Realtà storiche e nuovi inizi: è possibile fare emergere sé stessi dando continuità al lavoro del vignaiolo precedente? Per scoprirlo siamo andati in Provenza, dove Cédric e Violaine Menet hanno preso in mano la conduzione di Château de Roquefort.
Quando la macchina su cui abbiamo viaggiato tutto il giorno attraversa il paesino di Roquefort-La-Bédoule, il temporale, che ha investito tutto il sud della Francia e buona parte del nostro viaggio, è ormai un lontano ricordo. Dal finestrino della macchina, nel frattempo, hanno fatto capolino le prime timide persiane azzurre e le maestose ville in pietra: il paesaggio non lascia dubbi, siamo finalmente in Provenza.
Le nuvole si sono diradate, scoprendo un tramonto ottobrino che posandosi sulle vigne ancora bagnate regala bagliori dorati. L’argilla rossa umida abbraccia i nostri primi passi scendendo dalla macchina e l’odore umido del temporale persiste ancora nell’aria e invade le narici. Dagli alberi si intravede il profilo di un vecchio castello, è Château de Roquefort.

UNA STORIA CHE ATTRAVERSA I SECOLI
Lo Château che ci troviamo davanti agli occhi è intriso delle storie di antichi abitanti: dalle tombe celtiche nascoste nel bosco, misteriose testimonianze di un passato remoto, fino ai custodi di lunga data, la famiglia Villeneuve. I Villeneuve sono arrivati in questo luogo nel 1812, segnando un capitolo nella sua storia che si conclude con Raimond Villeneuve e la sua decisione di vendere la tenuta. Il motivo che ci ha spinti in macchina oggi è conoscere e dare un volto alle persone che saranno protagoniste di questo nuovo capitolo: la famiglia Menet.
Entrando nel piazzale davanti al castello un gruppo di persone ci saluta con un caloroso “Bienvenue!” Il primo a rompere il ghiaccio correndo ad accoglierci è Rio, il mastodontico Rhodesian Ridgeback della famiglia. Avvicinandosi il folto gruppo prende forma, rivelando Cédric Menet e sua moglie Violaine, i nuovi proprietari di Roquefort. Cédric ha gli occhi chiari e luminosi e circoscrive il mio francese elementare con un grande sorriso e una stretta di mano. Di lui si nota l’entusiasmo genuino e l’esuberanza, è un vero e proprio fiume in piena: dopo nemmeno qualche minuto infatti guarda il cielo e proclama: “Abbiamo un po' di tempo prima che il sole scenda completamente, volete vedere le vigne?”.

Costeggiamo le vigne seguendo il sentiero principale, dove le diverse parcelle si alternano tra syrah, carignan e grenache. Baptiste, che da ormai un anno si è aggiunto alla squadra di Roquefort e si occupa delle vigne con Cédric, ci indica una parcella vuota: “Vedete lì il terreno? Quando per qualche motivo è necessario espiantare un vigneto lasciamo a riposo il terreno per qualche anno: in questo modo il suolo ha il tempo di ribilanciare il ciclo dei nutrienti. La settimana scorsa su questa parcella abbiamo piantato il grano”. Cédric annuisce con entusiasmo e ci rivela il nuovo progetto: “Il grano è un nuovo proposito, vogliamo ampliare e diversificare le culture aziendali, da esso produrremo la nostra farina, e insieme al panettiere del paese, daremo vita al pane di Château Roquefort!” E Baptiste con un sorriso sghembo conclude, punzecchiandoci un po', che se riusciranno a produrre abbastanza farina dovremo trovargli un posto nella Dispensa Triple “A”.



Con noi è scesa in vigna anche Margaux che rappresenta un elemento di continuità con la vecchia gestione. È entrata in azienda giovanissima e qui si è formata prima nel commerciale e poi con Raimond in cantina, dove ha imparato tutto sulla vinificazione. Quando Raimond è partito, lei ha deciso di rimanere. Margaux decide che è il momento di tagliare corto con la passeggiate e visto l’ora è meglio ripiegare sull’apéro. Passando attraverso una serie di cunicoli della cantina, arriviamo fino allo spaccio aziendale dove il primo calice di Petit Salé scioglie completamente i convenevoli e il secondo di Corail semplifica le traduzioni.

