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Che vino bevo con l'arancina palermitana o l'arancino catanese?

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Che vino bevo con l'arancina palermitana o l'arancino catanese?

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La ricetta degli arancini o delle arancine, che dir si voglia, piace proprio a tutti. Scopri i vini degli Agricoltori Artigiani Artisti da abbinare a questa preparazione!

Per non incorrere in nessun incidente diplomatico in questo articolo non presupporremo il genere dell’arancin*. Se infatti già gli italiani si scuotono con lo stesso ardore per il calcio e per il cibo, i nostri amici siciliani hanno un fervore sul tema che farebbe impallidire anche le peggiori tifoserie inglesi. A prescindere da come l’arancin* si identifichi, questa ricetta a base di riso incontra un grande successo in tutto lo stivale: sia per la sua funzione svuota-frigo sia perché questa delizia fritta è un valido alleato dello street food e delle merende itineranti. Se anche voi fate parte di quel gruppo di persone che quando preparano il risotto abbondano sulle porzioni in previsione di questa preparazione, questo articolo è per voi. Se invece non fate parte di queste persone, provateci e non tornerete più indietro.

Cambia il nome e la forma, ma non la sostanza: questi piccoli timballi di riso, dalla forma tondeggiante o a cono, sono tradizionalmente ripieni di ragù di carne e piselli. Fritti o, per i più salutisti, cotti al forno sono una ricetta che si offre a varie interpretazioni, dalla più delicata “al burro” che vede la morbidezza della mozzarella unirsi al prosciutto cotto, fino alle varianti più disparate in base alle disponibilità del frigo. Senza aprire ulteriori dibattiti anche sul ripieno, preferiamo concentrarci sul nocciolo della questione: cosa bevo con gli arancini/ le arancine? Vi diamo qualche spunto su come portare in tavola i migliori abbinamenti con i vini degli Agricoltori Artigiani Artisti.

Una delle regole più ferree degli abbinamenti è che con una bollicina e un fritto non si sbaglia mai, il motivo? Il perlage e la freschezza di un calice di bolle sembrano fatti apposta per dialogare con l’untuosità di queste preparazioni. Con la versione “al burro” vi consigliamo di stappare una bottiglia di Cuvée della Terra, un metodo classico da uve sangiovese, che i francesi chiamerebbero “Blanc de Noirs”. Festoso, croccante e dal finale lungo. Se invece il pericolo non vi spaventa e avete voglia di sperimentare stappate il Danger 380 Volts. Il rifermentato da metodo ancestrale sfrontato, teso e tagliente di Milan Nestarec, produttore della Moravia e uno dei nomi più interessanti del panorama europeo. Ma non fatevi trarre in inganno dal nome, Milan è un vulcano di energia e creatività ma i suoi vini sono lame di precisione ed eleganza. Anche se siamo in estate non bisogna per forza rinunciare a un rosso, come sceglierlo? Leggero e fresco, e magari dandogli un “punto di freddo” tenendolo in frigorifero. Provate la versione con il ragù di carne e i piselli con un calice di Lezèr dell’Azienda Agricola Foradori, questo teroldego dalla macerazione brevissima ha il colore dei ghiaccioli all’amarena, giocoso e fine, sarà il vostro rosso preferito per l’estate. Se bolle e fritto insieme sono sempre un’accoppiata vincente, lo stesso si può dire quando abbiniamo alla frittura vini fermi con acidità spiccate. Scegliete vitigni dall’acidità vibrante a latitudini maggiori per ricercare il vostro alleato, noi abbiamo scelto il Riesling de Raphael del collettivo alsaziano Les Vins Pirouttes. Un vino ricco, dal naso che richiama le caratteristiche note di idrocarburi del vitigno e conclude con un sorso lungo e pieno, perfetto per la versione al ragù o quella in bianco dell’arancin*!

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