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Vitizionario: il manzoni bianco

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Vitizionario: il manzoni bianco

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Un tour dei vitigni del mondo raccontato attraverso le testimonianze degli Agricoltori, Artigiani, Artisti. Il manzoni bianco secondo Emilio Zierock dell’ Azienda Agricola Foradori

Se di molti vitigni l’origine e la provenienza è incerta per quanto riguarda il manzoni bianco abbiamo un luogo, una data e anche una persona. È un vitigno a bacca bianca che nasce negli anni ’30 all’interno dei campi sperimentali di una delle scuole più antiche e importanti per il vino: la Scuola di Enologia di Conegliano Veneto. Il secolo precedente aveva visto l’arrivo in Europa della filossera e gli agronomi in quel periodo lavoravano incessantemente sia alla ricerca di varietà più resistenti ai parassiti, incrociando la vitis vinifera con le viti americane, sia di competere con il mercato enologico dei nostri cugini d’oltralpe, incrociando tra di loro le varietà europee per selezionare profumi e caratteristiche. È il Professor Luigi Manzoni, professore a Conegliano, a rivoluzionare le procedure agronomiche passando dagli innesti alle impollinazioni seguendo gli studi di Mendel, e proprio da uno dei suoi numerosissimi esperimenti nasce il 6.0.13 un incrocio tra il riesling renano e il pinot bianco, conosciuto anche come Manzoni Bianco.

Tra i banchi di Conegliano a seguire le lezioni del Professor Manzoni c’era un giovane Roberto Foradori, che decide di scommettere sul nuovo vitigno e portarlo all’interno della Piana Rotaliana. Oggi è Emilio Zierock, suo nipote, che si occupa di curare i vigneti dell’Azienda Agricola Foradori. Il manzoni bianco è un vitigno per persone pigre ci racconta ridendo Emilio “a livello fisiologico infatti è molto comodo, non produce femminelle e rimane molto areato, anche la produzione di foglie non è intensa per cui non è nemmeno necessario sfogliare. Tra i pregi di questo vitigno mi piace molto che sa leggere bene l’annata, di contro ha il difetto di essere una varietà piuttosto avara e di avere forti sbalzi di crescita che possono portare a dei problemi di peronospora.”

Coltivato lungo tutto lo stivale i frutti del manzoni prendono la parte estetica dal pinot bianco, con grappoli piccoli e compatti caratterizzati da chicchi contenuti e sferici. Gli acini, dal colore giallo verde, sono avvolti da una spessa buccia pruinosa, ed è proprio lo spessore della buccia il segreto della buona acidità delle uve del vitigno. Questa acidità può però diventare un’arma a doppio taglio e deve essere monitorata per evitare volumi di alcol eccessivi, soprattutto negli ultimi anni dove le temperature sempre più alte infatti rischiano di portare i grappoli in sovra maturazione. “L’acidità del manzoni bianco insieme alla sua componente aromatica vengono dal riesling renano, dal pinot bianco prende invece l’eleganza e la rotondità. È proprio questa dualità tra la timida austerità del pinot e i profumi del riesling che ci piace così tanto!ci confessa Emilio.

Il manzoni bianco 6.0.13 è una varietà incredibilmente versatile che si adatta a climi e terreni differenti, come dimostra la sua diffusione lungo tutto lo stivale, ma è nei terreni collinari caratterizzati da suoli profondi e poco compatti che dà il meglio di sé. Nei vigneti Foradori, dopo una breve permanenza in un vigneto a sud dove lo aveva piantato nonno Roberto, il manzoni si è spostato più in collina. All’interno della vigna di Fontanasanta infatti ha trovato le condizioni ideali ad un altitudine di 400 metri sul livello del mare, poggiando su terreni di argille rosse. Ma c’è vento di novità in azienda, come ci anticipa Emilio “Abbiamo scoperto che sul basalto 6.0.13 legge bene l’origine per cui abbiamo piantato una nuova vigna per vedere le sue potenzialità. Il nuovo impianto è a Brentonico sul Monte Baldo, siamo a nord del Lago di Garda, a 600 metri di altitudine completamente esposti a nord su un suolo basaltico. Ma dovremo aspettare qualche anno per scoprire se le nostre supposizioni sono corrette!”.

Pur essendo diffuso in tutta Italia è all’interno della zona del Triveneto che il vitigno regala le sue migliori espressioni. I  vini figli del manzoni bianco sono caratterizzati da un equilibrio tra corpo, acidità e aromaticità, queste caratteristiche concorrono alla creazione di grandi vini bianchi incredibilmente fini ed eleganti che devono essere aspettati. Noi consigliamo di aspettare tre anni dalla vendemmia” ci svela Emilio “per apprezzare la sua completa evoluzione verso i tratti più minerali del Riesling renano. Il nostro manzoni terziarizza velocemente quindi non li invecchierei troppo, non è una tipologia di vino adatta ad aspettare oltre i 10 anni. Il manzoni bianco infatti dà vini che tendono ad andare verso la riduzione, noi per questo motivo lo vinifichiamo in cemento con solo una piccola percentuale, pari al 5%, che va in anfora. Il cemento infatti dà quella parte di ossigeno e più tattile. Dopo la vinificazione affiniamo in botti di acacia, secondo la tradizione che vede l’utilizzo di questo legno e del castagno per i bianchi di zona. Abbiamo provato anche noi con il legno di castagno ma era molto grezzo e amaro e non ci ha soddisfatto.”

Il Manzoni Bianco all’interno del listino degli Agricoltori Artigiani Artisti si trova in purezza all’interno del Fontanasanta Manzoni Bianco di Foradori dove rivela la sua anima duplice tra acidità e profumi, fine e aromatico in gioventù e minerale quando maturo. Ma in unione con altri vitigni regala un’espressione insolita, come nel Caroline di Pranzegg, dove il manzoni dà sostegno ad altre varietà a bacca bianca dando vita ad un vino elegante ed equilibrato, tra polpa e grande acidità.

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