Se c’è qualcosa che notiamo subito di Cédric e Violaine è che non perdono tempo, le idee per il futuro di Château de Roquefort nella loro testa sono molte. E l’agenda della nostra visita è ugualmente fitta. L’aperitivo si trasforma in cena e si trasferisce qualche piano sopra, nell’accogliente appartamento ricavato sopra la cantina. All’interno dell’appartamento un grosso tavolo di legno è apparecchiato e il camino emette bagliori aranciati e scalda l’ambiente. I piatti sono semplici ma gustosi, un’ode all’autunno che è alle porte, un’insalata di barbabietola con formaggio di capra e il piatto forte della serata: stufato di anatra e castagne, servito all’interno di alcune zucche hokkaido. La serata procede tra chiacchiere, risate e qualche bottiglia di vino, e non posso fare a meno di notare che più che una cena tra colleghi e dipendenti sembri un momento in famiglia. La giornata si conclude con un appuntamento mattiniero all’indomani, Cédric infatti vuole portarci sulla rocca in cima alla collina ad osservare i vigneti dall’alto.




CÉDRIC: UNO STAGISTA TRA VIGNA E CANTINA
Se il mattino in Francia profuma di croissant al burro, complice la busta gonfia e tiepida portata da Margaux, la colazione a Roquefort sa di casa. È giorno di vacanze scolastiche, ma i bambini si preparano per i loro impegni accompagnati da Violaine. Cédric, Margaux e Baptiste scherzano tra di loro a tavola: un caffè, una tazza di thé ed un pezzo di formaggio, nel mentre, si pianifica la giornata.



Approfittando di questo momento di quiete possiamo finalmente soddisfare le nostre curiosità, così chiediamo a Cédric di raccontarci la sua storia. “Ho cinquantasette anni e sono originario di Lille, la regione dell’industria tessile, dove la mia famiglia aveva un’attività nel settore. Sono stato proprietario di un’azienda di riparazione di macchinari per gli spazi verdi, per trent’anni ho fatto questo lavoro, e poi un giorno ho deciso che volevo fare tutt’altro nella vita” ci racconta con una risata, prima di riprendere: “Con Violaine abbiamo venduto l’azienda e abbiamo deciso di spostarci nel Sud della Francia e lavorare a contatto con la natura. Inizialmente non cercavamo esclusivamente nel campo della viticoltura, poi abbiamo incontrato Château de Roquefort e Raimond, e così è iniziata la nostra storia qui”. Margaux ci interrompe con un sorriso: “Quando Raimond, il vecchio proprietario, ha deciso di vendere la proprietà si sono presentati alle nostre porte un sacco di possibili acquirenti: banche, fondi di investimento e perfino un gruppo legato al mondo della moda e del lusso. Tutti questi possibili acquirenti erano accumunati da un particolare: la ricerca di un investimento economico e la totale assenza di poesia verso il mondo del vino. Puoi immaginare il sospiro di sollievo che abbiamo tirato quando Cédric ci ha raccontato che cercava un luogo in cui vivere con la sua famiglia e del suo progetto. Abbiamo capito che poteva iniziare un nuovo capitolo nella vita di Roquefort.”
Così per Cédric inizia una nuova vita, quella dello “stagista”, che durerà quasi due anni. Fondamentali per la sua formazione da vignaiolo sono José e Jezette, la coppia di portoghesi che è arrivata in azienda a partire dal 1998 ed è stata artefice della metà degli innesti nelle vigne. Cédric aggiunge con un sorriso: “Prima impari a curare la vigna e poi, dopo, potrai entrare in cantina. Così mi diceva Raimond e così osservando da José e Jezette ho imparato a fare tutto in campo. Poi finalmente sono potuto entrare in cantina. Nell’agosto 2022 abbiamo concluso la cessione e fatto insieme la prima vendemmia. Ora sapete tutto, andiamo a vedere le vigne dall’alto?”

