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Maria Ernesta Berucci entra a far parte della famiglia Triple “A”

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Maria Ernesta Berucci entra a far parte della famiglia Triple “A”

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A metà strada tra Roma e Frosinone, arroccato su una collina, si spiega il piccolo borgo di Piglio, patria del cesanese. È proprio da qui che comincia la storia di Maria Ernesta Berucci, la prima Agricoltrice, Artigiana, Artista del Lazio.

Sarà siccome in famiglia ci mancava un produttore della zona, sarà perché è non è tra i vitigni più conosciuti e diffusi d’Italia, ma abbiamo sempre avuto una passione particolare per il cesanese. E dopo aver incontrato Maria Ernesta Berucci e Geminiano e assaggiato i loro vini, la passione si è trasformata in amore.

La storia di Maria Ernesta è legata anima e corpo a questo luogo, dove i suoi genitori, nonni e antenati già coltivavano il cesanese, al punto che le prime testimonianze del vitigno in questo territorio risalgono addirittura al Quattrocento. Nel 2004 però questa tradizione famigliare rischia di interrompersi, quando il padre di Maria Ernesta cede gran parte dei vigneti. Solo il piccolo appezzamento di Colli Santi resta nelle mani dei Berucci e proprio da lì Maria Ernesta muoverà i primi passi.

È il 2009 quando Maria decide di intraprendere il suo percorso da viticoltrice e affiancata dal fratello dà vita alla sua prima etichetta: l’Onda. Il nome è evocativo e sta a rappresentare un nuovo movimento di vita, l’insieme delle particelle del mare che si uniscono, si infrangono e ritornano per ricombinarsi tra loro, una storia che ricomincia. Da lì in poi Maria Ernesta non si ferma più: comincia il recupero di vecchi vigneti abbandonati e sceglie una viticoltura rispettosa dell’ambiente e un approccio di cantina non interventista dove è solo la materia prima a fare da protagonista.

Poi nel 2014 è la volta dell’incontro con Geminiano, dell’intrecciarsi dei loro percorsi di vita e di vigna e dell’adozione dell’agro-omeopatia secondo gli insegnamenti di Radko Tchichavsky. Una pratica agricola rivoluzionaria che si basa principalmente sul concetto di somiglianza metabolica tra le piante e gli organismi viventi che condividono lo stesso ambiente. Un modo di lavorare che ha come fondamenta l’ascolto e l’osservazione della vigna che, come piace ricordare a Maria Ernesta, è la loro datrice di lavoro o meglio ancora la loro collega più stretta con cui è necessario instaurare un rapporto di cura, custodia e di reciproco scambio.

Maria Ernesta Berucci

In campo questa pratica agricola si traduce nella fortificazione del terreno attraverso la pacciamatura, le colture di coperture, la facilitazione alla riproduzione di microrganismi indigeni e micorrize, l’uso di erbe selvatiche e funghi per trattamenti omeopatici, e ancora l’astensione da defogliazioni e diradamenti eccessivi, così come per l’uso dei mezzi meccanici che non entrano più in vigna dal 2017. Tutto ciò si realizza nella sanità delle piante, che si dimostrano in grado di affrontare parassiti e malattie senza l’uso eccessivo e di rame e zolfo e di restituire grappoli perfetti, di assoluta qualità.

Nel frattempo la produzione si allarga e ad affiancare l’etichetta storica arrivano i due Raphael, da uve passerina e cesanese, che devono il nome agli acquarelli che l’artista romana degli anni ’70 Antonietta Raphael Mafai ha regalato a Maria Ernesta, la Mola da Piedi, un cesanese superiore di grande ricchezza e dai tratti surmaturi, e infine una Passerina del Frusinate rifermentata in bottiglia.

La forza di volontà, la ricerca e la passione di Maria Ernesta e Geminiano però non si esauriscono qui e di recente anche le prime anfore hanno fatto il loro ingresso in cantina. Sperimentazione e sensibilità si intrecciano e diventano materia indissolubile dei loro vini senza ricetta che esprimono la capacità di adattare e tarare il proprio vendemmia per vendemmia, annata dopo annata. Vini che raccontano la visione del lavoro di Maria Ernesta e Geminiano e che parlano la lingua del loro territorio, vini buoni che mettono di buon umore.

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