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La litrogenesi: il club del litro

Editoriale //

La litrogenesi: il club del litro

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Un viaggio alla scoperta della nascita dei litri Triple “A”, vini buoni, sani e quotidiani: da portare ogni giorno in tavola per restituire al vino il suo valore conviviale.

A volte si pensa che il lavoro di un distributore sia quello di andare alla costante ricerca di nuovi piccoli produttori, di bottiglie introvabili ed etichette sconosciute. In parte è così, ma spesso i tesori più grandi si nascondono molto più vicino di quanto si possa pensare e il nostro lavoro è semplicemente quelli di riconoscergli il giusto potenziale.

FelceBiancoNon ricordo l’anno preciso, ma Andrea Marcesini era entrato in Triple “A” da un anno o poco più. Mi aveva invitato a La Felce per gli assaggi della nuova annata. Passammo in rassegna una dopo l’altra tutte le vasche della cantina, tutte tranne due. “E quelle?” chiesi ad Andrea. “Sai Fabio, io faccio i mercati e spesso degli amici vengono qui a prendermi del vino in damigiana, quelle son le vasche dello sfuso: una di bianco e una di rosso”. Non appena li assaggiai, oltre a trovarli buonissimi, mi tornò in mente il Litrozzo di Gianmarco de Le Coste, che per quanto ne sappia è stato il primo in Italia a dare nuova vita al formato litro. Proposi ad Andrea di replicare la stessa cosa: “Vediamo come risponde il mercato, tu cerca delle bottiglie da formato litro e comincia ad imbottigliarne un po’. Per l’etichetta fai tu, tanto l’importante è il contenuto, un vino da tutti giorni: sano, buono e a basso costo”. Passarono pochi giorni e mi arrivarono in ufficio le prime due bottiglie di Quotidiano (ora, per motivi legali di marchio registrato, FelceBianco e FelceRosso) con delle etichette geniali che ricordano la copertina di A thick in a brick, l’album dei Jetrho Tull, e quindi la prima pagina di un giornale, o meglio di un quotidiano. Com’è andata a finire? Beh, Andrea ha smesso di fare i mercati, un po’ di sfuso di certo lo vende ancora, ma i litri della Felce sono tra i vini più venduti di tutte le Triple “A”.

Slavcek CrnoL’esperienza con Andrea mi diede però uno stimolo più grande: volevo replicare il progetto e fondare all’interno delle Triple “A” un vero e proprio club del litro coinvolgendo più produttori possibili. La prima seconda occasione mi capitò nel 2015, quando dovevo andare per lavoro a Trieste. Prima di partire chiamai Franc Vodopivec, era dal 2003, dalla prima visita in cantina con Luca Gargano, che non lo andavo a trovare. Mi invitò a passare qualche giorno da lui. Franc mi portò a vedere i vigneti che in quei dodici anni erano quasi raddoppiati come superfice e mi fece vedere varietà che non sapevo neanche che coltivasse come chardonnay, sauvignon blanc e barbera. I conti però non tornavano Francone, com’è possibile che col doppio delle vigne tu faccia così poche bottiglie? E poi che fine fanno queste uve?” “Con una parte di uve” mi rispose “faccio dello sfuso che vendo ai ristoranti della zona”. “Me li fai assaggiare?” chiesi subito. “Domani” mi freddò Franc. Il giorno dopo andammo a Lubiana, girammo per winebar tutto il pomeriggio e già “belli carburati” andammo a cena nel ristorante all’interno del castello in centro città. Come aperitivo Franc ordinò due pichets da mezzo litro del suo bianco sfuso. Era a dir poco favoloso. In venti minuti erano finite. In quattro a cena bevemmo altre quattro pichets di bianco e due di rosso. Sull’onda dell’entusiasmo raccontai a Franc del Quotidiano di Andrea, ma non fu subito convinto. “Ho paura che poi tutti comprano il litro e smettono di comprare le altre bottiglie” mi confidò. Gli feci una promessa Vedrai che non solo venderai lo stesso numero di bottiglie da 75, ma di più! I litri saranno la chiave d’accesso al resto della tua gamma”. E così è stato, i litri di Slavcek si rivelarono presto un successo. E il Belo e il Crno (il modo di ordinare rispettivamente un vino bianco o nero nelle osterie slovene) convinsero tanti clienti ad acquistare anche gli altri vini di Franc.

LitrottoL’ultimo ad aderire al nostro club del litro fu Francesco Valentino Di Benedetto de L’Archetipo. Dopo una giornata passata insieme a lui a vedere insieme i suoi oltre trenta ettari di vigna trattati con cura quasi manicale, dopo avermi spiegato tutto il lavoro di recupero dei vitigni autoctoni della Valle d’Itria che si sposano col clima della zona, offrendo a sostengo del tanto alcol tanta acidità, anche lui mi confidò di vendere parte del suo vino a dei grossisti. Quando li assaggiai mi arrabbiai “Ma scusa Valentino, dopo tutto il lavoro che fai in vigna e in cantina, fai dei vini così buoni e non sai neanche dove finiscono!?Bastò raccontargli le storie di Andrea e di Franc per convincerlo e nacque così il progetto Litrotto, con la versione bianca e la versione rossa.

A voler dirla tutta al club del litro ha aderito di sua sponte anche Francesco Brezza di Tenuta Migliavacca con il suo Vino Rosso. Anzi in realtà se la gioca con Marcesini per il primato sul tempo. Anche Francesco vendeva lo sfuso a un ristorante di Milano, quando poi ha deciso di imbottigliarlo nel pintone da due litri, il formato del contadino di una volta, il bottiglione che ci si portava nei campi ai tempi in cui il vino era un vero e proprio alimento.

Non sappiamo se il club del litro si allargherà ancora, ciò che conta è che siamo riusciti a valorizzare prodotti da agricoltura pulita e da fermentazione spontanea che si prestano al consumo quotidiano per beva e per prezzo contenuto. Il tutto racchiudendo questi vini in un formato pensato per un pasto da quattro persone o da due che amano bere!

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