
Per arrivare alla cantina Cotar bisogna superare il Carso triestino fino a quando non diventa Kras e i cartelloni di confine non indicano di essere in Slovenia. In questo paesaggio brullo, composto di boschi, borghi rurali e rocce calcaree che fanno capolino da un terreno rosso ruggine, si porta avanti una antica tradizione vitivinicola di cui la cantina Cotar si fa portavoce.

Branko e sua moglie Branka sono una coppia affiatata, un solo sguardo gli permette di capirsi dopo una vita passata insieme. Entrambi provengono da un passato nella ristorazione, Branka in cucina, Branko in sala. Nel ’74 coronano il loro progetto di vita insieme, con l’apertura del loro ristorante a Komen, il vino viene dopo, con l’obiettivo di produrlo per il ristorante e le prime 500 barbatelle. Come racconta Branko, nel Carso ogni famiglia coltivava un paio di filari nell’orto, così volenti o nolenti a dieci anni anche i bambini imparavano dagli adulti a fare vino. Dalle cinquecento viti partono con il vino sfuso per passare piano piano ai primi imbottigliamenti, oggi hanno diciotto appezzamenti per oltre otto ettari e un’azienda familiare dove lavorano il figlio Vasja e la moglie Andrea.

Entrando all’interno della cantina si ha l’impressione di varcare le porte di un luogo antico, fermo nel tempo da molto tempo. Ma, nonostante i muri e le volte in pietra viva, la cantina è frutto dell’ingegno di Branko: iniziata a metà degli anni ’70 e pian piano ampliata è costruita con intelligenza per evitare l’uso delle pompe e lavorare per caduta. Mentre si scende attraverso i vari piani sotterranei ci si infila in un dedalo di scalette, barrique, archivi e botti. All’interno di un salone ampio dal soffitto a volta riposano nel ventre della terra le botti e le barrique esauste disposte su più file. Al centro, brillano accarezzate dalle lampadine le damigiane in cui sono riposte le ultime sperimentazioni di Vasja.

Il Carso è terra di macerazioni sui vitigni a bacca bianca tipici della zona, Vitovska e Mavazijia Istriana. Le macerazioni sulle bucce non sono estreme e durano raramente più di una settimana, ma dall’uso dei raspi acquisiscono una leggera astringenza vegetale. I vini in azienda sono rimasti invariati dagli anni ’80, lasciando spazio all’impronta territoriale caratterizzata da un’acidità ferrosa tipica del caratteristico suolo rosso e una componente salina figlia delle conformazioni calcaree che fanno capolino dal suolo. I vini che ne derivano sono vini profondi, materici e capaci di grandissima longevità.

Nella terra degli orange wine c’è un fuoriclasse a bacca rossa, meno conosciuto rispetto alla Vitovska e alla Malvasijia istriana, il Terrano. Da vita ad un rosso agile e teso, versatile e dal basso grado alcolico, contraddistinto da una acidità tesa come una lama. Il Terrano non viene vinificato solo in purezza ma anche in assemblaggio agli internazionali cabernet sauvignon e merlot nel Terra Rossa, dove, se aspettato, è capace di unire finezza a tratti più selvatici.
