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Vitizionario: la croatina

Appunti dal catalogo //

Vitizionario: la croatina

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Un tour dei vitigni del mondo raccontato attraverso le testimonianze degli Agricoltori, Artigiani, Artisti. La croatina secondo Andrea Rossi.

La croatina, diffusa principalmente tra Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte ma presente anche in altre regioni del nord Italia, è un vitigno dalle origini ancora poco chiare, anche se alcune documentazioni locali ne attestano la presenza sulla collina di Rovescala, in Oltrepò Pavese, già dall’11 marzo 1182. Conosciuta, a seconda della zona, con diversi nomi tra cui bonarda di Rovescala, non va confusa con la bonarda piemontese, un caso di omonimia che ha generato notevole confusione dal momento che i due vitigni poi dato luogo anche a due distinti vini con denominazione: la Bonarda dell’Oltrepò Pavese e la Piemonte Bonarda.

“Localmente la croatina è stata chiamata anche crovattina” ricorda Andrea Rossi di Tenuta Fornace, la cui famiglia fa viticoltura sulla collina di Rovescala da sei generazioni “probabilmente il nome prende forma in relazione all’uso conviviale del vino nei giorni di festa, nei quali ci si vestiva eleganti e si indossava il cravattino per andare in chiesa. Per questo in zona ha sempre rappresentato un vino famigliare, legato ai momenti di festa passati insieme ai propri cari”.

Varietà a bacca nera che restituisce grappoli grandi e compatti con tanti piccoli acini sferici particolarmente pruinosi e dalla buccia spessa e coriacea, la croatina dà luogo a vini scuri e corposi, di grande frutto, alcolici e dal tannino acceso, quasi prepotente. Se la grande estrazione polifenolica in macerazione è dovuta proprio al ridotto rapporto tra succhi e parti solide tradizionalmente, per smorzarne la ruvidità intrinseca, si è quasi sempre preferito impiegarla in uvaggio con altre varietà locali quali la barbera, la vespolina, l’uva rara. “La croatina ha una doppia anima” continua Andrea “Da un lato il frutto e la tendenza a conservare qualche grammo di zucchero residuo che le conferiscono i suoi tratti più piacioni, dall’altro alcol e tannino che contribuiscono a renderla più scorbutica. Non quindi deve stupire che la combinazione di questi due fattori abbia spinto i viticoltori a usare questa varietà in assemblaggio con altre uve. Allo stesso tempo si tratta di un vitigno versatile che, anche in purezza, permette di sperimentare diversi stili di vinificazione e, secondo me, può dare risultati inaspettati nell’appassimento. Inoltre l’elevata concentrazione di antociani e tannini garantiscono un potenziale di invecchiamento ancora tutto da esplorare”.

All’interno del catalogo Triple “A” la croatina appare in purezza tra le file dei vini di Tenuta Fornace in due differenti interpretazioni. Da un lato la Regina di Cuori, una versione giovane e leggibile che si presta a fare da primo passo nell’esplorazione di questo vitigno, dall’altro il Riva Longa, una croatina appassita in pianta che si fa portavoce dell’anima più sperimentale di Andrea Rossi, che con questa etichetta “sfida il tempo”, conferendo altra materia e morbidezza a un’uva già ricca in partenza. Sul versante invece della tradizione Tenuta Fornace offre anche il più classico Buttafuoco Caccialupo in cui concorrono anche barbera, ughetta e uva rara.

Restando in Oltrepò, ma spostandosi di qualche chilometro fino a raggiungere Broni, si arriva da Giuseppe Maga, figlio d’arte del produttore che ha reso illustre questa zona attraverso gli iconici Montebuono e Barbacarlo, ottenuti da diverse colline ma dai medesimi assemblaggi dove la croatina è protagonista insieme alla vespolina e all’uva rara.

Tornando invece verso il confine con l’Emilia Romagna fino a valicarlo, si approda nei vigneti di Elena Pantaleoni di La Stoppa a Rivergaro, dove la croatina comincia ad apparire sotto il nome di bonarda. Qui lo sposalizio con la barbera è sacro, sia nella versione più facile e quotidiana del Trebbiolo, sia nella più longeva e voluminosa Macchiona, un vino che affronta lunghi affinamenti in bottiglia fino a raggiungere vette altissime, come dimostra l’edizione Dieciannidopo (che ormai son diventati venti!)

Uscendo invece al di fuori delle zone più canoniche, la croatina fa anche la sua piccola apparizione in Veneto tra i vigneti di Maddalena di Musella dove concorre alla produzione del Recioto, in un ruolo minore, ma riaffermando la teoria di Andrea Rossi dell’appassimento come nuova frontiera da esplorare.

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