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I Fratelli Preziosi e il progetto di recupero sociale di Andrea Marcesini

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I Fratelli Preziosi e il progetto di recupero sociale di Andrea Marcesini

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Andrea Marcesini dell’Azienda Agricola La Felce e la vigna nella struttura psichiatrica Casa Cardinale Maffi dell’Olmarella: storia di un progetto di condivisione e crescita.

A Castelnuovo Magra in località Olmarella si trova la struttura Casa Cardinale Maffi, una grande villa del Settecento circondata da un parco di otto ettari. Casa Cardinale Maffi non è una villa qualsiasi, ma è quello che le persone chiamerebbero “un regime residenziale di 40 persone non autosufficienti affette da patologie psichiatriche”. Ma i residenti hanno tutt’altro nome per definirsi: quando parlano di loro, infatti, si chiamano i Fratelli Preziosi, perché la differenza è anche rarità e perciò preziosa quando si parla del vasto e complesso ventaglio dell’umanità.

Ed è proprio con i residenti della struttura che Andrea Marcesini, dell'Azienda Agricola La Felce, ha da qualche anno iniziato un progetto di riabilitazione sociale attraverso la vigna e le pratiche agricole.Per molti anni sono passato in macchina davanti al parco della struttura e ogni volta mi trovavo a pensare: -Qui ci starebbe proprio bene una vigna!- Sai, forse è una deformazione professionale” ci racconta ridendo Andrea, prima di aggiungere “Poi un giorno mi sono detto che avrei proprio voluto vedere se mi avessero dato la possibilità di fare un vigneto insieme ai ragazzi dell’Olmarella e mi sono buttato in questa avventura.”

Grazie all’aiuto della sorella, che lavora da tempo in questa struttura, Andrea incontra Franco Falorni, il presidente di Casa Cardinali Maffi. “Un incontro che ha fatto scattare la scintilla” ricorda Andrea “Entrambi abbiamo visto un triplice potenziale nel progetto. Una cosa che avrebbe fatto bene a Casa Cardinale Maffi, a La Felce e al territorio”. Così nel 2018, il sogno condiviso di Franco e Andrea prende forma con le prime quindici barbatelle “di prova” di uva da tavola. Sin da subito, l’idea si rivela azzeccata, coinvolgendo con entusiasmo i Fratelli Preziosi. Ed ecco che l’impianto si amplia, mettendo a terra il primo mezzo ettaro di Vitis vinifera, dove trovano spazio trebbiano, vermentino e albarola. “Quando abbiamo immaginato il vigneto mi è piaciuta molto l’idea di impiantare soltanto vitigni autoctoni della zona” continua Andrea “Per me questa scelta aveva un significato particolare, infatti credo che queste varietà siano le custodi della storia di un territorio. E volevo che i ragazzi avessero la possibilità di essere a loro volta artefici e guardiani del luogo. Una volta pensato il vigneto è stato il momento di dedicarsi alla squadra, così abbiamo ricevuto l’adesione di cinque ragazzi, con un’età tra i 35 e i 60 anni, che 365 giorni all’anno si occupano della vigna. Con la pandemia c’è stato un rallentamento nel progetto ma abbiamo ottenuto già grandi traguardi, infatti siamo riusciti a partecipare ad un progetto della Comunità Europea, che avendoci visti già attivi ha deciso di supportarci. Il prossimo obbiettivo è quello di espanderci e arrivare ad un ettaro e mezzo”.

E così la vigna diventa un campo concreto in cui i residenti della struttura possono mettersi in gioco, un’occasione di crescita e responsabilizzazione, dove la cura del vigneto diventa il modo per sublimare un disagio psichico grazie alla cura costante e ripetitiva che caratterizza il ciclo della natura e il mondo agricolo. Andrea in questo caso si trasforma in regista e direttore d’orchestra per permettere a questo delicato organismo di continuare a muoversi in armonia, e così due o tre volte a settimana lo trovate in vigna con i ragazzi a mostrargli come si fa una potatura o come funziona la vendemmia.

Mi diverto un sacco ovviamente, per me è molto importante dare a questi ragazzi un obiettivo. Vedere l’entusiasmo con cui hanno accolto il progetto e la dedizione con cui ci si dedicano mi fa capire di avere fatto la scelta giusta. Anche quando non sono in vigna la tengono monitorano a vista dalle finestre della struttura, e così più di una volta mi hanno fatto chiamare perché hanno visto che c’erano i cinghiali e volevano proteggerla. Oppure c’è un ragazzo che da quando gli ho parlato della pacciamatura raccoglie tutte le foglie di quercia che trova nel parco e le mette in vigna, più di una volta gli ho detto di non esagerare perché se no ammazza le viti, ma lui ha preso molto seriamente la questione pacciamatura e ora non si può più fermarlo” conclude Andrea con un sorriso.

Andrea in questi anni ha insegnato ai ragazzi tutto quello che sa: dall’impianto alla cura, fino alla gestione delle piante e da quest’anno una nuova fondamentale parte si è aggiunta nella formazione della sua squadra: la vinificazione. “Siamo andati da me in cantina per permettergli di seguire passo passo tutto il processo che trasforma l’uva in vino. Sfortunatamente i ragazzi non possono assumere alcolici, quindi non potevamo fargli assaggiare il vino. Però, grazie a quelle prime quindici barbatelle di uva da tavola, anche loro possono assaggiare i frutti del loro lavoro! Per quanto riguardo il vino sono molto soddisfatto, sarà una cuvée sulla falsa riga del mio In Origine con cui condivide le stesse varietà”.

E così il vino dei Fratelli Preziosi e Andrea ha preso vita, circa 1.500 bottiglie che usciranno a febbraio, portando in tavola il frutto dell’integrazione sociale in vigna e in agricoltura. E con i ricavati delle vendite si potrà ampliare il vigneto dei ragazzi dell’Olmarella.

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