
Tra le colline dell’Alto Trevigiano, qualche chilometro più in là del centro della zona storica della produzione del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, si trovano i vigneti di Costadilà. Costadilà è la storia di un’azienda nata dalla visione di un vignaiolo e contadino, e di come il sogno di Ernesto Cattel abbia saputo coinvolgere nuove generazioni. Siamo a San Lorenzo, sulle colline di Vittorio Veneto, dove i vigneti che crescono sulle ripide Rive del prosecco danno vita a vini liberi, genuini e con il fondo.
È il 2005 quando Ernesto Cattel decide di fondare l’azienda a Costa di là, piccola frazione di Tarzo, da cui prende ispirazione anche per la scelta del nome. L’intento è più che avanguardista: recuperare i vigneti storici e le antiche varietà, perse a causa del grande successo del Prosecco industriale, e costruire un’azienda a ciclo chiuso che coinvolgesse altre colture oltre che aspetti culturali e artistici. Ernesto amava definirsi articoltore e ancora oggi Costadilà è la personificazione della sua filosofia e della sua visione.

Quando Martina conosce Ernesto nel 2012 con lui scopre il mondo del vino e della vinificazione, ne rimane folgorata e si ferma in azienda. Alex si unisce al progetto, prima nel 2015 quando si appoggia alla cantina per le sue prime vinificazioni, e infine nel 2017, si ferma stabilmente iniziando a collaborare a tempo pieno al progetto. Nel 2018 viene a mancare Ernesto, ma Alex e Martina decido di scommettere sulla visione del loro mentore e portare avanti il suo sogno. Costa di là così continua a vivere, portando avanti il sogno di Ernesto arricchito da una nuova prospettiva.
Sulla Riva di Campea, dove i terreni sono marnosi e privi di sassi, nasce il 280 slm: il vino simbolo di Costadilà. Con questo vino Ernesto, forse inconsciamente, irrompe nella scena di Valdobbiadene ridando visibilità al prosecco tradizionale, quello fatto come una volta. Un assemblaggio di glera, bianchetta trevigiana, verdisio, perera e boschera provenienti da un vigneto impiantato negli anni ’70. Ma ad avere una nuova prospettiva non sarà soltanto il prosecco ma il mondo della rifermentazione in generale.
Sui fianchi delle colline di Valdobbiadene, caratterizzati da ripidità vertiginose, si trovano i vigneti più storici: le cosiddette Rive del Prosecco. Se da alcuni anni la menzione è diventata ufficiale, da sempre i contadini avevano riconosciuto in questi terreni grande potenziale per le loro uve. Costadilà già nel 2006 ha deciso di evidenziare le caratteristiche dei singoli vigneti, vinificati singolarmente in base alla Riva. Se il 280 slm rappresenta la Riva di Campea, il 450 slm porta in bottiglia il vigneto sulla Riva di Combai dove la ripidità è tale da costringere a svolgere qualsiasi operazione manualmente. Il 330 slm è invece fuori denominazione perché nella frazione di Tarzo, dove inizialmente aveva la cantina Ernesto. Chiudono la linea il Moz, un bianco frizzante da moscato fior d’arancio, il Mosca, un vino una tantum di moscato fior d’arancio e chardonnay dalla vigna di Villa dei Vescovi, l’O-X all’interno del quale pinot nero e glera danno vita ad un rifermentato rustico ma preciso. Il Rosso da uve di refosco che gioca tra freschezza e tannino per un finale lungo che richiama la liquirizia e il cacao. La Graspia è infine l’ultima arrivata in cantina, una piquette glou-glou freschissima!