ROQUEFORT-LA-BÉDOULE: A UN PASSO DAL CIELO
Cédric nonostante abbia iniziato più tardi la sua carriera di vignaiolo è entrato perfettamente nel ruolo, e lo dimostra mentre sfreccia con un vecchio fuoristrada militare attraverso le vigne. Mentre siamo seduti nei sedili posteriori della jeep verde, il vento sibilla nelle orecchie e il cane ci insegue abbaiando eccitato. Sentiamo frasi a sprazzi, a cui è difficile rispondere e forse non è nemmeno necessario farlo. “Qui è dove abbiamo piantato il grano per fare il nostro pane”. “Qui vorremmo mettere a dimora il frutteto, in zona l’agricoltura un tempo era mista”. “Avete visto che meraviglia le vigne?”
Quando arriviamo in cima alla collina davanti a noi il paesaggio si srotola, immenso e vasto: il massiccio del Mont Ventoux, con la sua famosa salita che fa tremare le ginocchia ai ciclisti del tour de France, fa capolino in lontananza dietro una grande macchia verde. È il parco del Luberon che, unendosi al parco nazionale di Sainte Baume, crea un polmone verde che abbraccia dall’alto Roquefort-La-Bédoule.
All’interno di questo luogo selvaggio, dove la natura combatte ancora con le ville signorili, si trovano le vigne che producono le cuvée di Roquefort. Trenta ettari di vitigni autoctoni provenzali convivono nei fazzoletti di terra che osserviamo dall’alto. Così il dito di Margaux ci indica le parcelle, mentre la sua voce ci guida: “I primi filari che vedete qui sotto sono quelli del rolle, segue il vigneto del cinsault e quello della syrah. Invece vedete il castello? Le vigne che abbiamo visto ieri sera sono quelle che costeggiano la strada verso Château Roquefort! Ecco i vigneti del mourvedre e del carignan, subito dopo quello della grenache… e infine l’orgoglio di Baptiste: il campo dove abbiamo seminato il grano!”. Marguax tergiversa per un attimo e poi aggiunge: “Cosa dite torniamo in cantina e fare qualche assaggio dalle botti?”
VECCHIE E NUOVE PRATICHE
La cantina di Château de Roquefort è il regno di Margaux Gentile, che dopo aver seguito per anni Raimond nelle vinificazioni, adesso è rimasta da sola. “Ero molto emozionata, ovviamente con me c’erano Baptiste e Cédric, però ero spaventata dall’idea di seguire le vinificazioni senza Raimond, avevo paura di fare un casino! Raimond è stato il mio mentore durante questi anni, tutto quello che so l’ho imparato da lui. Sai, puoi sentirti dire che stai andando bene da tutti, ma ci sono momenti in cui devi sentirtelo dire da una persona specifica. Così ho portato i campioni da Raimond, li ha assaggiati, e mi ha detto che ero pronta, che andavano bene. Lì mi sono finalmente rilassata” ci racconta con un sorriso. Poi è il momento del resoconto su come è andata la vendemmia: “Quest’anno abbiamo deciso di cambiare alcune cose rispetto alle scorse vendemmie, tra cui la decisione di svolgere una vendemmia notturna. Raccogliendo di notte abbiamo ottenuto diversi vantaggi: il primo è che abbiamo potuto eliminare il processo di raffreddamento delle uve in cantina. Grazie all’escursione termica notturna le acidità volatili sono più basse e i rischi di ossidazione ridotti. Ma in cantina non ho cambiato nulla, seguo ancora quello che mi ha insegnato Raimond”.
La cantina di Château de Roquefort è una cantina ipogea: le uve raccolte vengono selezionate manualmente su un tavolo, pigiate e da lì smistate per il loro percorso all’interno della cantina. Il primo passaggio è nelle vasche in acciaio, dove si fermano il Petit Salé e Les Genets. “Il cuore del Petit Salé sono l’ugni blanc e il clairette, che danno vita alla parte meno aromatica contraddistinta dal tocco salato e dalle alte acidità. Il nostro clairette è speciale, viene da un impianto degli anni ’50, ma credo siano i suoli che gli regalano caratteristiche uniche. Infatti diversi produttori in zona hanno richiesto delle selezioni massali dalle nostre vigne, ma i risultati non sono stati gli stessi. Les Genets invece è l’unica cuvée che viene da un’unica vigna, il cui suolo è più calcareo minerale.”


Il Corail fluisce invece all’interno delle vasche di cemento, così come il Les Mûres che fa tappa anche in bottaia, dove riposerà nel rovere per diversi mesi. Il Corail, con la sua beva vibrante e il naso aromatico che si apre tra fiori, pompelmo e frutta, è un vero e proprio rosato provenzale che ti porta con i piedi nella sabbia e la salsedine sulle labbra. Con l’assaggio del rosso Les Mûres si conclude il nostro giro in cantina, e non possiamo che notare che i vini che avevamo amato di Raimond sono rimasti gli stessi, frutto di quello stesso amore per il territorio, complice anche la mano esperta di Margaux.
Cédric e Violaine infatti sono entrati a passi leggeri all’interno di Château Roquefort, riuscendo a cogliere e accogliere l’enorme eredità storica del luogo con umiltà, senza imposizioni. Nei prossimi anni, con lo stesso passo leggero, lasceranno le loro impronte all’interno del castello attraverso il progetto dei frutteti e delle altre culture. Regalando un nuovo capitolo di Château de Roquefort.
Mentre risaliamo in macchina e osserviamo il fuoristrada di Baptiste sfrecciare con il cane praticamente affacciato dal finestrino, non possiamo non trattenere una risata, Château Roquefort ci stupirà positivamente ancora. “Siamo qui per comprendere e apprendere. Non si tratta di prendere il posto di nessuno”. La frase di Cédric mi risuona in testa e più la soppeso, più mi chiedo se non sia vero un po' per tutti. Perché alla fine, se abbandonate la D1 per imboccare Chemin du Château cercando qualcosa che non c’è più, finirete per perdervi una grande lezione: stiamo tutti solamente cercando di comprendere quello che la vita offre. Ma se hai il coraggio di cambiare la tua vita, potresti anche trovare la strada giusta.












