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Che vino bevo con la cotoletta?

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Che vino bevo con la cotoletta?

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Suggerimenti su come scegliere il vino degli Agricoltori Artigiani Artisti per la cotoletta. Che sia una cotoletta alla milanese, alla valdostana, o la classica fettina panata la parola d'ordine è acidità e struttura!

La cotoletta è uno di quei piatti della tradizione che fanno saltare sulla sedia i bambini e che, inutile dirlo, piacciono anche agli adulti. La base è una fettina di vitello, impanata nell’uovo e nel pane grattugiato e fritta, ma lungo lo stivale la preparazione cambia leggermente dando vita a diverse ricette. Le nostre preferite? La tradizionalissima cotoletta alla milanese, rigorosamente con l’osso, impanata due volte e fritta nel burro chiarificato. Per l’origine del piatto i milanesi si contendono la ricetta con il viennesi e la loro Wiener Schnitzel, che però non ha l’osso e viene cotta nello strutto. Scendendo nel Lazio prende il nome di fettina panata, viene impanata soltanto una volta, battuta con il batticarne e fritta nell’olio. Tra le montagne valdostane invece si trova una variante, piuttosto recente, ma apprezzatissima nei climi più freddi. La ricetta alla Valdostana è un’apologia al gusto e al colesterolo, la carne infatti viene tagliata a libro e farcita di fontina e prosciutto, prima di essere impanata e fritta nel burro. Insomma, un piatto da gustare dopo una giornata sugli sci quando il freddo all’esterno impazza.

Come scegliere il vino più adatto? Scegliete vini la cui acidità e struttura sappiano bilanciare sapientemente l’untuosità del fritto e la croccantezza della panatura. Se siamo soliti dire che fritto chiama bolla, in questo caso ci contraddiciamo. Per carità, una bolla come il metodo classico Cuvée della Terra di Chioccioli si difenderà perfettamente, complice anche il fatto che sia un blanc de noirs di sangiovese. Però in questo caso preferiamo aprire un rosso, che abbia però sempre una bella acidità. Voltiamo quindi lo sguardo verso barbera e sangiovese per la scelta del nostro vino. Il Chianti Classico di Buondonno, dove fiori, frutta e tannini appena accennati sono sostenuti da una grande acidità, è un classico che lascerà tutti soddisfatti. Ugualmente tradizionale la Barbera di Tenuta Migliavacca, carattere contadino e finale nervoso per un rosso all’insegna del Piemonte. Anche il Riostoppa di La Stoppa è fatto con uve di barbera, qui, le argille rosse della zona danno al vitigno una sfaccettatura più massiccia con un tannino vellutato e un finale salato. Il Lambrusco dell’Emilia di Podere Magia è un rosso frizzante, divertente e agile, dal sorso elegante e di grande beva.

E se proprio non riuscite a rinunciare ad un vino bianco? Stappate una bottiglia di Riesling Weelfel di Wimmer-Czerny, dritto, sapido ed elegante si sposerà perfettamente con la panatura del Weiner Schnitzel!

 

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