Musella.

Maddalena si muove sicura tra i filari, pare trovarsi nel suo habitat naturale, tira fuori dal bagagliaio una vanga e alla maniera di Stefano Bellotti ci mostra la sofficità della zolla di argille rosse ferrose del suo vigneto. Poi ci racconta delle colture tra i filari, dove favino, veccia, calendula, trifoglio e pisello odoroso si alternano per il sovescio. Mentre rimontiamo in macchina Maddalena dimostra di essere un vero e proprio vulcano di idee, mentre ci racconta di uno dei suoi tanti progetti futuri, la coltivazione di melograni per dare vita a una linea di succhi e di creme per il corpo.

musella winery
musella winery
musella winery

Se c’è però una cosa che Maddalena ama ancora di più della natura sono gli animali. Ci presenta i due asini Berta e Brunella e poi ci porta fino in cima alla collina di Monte del Drago, completamente contornata dai boschi, dove ha costruito un pollaio che ospita galline messe in salvo da allevamenti industriali e alcuni capi di pecore. Attorno alla casa si aprono altri vigneti ed è qui che Maddalena porta avanti con determinazione tutta la sua inesauribile voglia di sperimentare. Tra i filari, alcuni pali sostengono delle casse “ho cominciato a far sentire la musica alle mie vigne” spiega Maddalena “due ore di classica al mattino e due ore di rock o jazz alla sera, dai Pink Floyd fino a John Coltrane”.

maddalena musella
maddalena musella

In fondo al vigneto, altri cinque o sei piccoli filari spiccano tra gli altri, rigogliosi e verdissimi “qui sto sperimentando la non potatura, limitando anche i trattamenti al massimo, mentre poco più in là nascerà il vigneto dell’Eden”. L’idea è quella di ritornare all’antico modello di vite maritata, dove ogni quattro piante si alterneranno alberi di ciliegio, mandorlo e orniello, che fungeranno da supporto per le viti.

Riattraversiamo i boschi fino alla corte e salutiamo Maddalena. Quello che ci resta della sua storia è il coraggio e l’ostinazione con cui ha saputo trasformare Musella, attraverso la biodinamica, in un vero e proprio organismo agricolo vivente. Ed è in quel momento che capisco che poco conta quanto e in che forma le tue origini siano legate al mondo del vino. Sono piuttosto le idee, le convinzioni e le persone che incontri nel tragitto a farti imboccare la strada che più si addice alla tua natura.

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