


Sono nato nel mondo del vino, mio padre Stefano Chioccioli è un rinomato agronomo ed enologo.
Sono cresciuto a Greve in Chianti e il mio primo ricordo legato al vino risale a quando da piccolo correvo e giocavo tra i filari dei vigneti. È un ricordo che porto nel cuore, che mi ha fatto capire quanto questo mondo fosse parte della mia vita fin dall’inizio.
Sono diventato vignaiolo dopo la laurea in Enologia. In seguito, io e i miei fratelli abbiamo deciso di intraprendere questa bellissima avventura diventando produttori a Gaiole in Chianti fondando l'azienda Chioccioli Altadonna.
Col passare degli anni, il mio approccio al vino si è evoluto. Dopo l'università avevo un approccio più tecnico e pragmatico, ma con il tempo e l’esperienza ho sviluppato un legame sempre più profondo ed empatico con il vino. Oggi lo vedo come qualcosa di vivo, che deve raccontare la storia delle sue vigne, dell’uva e dei suoi lieviti. Quando il vino è vivo nel bicchiere riporta tutto il territorio e l’essenza della natura che lo circonda. Il vino deve essere un sorso di gioia che parla della passione che da millenni lega l’uomo alla natura attraverso questa bevanda.
La mia prima vendemmia è stata nel 2010, quindi sono ormai 14 anni che produciamo vino.
In questi anni non sono cambiato molto, perché ho sempre cercato di produrre vini che rappresentassero la Toscana, i miei vigneti e la mia uva. Ogni vendemmia, però, mi ha permesso di legarmi sempre di più alla vigna, imparando a rispettarla e ad ascoltarla, adattandomi alle caratteristiche uniche di ogni annata.
Mi ritrovo nell’animo profondo del Sangiovese, sempre fedele a sé stesso ma pronto a mostrarsi ogni volta sotto una nuova luce, nel suo carattere forte e deciso, che taluni confondono per scontrosità̀ ma che è sinonimo solo di fermezza e capacità di reagire alle difficoltà.
Mi ritrovo nella gioiosa condivisione del cibo, come una bottiglia di Chianti Classico Fossivento aperta durante una grigliata in famiglia. Mi ritrovo nella sua spensieratezza, come il Sangiovese dal manto leggero del Sanforà, che nel bicchiere mi riporta sempre alle giornate d’estate quando da bambino salivo sugli alberi per mangiare le ciliegie con gli amici. Mi ritrovo nell’eccitazione di affrontare nuove sfide, come quando abbiamo capito che il nostro Sangiovese avesse la tessitura giusta per poter diventare una bolla blanc de noirs, la Cuvée della Terra.