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Vitizionario: la mourvèdre

Appunti dal catalogo //

Vitizionario: la mourvèdre

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Un tour dei vitigni del mondo raccontato attraverso le testimonianze degli Agricoltori, Artigiani, Artisti. La mourvèdre secondo Agnès Henry del Domaine de la Tour du Bon.

La mourvèdre, nota anche come monastrell in Spagna, ha una storia che si intreccia con il paesaggio soleggiato del Mediterraneo. Questo vitigno a bacca nera autoctono della Penisola Iberica, si diffonde a partire dal Medioevo anche in Francia trovando la sua dimensione ideale nel Rodano Meridionale e in Provenza. Grazie infatti alla sua grande resistenza ed adattabilità questo vitigno è stato capace di diffondersi in ambienti anche differenti tra loro, ma è tra la Provenza e la Valle del Rodano che la mourvèdre conquista la massima fama grazie alle denominazione Bandol e Châteauneuf-du-Pape.

La pianta, dal portamento eretto, è caratterizzata da una forte acrotonia che costringe i viticoltori alla potatura corta per evitare il diradamento dei grappoli. Questo vitigno a maturazione tardiva infatti si sviluppa in climi aridi, preferendo suoli secchi e rocciosi, e ricerca il calore del sole fondamentale per portare a termine la maturazione delle uve. I grappoli dalla forma medio grande, compatti e conici, sono composti da acini blu-neri coperti da una spessa buccia che li protegge da parassiti e malattie e contribuisce all’elevata tannicità dei vini.

Per sapere di più su questo vitigno abbiamo chiesto a Agnès Henry, viticoltrice a Bandol e proprietaria del Domaine de La Tour du Bon. "Alla Tour du Bon abbiamo un suolo molto interessante dal punto di vista geologico che si riflette all’interno dei nostri vini. Poggiamo su di un plateau calcareo per cui le piante hanno pochissimo suolo, le radici incontrano subito lo zoccolo calcareo. La mourvèdre è una varietà molto verticale che aspira alla luce e qui in Provenza si trova perfettamente a suo agio. È un’uva dal carattere deciso, fortemente mediterranea e molto sanguigna che ben si riflette anche nei nostri vini.”

La Mourvèdre, conosciuta anche come “il cabernet del sud” per il suo animo selvatico e il tannino graffiante, infatti è un vitigno che offre un profilo aromatico complesso e ricco di sfumature, la cui espressione varia a seconda dei terroir e delle tecniche di vinificazioni. Viene apprezzato per dare vita a vini dal colore rosso tendente al nero asciutti e corposi, a cui spesso viene unita una parte di grenache per “domarlo”, capaci di sfidare il tempo grazie alle grandi estrazioni e ai lunghi invecchiamenti. Ma Agnès ha saputo trovare una nuova chiave di lettura per la vinificazione di questo vitigno ruvido e massiccio. Dopo infatti l’incontro con Elisabetta Foradori nasce l’intuizione di sostituire la botte con l’anfora. “La prima annata fu davvero sorprendente, la feci assaggiare ad amici e colleghi in zona e nessuno la riconobbe come mourvèdre. Se i Bandol classici sono infatti vini di struttura, corposi e massici sostenuti ulteriormente dall’utilizzo del legno nell’affinamento, l’En Sol raccontava una storia dove i tannini non sono più la caratteristica preponderante. Avevamo davanti un vino etereo ma dall’animo ribelle tipico della varietà”.
Agnès così continua a portare avanti la sua mourvèdre ribelle, sia per l’uso della macerazione prolungata sia per gli affinamenti. “L’affinamento sulle bucce per oltre sei mesi non è affatto tipico della zona, ma d’altronde non lo è nemmeno l’uso dell’anfora. In questo caso la mourvedre mantiene parte della sua natura materica e tannica, ma ha una tensione minerale che ne garantisce verticalità e freschezza.”

All’interno del catalogo degli Agricoltori Artigiani Artisti la mourvèdre trova spazio in purezza esclusivamente nelle preziose bottiglie di En Sol in una nuova chiave di lettura che vede le uve di Bandol affinate in anfora! L’assemblaggio tradizionale, con syrah e grenache, possiamo trovarlo declinato all’interno del Papillon Rouge e dell’Haru Rouge della cantina provenzale Domaine Milan. All’interno del Vallon, altro vino che porta in sé il dna Milan, all’assemblaggio tradizionale vengono aggiunti Cinsault, Cabernet Sauvignon e Terret Blanc per un’interpretazione beverina e avvolgente.
Dalla Valle del Rodano invece arrivano le due interpretazioni di Domaine de Villeneuve: Lo Chateauneuf-du-Pape Les Vieilles Vignes è un vino luminoso, materico ed elegante. Dalla trama tannica persistente e setosa chiude con un sorso lungo e speziato. La Griffe è un Côtes du Rhone generoso, caldo e minerale dal tannino graffiante. Spostandoci al confine con la Spagna Bruno Duchêne ci regala la sua interpretazione, La Luna, per un rosso goloso e mediterraneo. Opposta l’interpretazione di Didier Barral, il vignaiolo di Domaine Leon Barral, dove assume struttura e austerità con tratti decisamente speziati nel Faugères Valinière.

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