Emilio Zierock | Foradori

La giornata del vignaiolo //

Emilio Zierock | Foradori

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La mia sveglia suona alle 6, 6 e 20 se per qualche motivo mi sono fermato a dormire in azienda. A colazione mi basta una tazza di tè nero affumicato, raramente mangio qualcosa, ma se trovo un pezzo di strudel avanzato difficilmente riesco a dir di no. L’importate è essere alle 7 in azienda. Un salto in ufficio a leggere le mail, e poi dritto in vigna.

Questo è un periodo cruciale, la stagione sta per cominciare, ma siamo a buon punto. La potatura è quasi finita, stamattina leghiamo le piante e sostituiamo i pali di legno che sono marciti. Per me la potatura è il momento più importante dell’anno, anche se da un certo punto di vista è un periodo di relativa calma, perché le piante sono in dormienza e non devi “rincorrerle”. A maggior ragione, proprio per il fatto di avere tempo, ci imponiamo un livello di concentrazione estremo. Spesso non ci si pensa, ma oggi con un taglio, nella frazione di un secondo, determino la vita della pianta per i prossimi due anni: da un lato scelgo dove la pianta andrà a produrre nel 2020, ma le do anche una direzione per il 2021. Per questo, a costo di rischiare di andar lunghi coi tempi, per potare ho una squadra di sole tre persone, ma super specializzate e ancora ci capita di sbagliare.

Emilio Zierock - Foradori viticoltore

Allo scoccare del mezzogiorno, e qui esce tutta la nostra parte altoatesina, comincia la pausa pranzo e io ho il privilegio di andare sempre a mangiare da mia nonna materna Gabriella. Lei abita in azienda, usa le nostre materie prime, a cominciare dalle verdure di Myrtha ed è un’ottima cuoca, ogni giorno posso quasi scegliere il menù. Oggi ossobuco, ma il suo forte sono le paste fresche. A pranzo a volte bevo un po’ di vino, a volte no. Nonna Gabriella invece beve sempre.

La nostra pausa pranzo, cosa piuttosto insolita, dura un’ora e mezza, ma qui da Foradori ormai è una sorta di tradizione. È stata introdotta da Carlo, braccio destro di mia madre per tanti anni: per lui il riposino post prandiale era sacro. Oggi purtroppo Carlo non c’è più, ma la pausa pennichella è rimasta.

Tempo di ripassare dall’ufficio a sbrigare ancora qualche faccenda e si torna in vigna, a meno di dover dare una mano a preparare degli ordini o se è giornata di imbottigliamento. Bisogna essere flessibili, a volte ti fai un programma e sei costretto a ribaltarlo a seconda delle priorità.

Questo pomeriggio è tempo di fare il punto sulla potatura. Devo dire che tutto sommato siamo stati fortunati rispetto al resto d’Italia, qui il freddo è arrivato già a fine novembre. Poi a metà febbraio ha smesso di andare sotto zero e di giorno si arrivava anche a 10 °C, cosa che qui non era mai successa. Devo dire che fino a tre settimane fa un po’ di paura ce l’avevo anche io, se la pianta comincia a germogliare, basta una gelata tardiva e si può dire addio al raccolto. Ieri, baciati dalla fortuna, è venuto giù mezzo metro di neve.

L’unica varietà che ci ha dato qualche problema è stata la nosiola. Nel 2019 tra freddo e pioggia ha prodotto poco e quando una pianta dà poco ai frutti, continua a spingere sulla vegetazione. Così in agosto i tralci non si sono lignificati, ma han finito per seccarsi e abbiamo perso un sacco di potenziali capi a frutto. Per me la nosiola è ancora enigmatica: un anno un raccolto misero e l’anno dopo è ultra produttiva.

Tra una cosa e l’altra, finisco per staccare alle 18 e 30 e comincia la mia parte di giornata libera. Da usare con cautela, domattina alle 6 suona di nuovo la sveglia.

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