Jurassic Park: Pierre Overnoy e altri mostri sacri

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Jurassic Park: Pierre Overnoy e altri mostri sacri

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Dallo Jura, una delle regioni vitivinicole più piccole di Francia, sulle tracce dei migliori vini jurassiens tra botti volutamente colme, ossidazioni controllate e “Vin Jaune e Vin de Paille”

PIERRE: UOMO, CONTADINO, VISIONARIO

Sarà stato a causa dell’estremo entusiasmo, strada facendo verso lo Jura, ma il traforo del Monte Bianco non ci è mai sembrato così lungo. Varcato il confine, il maestoso paesaggio alpino della Savoia cede pian piano il passo alle dolci e rilassanti colline dello Jura.

Raggiungiamo il centro di Pupillin in un tardo pomeriggio piovoso di novembre. Sulla porta ad aspettarci c’è Pierre: come di consueto preferisce accogliere i suoi ospiti nel soggiorno di casa, dove troviamo già radunati intorno al grande tavolo una decina di operatori. Pierre è un uomo pacato e discreto, dietro cui si nasconde una grande personalità, un narratore accattivante, ricco di storie e aneddoti, impreziositi dallo spiccato senso dell’umorismo. Dai modi modesti e umili, difficilmente si direbbe che se oggi lo Jura è un vivaio di nuove e giovani realtà vitivinicole, lo si deve al lavoro pioneristico di alcuni produttori storici, uno su tutti proprio Pierre Overnoy.

Pierre è un contadino figlio di contadini, nato nel 1937, quando ancora la monocoltura era praticamente inesistente e la sua famiglia, come tante altre, si dedicava oltre alla vite, all’allevamento di bestiame e all’orticoltura, per provvedere al loro sostentamento. Cresciuto tra vigneti, boschi e campi, quando eredita due ettari di vigna dai suoi genitori, Pierre si ritrova nel suo habitat naturale e subito si distingue per un approccio al lavoro completamente diverso rispetto ai suoi vicini vignerons, diffidando dell’enologia moderna e abbandonando gli insegnamenti ricevuti al Lycée Viticole di Beaune. Siamo nei primi anni ’60 e, mentre i suoi colleghi accolgono a braccia aperte i diserbanti chimici, che li manlevano da tante fatiche, con tanta testardaggine quanta lungimiranza, Pierre si rifiuta di adoperarli, preoccupandosi degli effetti a lungo termini, non solo suoi suoli, ma anche sulle uve e dunque sui lieviti naturali, che considera fondamentali nella costruzione dell’identità di un vino.

Pierre Overnoy

TRA JULES CHAUVET E JACQUES NEAUPORT: GLI ESORDI DEL NATURALE

Nonostante sia già un passo avanti a tutti, Pierre si direzionerà definitivamente verso il vino naturale nel 1984, in seguito all’incontro con due figure allora totalmente sconosciute al grande pubblico, ma presto divenute emblematiche nel mondo esordiente dei vini naturali. Si tratta di Jules Chauvet, vignaiolo e microbiologo che mostrò per primo come l’uso dei lieviti selezionati appiattisse l’espressione di un territorio, e del suo discepolo Jacques Nèauport. Sotto la loro influenza, Pierre dapprima iniziò a vinificare senza l’uso di anidride solforosa, mentre l’anno successivo si lanciò nella prima reintepretazione non ossidativa del savagnin, tradizionalmente vinificato "pas ouillè"¸ ossia senza colmature delle botti. Il risultato, oltre a essere straordinario, dimostrò quanto fosse riduttivo associare lo stile dei vini jurassiens al solo stile ossidativo, illustrando come anche in assenza di ossidazione controllata l’impronta del terroir rimanga forte e identitaria. Così Pierre Overnoy produce il uno dei primi savagnin ouillé della storia dello Jura, creando di fatto quella che oggi è una tendenza perseguita da sempre più vignaioli

Ad ogni modo Pierre ci tiene a ricordare che, contrariamente a quanti molti credono, il movimento dei vini naturali in Francia non è partito da lui, ma dal vicino Beaujolais, per mano dei colleghi Marcel Lapierre, Jean Foillard, Guy Breton e Yvon Métras, a cui poi si aggiungeranno sempre più vignaioli, proprio a iniziare dallo Jura, con Stéphane Tissot e Jean-Francois Ganevat.

Jura - Pierre Overnoy
Jura - Pierre Overnoy

EMMANUEL HOUILLON: UN INCONTRO SEGNATO DAL DESTINO

Da subito consapevole della grande potenzialità dei suoi vigneti, Pierre lavora senza sosta alla ricerca della purezza dei vini e dell’espressione più autentica del suo terroir sin dal principi, ma va saputo che se oggi i vini della Maison Pierre Overnoy sono praticamente introvabili e considerati dagli appassionati un vero e proprio oggetto di culto, non è sempre stato così. Pierre infatti ha dovuto farsi conoscere, partecipare a serate, ma soprattutto spiegare i suoi vini, così diversi e innovativi, non filtrati, senza solforosa, spesso ridotti e corredati da carbonica. Solo con il passare degli anni, grazie alla pazienza e alla saggezza che lo contraddistinguono ha conquistato la cerchia dei degustatori più preparata e difficile, fino a diventare la figura più emblematica di tutto lo Jura e non solo.

L’incontro cardine nella vita di Pierre avviene però nel 1989, quando Emmanuel Houillon, enfant du pays allora quattordicenne, bussa alla porta della cantina di Pierre, offrendosi di aiutarlo per la vendemmia. Emmanuel non ha alle spalle alcuna esperienza, ma l’incontro è illuminante per entrambi. Pierre accoglie Emmanuel come apprendista, insegnandogli i trucchi del mestiere, Emmanuel accoglie Pierre come maestro di vino e di vita.

Così nel 1995, dopo aver studiato viticoltura a Beaune, Emmanuel torna da Pierre, viene assunto come dipendente, fino al 2001, anno in cui Pierre si ritira, lasciando le redini del Domaine nelle mani del suo figlio adottivo. Quasi vent’anni dopo Pierre, instancabile, sta ancora al fianco di Emmanuel giorno dopo giorno, annata dopo annata.

La degustazione inizia da un campione da vasca di Poulsard 2018 e spazia fino al 1999 tra Chardonnay, Savagnin Ouillé, Vin Jaune (quelli di Pierre sono affinati per almeno 8 anni) e Vin de Paille. Ma la nostra fortuna vera è di essere ospiti di Pierre anche per cena, con Anne, moglie di Emmanuel ai fornelli. Pierre riemerge dalla cantina tenendo tra le mani dei veri e propri tesori: da un sontuoso Poulsard 1999 che a detta di Pierre “goùte vieux pinot” (che potremmo tradurre con “sta pinoteggiando”), a un imperiale Vin Jaune 1999, dalla “longeur de bouche” stupefacente, per finire con uno straordinario unicum un Vin de Paille 2008, da poulsard, savagnin e chardonnay, senza solfiti aggiunti, fatto rarissimo per la tipologia di vino tristemente nota per le massicce dosi di solforosa.

Il tempo a tavola vola veloce e il campanile ha già suonato la mezzanotte da un pezzo quando ci salutiamo. Percorriamo la strada che ci separa dall’albergo e voltandoci vediamo ancora le sagome di Pierre ed Emmanuel. Basta guardarli insieme, anche a centro metri distanza, per poter percepire quanto sia forte e inscindibile il legame di amicizia, fiducia e stima reciproca tra i due.

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