
Quella di Calafata è una cooperativa agricola e sociale, che accoglie la fragilità e ha bisogno di sostenerla con attività quotidiane, che si traducano in una presa in carico senza soluzioni di continuità.
Mentre le altre aziende agricole hanno ridotto al minimo il personale, maggior voce di costo di qualsiasi impresa che abbia a che fare con il lavoro manuale, Calafata ha appunto cercato di mantenere impegnati i collaboratori il più tempo possibile, e le attività si sono perciò moltiplicate. Hanno così potuto iniziare a dare supporto alle altre aziende agricole del territorio per vari lavori stagionali, per cui queste aziende non erano più strutturate. E oggi le lavorazioni conto-terzi rappresentano una importante voce di bilancio dell’intera impresa.
Ma è proprio la struttura stessa su cui si basa l’inizio dell’avventura di Calafata ad essere policolturale. Nelle colline appena al di fuori dalle mura di Lucca, infatti, le ville dei nobili tardo rinascimentali erano costruite come un hortus conclusus, circondato da alti muri, con tutte le produzioni all’interno. Con la nascita della piccola borghesia, su diversa scala, venne copiato lo stesso modello: villette con un pezzo di terra tripartito a uliveto, vigna e orto. Proprio dal lascito di una di queste ville, nome che peraltro deriva da “vigne” è iniziato il cammino di questa cooperativa sociale, che si è allargato ad ulteriori coltivazioni e trasformazioni.