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Non è la solita media chiara: i vini da pizza

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Non è la solita media chiara: i vini da pizza

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Un calice al posto del boccale: il vino naturale come perfetto compagno della pizza, in tutte le sue versioni e varianti.

Al contrario di quanto si possa credere, il famoso binomio pizza-birra ha origini recenti e risale solo al secondo dopoguerra. In quegli anni la birra, grazie anche al suo costo ridotto, diventa bevanda popolare ampiamente diffusa e le pizzerie si trasformano in luoghi sociali, democratizzando la possibilità di “andare a mangiare al ristorante” e allargandola anche alle classi sociali meno abbienti.

Risalendo la linea della storia infatti, dall’avvento della pizza napoletana fino ad allora, è sempre stato il vino ad accompagnare il piatto più simbolico di tutta Italia. Oggi pian piano si assiste al ritorno dei calici sui tavoli delle pizzerie ed è proprio nei vini naturali, principalmente per le loro caratteristiche di bevibilità e digeribilità, che le pizze trovano i loro più grandi alleati.

Dopo più di due secoli di prevalenza enoica e una sessantina d’anni di dominio assoluto della birra, inizia quindi il secondo tempo della sfida. A stabilire il vincitore non potete che essere voi, noi ci limitiamo a qualche consiglio per muovere i primi passi nel mondo dei vini da pizza. Come sempre niente tecnicismi o grafici da sovrapporre, ma più semplicemente una proposta degli abbinamenti che più son piaciuti a noi!

Si comincia dalla più classica delle pizze: pomodoro, mozzarella e basilico della Margherita danno spazio a così tante alternative che ce ne sarebbe da discutere per ore. Nel bicchiere giocano bene calore, sale e franchezza dei profumi che spesso si trovano nei rosati del sud Italia come il Marinetto di Sergio Arcuri o il Rosato a base nerello mascalese di Calabretta.

Aggiunte di aglio acciughe, capperi e origano giocano bene con vini esuberanti capaci di tener testa a questi sapori forti. Per questo con Marinara e Napoli vi consigliamo uve aromatiche vinificate secche. Potrà stupire, ma tra le cucine regionali che più si cimentano con questi sapori troviamo quella piemontese. E qui restiamo per la scelta del vino: i bianchisti possono andare a colpo sicuro sul Baravantan, il moscato secco di casa Bera, mentre chi preferisce il rosso può scommettere sul Nostos, il brachetto di Valdisole.

Il peperoncino, sia sottoforma di olio piccante che in una classica Diavola, oltre alla spiccata aromaticità deve fare anche i conti con la piccantezza. Continuare sull’aromatico con un Espoir du Bulles de Les Vins Pirouettes è una scelta azzeccata, specialmente per le bollicine delicate e le piccole dosi di zucchero residuo. Cambiando totalmente stile invece si può giocare sulle morbidezze che il merlot dona al Paspartù di Musella.

L'abbinamento territoriale è più che consigliato per Bufala e Burrata. Nel primo caso si può optare per un rosso carnoso e di polpa come il Mille de i Cacciagalli, dove i tre vitigni autoctoni si fondono alla ricerca del perfetto equilibrio, nel secondo invece per un bianco ricco, maturo e avvolgente come il Greco de L’Archetipo. Eventuali contaminazioni interregionali garantiranno comunque risultati eccezionali.

Tutt’altro discorso nel caso in cui i formaggi sulla pizza non si limitino a quelli a pasta filata, ma includano anche stagionati, semi stagionati, freschi ed erborinati. Nella versione bianca la Quattro Formaggi raggiunge la perfezione con una bollicina di grande finezza con un lungo affinamento sur lies come il Puro di Movia, mentre con il pomodoro può tenere testa a un rosso di struttura anche con qualche anno sulle spalle come un Musar Rosso.

Tra le alternative vegetariane non può poi mancare l’Ortolana. Le verdure grigliate più amare possono trovare il giusto compagno in un bianco morbido come il Pinot Bianco di Herrenhof Lamprecht, mentre le più dolci trovano ottimi alleati nei rossi leggeri come lo Scapigliato di Calafata.

Il connubio tra prosciutto, carciofi, funghi e olive, a prescindere che si tratti di Capricciosa o Quattro Stagioni, richiede nel bicchiere un vino rustico e sincero come il Lambrusco Maestri di Podere Magia, che un bel frutto affianca una bollicina in grado di ripulire il palato.

La più classica Prosciutto e Funghi invece trova la giusta spalla in un rosso croccante, di frutta e nervo, come i Pinot Noir del nord della Francia, sia nel caso del più sbarazzino e gourmand Iconoclaste del Domaine Fouassier, che nel più raffinato Dambach-la-Ville di Beck Hartweg.

Campane al 100%, la Friarielli e Salsiccia e la Provola e Pepe non ammettono eccezioni all’abbinamento regionale! Dati il vigore e la potenza degli aglianico di Luigi Tecce, a far fronte alle pizze è sufficiente una Cyclope rosata. Spostandoci invece verso il casertano, sulle finezze dei vini de i Cacciagalli la scelta può ricadere sul Phos, un aglianico voluminoso e suadente che non nasconde le sue durezze.

E si potrebbe andare avanti ad oltranza senza sapere se ad esaurirsi siano prima le pizze o le etichette. Ancora non siete convinti? Concedete al vino la sua chance e se a spaventarvi è il grado alcolico... Aqvarello fa al caso vostro. La riproposizione del vino alimento che ha contraddistinto nei secoli la dieta mediterranea in veste giovane e dinamica: soli 7,5% di alcol, bollicina sgrassante e beva a non finire! E se nella contesa tra birra e vino, a vincere alla fine fosse proprio lui?

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