Sergio Arcuri | Sergio Arcuri

La giornata del vignaiolo //

Sergio Arcuri | Sergio Arcuri

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La mia giornata da vignaiolo varia di stagione in stagione e non parlo ovviamente delle lavorazioni in vigna, che seguono i suoi cicli naturali, ma di come esser nato in una terra come la Calabria incida sulle mie abitudini quotidiane.

Cirò è una zona di grande biodiversità, una terra selvaggia e ancora incontaminata dove il mare, il sole e il vento fanno da padroni e decretano il clima. Chi viene a trovarmi da fuori mi dice sempre che muore dal caldo, io ormai sono talmente abituato che non ci faccio neanche più caso. Per me vivere è qui, con il mare a meno di cento metri da casa è stare in paradiso. A volte mi sembra di fare la vita del miliardario. Fatta eccezioni per i miliardi s’intende.

In questo periodo a Cirò già fa giorno presto e alle 5 sono già in piedi. Per colazione qualche fetta biscottata di grano duro biologico con la marmellata e un pezzo di cioccolato, altrimenti se ho voglia di salato del pane abbrustolito con un filo d’olio calabrese che scambio con i miei amici produttori della zona. Quando arrivo in vigna non è più tardi delle 6 meno un quarto. In stagione di fichi invece mi piace fare colazione con quelli salendo a raccoglierli sull'albero che ho nel vigneto con le piante vecchie.

La fioritura è finita da poco e siamo in piena potatura verde: si tolgono le femminelle per dar più luce ai grappoli, si sistemano i tralci e si trincia l’erba dove serve. I miei appezzamenti, nonostante distino non più di sette chilometri l’uno dall’altro, sono realtà completamente diverse, sia per quanto riguarda il suolo, sia per dove si trovano, tra spiaggia, campagna e collina. Questo, a fronte della fatica e alla perdita di tempo di doversi muovere sulle nostre strade da un vigneto all’altro, mi dà vantaggi sia nella qualità e diversa concentrazione delle uve sia nei tempi della vendemmia, che riesco a gestire come voglio.

Il gaglioppo è un vitigno selvaggio, che matura tardi e con tannini difficili da gestire, soprattutto se si fanno alte rese. L’arrivo di enologi non locali e le grandi cantine ha finito per snaturare la vera identità del vitigno, grazie a una DOC che permette fino a un 20% di varietà internazionali come il merlot che danno morbidezza e colore a questo vitigno anemico. Da poco è stata presentata una DOCG che prevede un minimo di gaglioppo del 90% a cui possono essere aggiunti solo uve autoctone come magliocco e greco nero. L’idea è interessante, anche se di poco interesse per noi piccoli produttori che da sempre lo vinifichiamo in purezza. Fosse per me la Doc Cirò la azzererei per rifarne una molto più restrittiva che preveda un lungo affinamento, un disciplinare come quello del Barolo insomma.

Cirò è terra di gaglioppo perché è zona secca e questo vitigno predilige la siccità. La costa ionica è molto poca piovosa, ma le cose negli anni stanno cambiando. Gli sbalzi di temperatura si fanno più repentini e ogni tanto si verificano vere e proprie trombe d’aria, che spesso si esauriscono appena arrivano alla spiaggia, anche se ad esempio una due anni fa a Crotone ha letteralmente attraversato un negozio di elettrodomestici: sembrava l’avessero bombardato. Il vento forte a noi ha rotto qualche tralcio, ma non è un danno grave, le piante sono ancora in fase di forte crescita e saranno sostituiti da una nuova generazione.

Alle 12 e 30 si stacca. Adesso mangio da mia madre o compro qualcosa di pronto nella gastronomia del paese, appena viene fuori il caldo vero invece passo da casa, mi faccio un’insalata o un panino bello elaborato, tra formaggi locali e pomodori secchi, prendo la borsa frigo con una bottiglia di vino e un calice e vado dritto al mare. A seconda che tiri scirocco o tramontana, basta andare a nord o verso est per trovare sempre il mare calmo. Mi faccio una nuotata di un’ora, mangio e poi mi sdraio al sole. Spesso a pranzo bevo i campioni di vasca del mio vino, così capisco come procedono e quando imbottigliare. Sono dell’idea che i vini debbano piacere prima a me, poi se piacciono anche agli altri meglio.

Di pomeriggio un’ora di pennichella è sacra. Poi alle 15 si riprende. Ogni giorno ho il mio programma da rispettare, piano che viene puntualmente mandato all’aria e non si sa mai come va a finire la giornata. Questo perché fare il vignaiolo è solo una parte del mio lavoro, io sono anche cantiniere, magazziniere, ragioniere, mi occupo dell’accoglienza e così via. Agosto è senza dubbio il periodo più duro, per sopravvivere ci vuole un fisico bestiale. Spesso vengono molti clienti e appassionati a veder la cantina. Rimangono sbalorditi quando mi vedono tornare dal mare col costume ancora bagnato, poi però li porto a vedere almeno tre vigneti, in cantina ad assaggiare i vini da vasca e in bottiglia e capita che si finisce per fare serata insieme fino a notte fonda. Con molti resto in contatto e rimane una bella amicizia.

Il tardo pomeriggio adoro tornare in vigna, quando il sole scende e tira il venticello, faccio un giro di ricognizione nei vari appezzamenti e poi prima di cena di nuovo al mare. Settembre è il mio mese preferito, sono abbronzatissimo, le spiagge tornano a essere deserte e mi godo al massimo la mia Cirò. Lavorare vista mare è impagabile e ti fa lavorare con passione.

Il dopocena passa tra il computer e il telefono, sempre per lavoro tra mail e chiamate con agenti e importatori, poi a mezzanotte finalmente vado a letto. Chi vive a Cirò vive di sole, di mare e di vento e allora d’estate cinque ore di sonno mi bastano, d’inverno invece torno al mio letargo e ne dormo anche otto o nove.

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