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Che vino bevo con il fritto?

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Che vino bevo con il fritto?

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Al fritto, una volta ogni tanto, non si può rinunciare. Acciughe fritte, fritto misto piemontese e dall’oriente le verdure in tempura, ma che vino porto in tavola? Scopri i vini Triple “A” con cui abbinarli!

Lo sfrigolio, la croccantezza e quel bel colore dorato. Il fritto è l’oro della cucina popolare, per nutrire quando i condimenti dopo la guerra mancavano, e oggi, che le pance sono piene, è uno sfizio da concedersi. La prima grande differenza da fare parlando di frittura è la tecnica, infatti esistono quattro diverse preparazioni: con la farina, con l’impanatura di uova e pan grattato, nella pastella oppure al naturale. Se la scelta dell’impanatura va a gusto personale, la selezone del grasso da utilizzare per friggere è invece da soppesare con attenzione. Tra gli oli, con il punto di fumo più alto, troviamo l’olio extravergine di oliva e quello di semi di arachidi che per questo motivo ben si prestano a fritture croccanti e leggere. I consigli che ci teniamo a darvi sono quelli di non affollare la padella, asciugare con carta assorbente i fritti e scegliere con attenzione il vino adatto alla vostra preparazione!

Tra le varie ricette che più ci piacciono e riproponiamo di più a casa non possono mancare le acciughe fritte, d’altronde siamo liguri. Tradizionalmente le mogli dei pescatori, gente pratica, non perdeva tempo a pulirle a libro, impanarle nell’uovo e nel pan grattato. Con un colpo solo infatti eliminavano testa ed interiora e le tuffavano nella farina per poi friggerle. Noi a casa seguiamo lo stesso procedimento, guarnendole giusto con qualche spicchio di limone (anche se i puristi del fritto inorridirebbero).

Dall’oriente arriva invece la seconda ricetta, la tempura, una frittura leggerissima preparata con una pastella di farina di riso. Se in Giappone tradizionalmente si utilizzano fiori di loto, zucca Kabocha o patate dolci, in mancanza di questi ingredienti possiamo ripiegare sulle più facili da reperire zucchine e melanzane. Noi abbiamo un debole per i fiori di zucca in tempura. Dalla tradizione contadina piemontese arriva invece il vario fritto misto alla piemontese composto da diciotto ingredienti tra salati e dolci. Questo piatto di recupero nasce dall’esigenza di utilizzare tutti gli scarti degli animali macellati all’interno delle cascine, trasformando le interiora e i pezzi meno pregiati in un piatto. Tra le parti immancabili, e oggigiorno quasi introvabili, il cervello, il fegato e le animelle.

Come scegliere il vino più adatto per la frittura? Partiamo da un dogma: con un fritto e una bolla non si può sbagliare! Le bollicine infatti grazie al loro perlage riescono a smorzare l’untuosità del fritto garantendo freschezza tra un boccone e l’altro. Per le acciughe fritte non possiamo che versare nel calice che il Principe Jacopo di Possa, un metodo ancestrale profumato e agile che porta in sé il sale del mare delle Cinque Terre. Per la tempura di fiori di zucca, o di verdure più in generale, abbinategli il Viento 'e Mare de I Cacciagalli, un rifermentato da uve di fiano e falanghina che profuma di fiori bianchi e pera e ha una bolla elegantissima. Per noi il fritto misto piemontese è caposaldo della cucina di Alessandra Bera e per questo non possiamo che abbinargli il loro rosé da uve di Barbera, il Ronco Rosa. L’acidità del vitigno rende questo vino agile, e la bolla delicatissima e qualche grammo di zucchero residuo sapranno accompagnare tutti e i diciotto ingredienti, compresi quelli dolci come il semolino e le mele!

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