Privacy Policy Cookies Policy
Vitizionario: la bianchetta genovese

Appunti dal catalogo //

Vitizionario: la bianchetta genovese

Scritto da

Un tour dei vitigni del mondo raccontato attraverso le testimonianze degli Agricoltori, Artigiani, Artisti. La bianchetta genovese secondo Daniele Parma dell’Azienda Agricola La Ricolla.

La bianchetta genovese è un vitigno a bacca bianca originario delle zone collinari intorno a Genova, dove prende i soprannomi di Cianchetta o Gianchetta.Questo vitigno divide per il nome e le origini infatti, nonostante sia dimostrato scientificamente che si tratti di due vitigni differenti, viene spesso confuso e associato all’albarola a causa delle caratteristiche simili che li accomunano. Per andare a fondo della questione, e scoprire di più su questo vitigno autoctono della Liguria, non potevamo che parlare con Daniele Parma di La Ricolla, vignaiolo a Né nell’entroterra di Chiavari.

Caratterizzata da grande vigoria e foglie medio piccole pentagonali, la bianchetta regala grappoli piccoli dagli acini gialli verdi con buccia molto sottile. Iniziamo subito con dire che la bianchetta è un super autoctono per pochi coraggiosi. Spesso c’è molta confusione quando si parla di albarola e di bianchetta” ci racconta Daniele “ma la verità è che sono due vitigni differenti. Hanno una parentela, che è stata comprovata attraverso diverse analisi del DNA, e sono simili sia nella foglia che nel comportamento del grappolo, compattissimo e portatore di acidità, ma hanno alcune differenze sostanziali: le più importanti direi che sono che la bianchetta genovese è meno generosa nelle rese, fa grappoli più contenuti, ha la buccia sottilissima e in generale è più problematica dell’albarola. Non può vedere il sole, defogliando, infatti il grappolo non appassisce ma secca proprio! Se sommi tutte queste caratteristiche: grappolo compattissimo, fotosensibile e buccia sottile, capisci che è un uva veramente rognosa! Però, c’è un però, la sua bellissima acidità se accompagnata con rispetto regala vini di grande tensione. Il problema nella vinificazione è la buccia, bisogna infatti toccarla piano. Noi fermentiamo con le bucce per qualche giorno per essere sicuri di far partire la fermentazione e rilasciare le sostanze aromatiche al vino. Ma non bisogna esagerare, nelle macerazioni più lunghe la buccia si disgrega e rovina il vino, apportando note amare.”

Proprio a causa di questa maggiore facilità di gestione nel periodo post-filosserico l’albarola è andata infatti a sostituire lentamente la bianchetta, risalendo dalla tradizionale zona di coltivazione delle Cinque Terre e del Sarzanese fino alla Riviera di Levante e nelle colline del genovesato, mischiandosi nei vigneti e nel parlato. Per tracciare nella storia e nella geografia la zona di origine della bianchetta bisogna ripercorrere i confini della Doc Val Polcevera Bianchetta Genovese che ricade nella parte occidentale della Provincia di Genova e abbraccia buona parte del capoluogo e il suo entroterra. Così della presenza e produzione di un vino di zona ne scopriamo l’esistenza già dal 117 a.C. nella tavola bronzea scoperta ad Isola del Cantone ma anche nelle opere di scrittori e letterati più recenti, Stendhal racconta del Bianco di Coronata, la sottozona del Doc Val Polcevera, nel suo romanzo “Viaggio in Italia” e Caproni scrisse del gottino di coronata profumato di zafferano e cedro. Ma se l’albarola nel tempo si è avvicinata a Genova, l’abbandono della campagna e dall’altro lato la poca divulgazione di questo vitigno ha lasciato la bianchetta nell’ombra dimenticata, quando non addirittura bistrattata. Ed è proprio attraverso i vini di La Ricolla che possiamo nuovamente riscoprire e apprezzare questo vitigno.

La bianchetta è uno dei vitigni liguri che riesce maggiormente a riflettere la salinità e l’acidità dei terreni, preferisce i climi freschi e collinari, e grazie alle escursioni termiche quasi inesistenti in zona regala profumi delicati. “Il grande pregio della bianchetta è la sua capacità di riflettere gli aspetti minerali, specialmente nelle annate più siccitose, tirando fuori caratteri diversi e più austeri. Porta infatti in sé un messaggio di freschezza, tensione e acidità. Specialmente quando viene vinificato in maniera essenziale da agricoltura essenziale.”

Caratteristiche che il vitigno ritrova nei tre terreni di Daniele, tre vecchie vigne con più di cinquant’anni posizionate su crinali o terrazzamenti esposti a sud ma rinfrescati dai venti. Il vigneto di Priora, qualche chilometro sopra Carasco, è un vigneto storico impiantato negli anni 70: aggrappato a ripidi muretti, con un filare per terrazzamento, esposto a sud-est e con un’altitudine di 10 metri sul livello del mare dà vita al Ninte de Ninte. A Casarza Ligure invece si trova il vigneto di Verici, Daniele ci confida “Verici sta alla bianchetta come la Valpolicella sta all’Amarone, infatti qui ogni anno si svolge la festa della bianchetta. Questa festa, per quanto contenuta, è più antica del Vinitaly!”. Il terreno di Daniele si trova nella parte più alta della Creusa dei Bruschi, ad un altitudine di oltre 300 metri sul livello del mare, anche questo è un vecchio impianto con piante che arrivano ai settant’anni d’età dove i terrazzamenti sono la regola e il lavoro è strettamente manuale. “Lavorare questo vigneto è una fatica, ma se ti giri verso il mare vedi sotto di te i due mari di Sestri Levante. Il mare alla fine ti consola il sudore.” Infine in località Vignolo, dove la viticoltura viene rispecchiata anche dalla topografia, troviamo a Mezzanego il terzo appezzamento dedicato alla bianchetta della Ricolla: millecinquecento metri quadri distanti una decina di chilometri dal mare dove vivono le piante più giovani. “Sono terreni poveri, dove i terrazzamenti non hanno profondità, il suolo è molto scistoso e c’è tanto scheletro: per cui le piante dopo circa un metro incontrano già la pietra. Questo vigneto è un bijoux!”

All’interno del listino degli Agricoltori Artigiani Artisti troviamo le migliori espressioni di bianchetta genovese all’interno delle bottiglie di Daniele Parma, dove viene vinificata in purezza e affronta un affinamento nelle iconiche anfore di La Ricolla. Stiamo parlando del Ninte de Ninte e il recentissimo Brutal, due bianchette che dall’affinamento in anfora guadagnano sfumature salmastre e terrose che rivelano la natura minerale del vitigno.

Scopri i produttori Triple “A”

Scopri i Vini Triple “A”

Spedizione gratuita a partire da 39€

Dal Magazine