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28 August

Parmarea

Scritto da Sophie Riby

La leggenda narra che Obelix, l’inseparabile compagno di bisbocce di Asterix, da piccolo sia caduto nel pentolone della pozione magica.
Mi piace pensare che, analogamente ad Obelix, il ns buon Heydi Bonanini sia caduto in un caratello di Sciacchetrà quando era ancora in fasce.

Enfant du pays, Heydi è cresciuto tra i terrazzamenti vitati a picco sul mare di Riomaggiore e conosce a menadito ogni angolo del comprensorio delle Cinque Terre.
Un territorio che, dietro a uno scenario di incredibile bellezza, cela anche una terra rude e inclemente.
Ma poco importa: un legame viscerale lega Heydi alla sua terra.

Così, quando nel 2018 gli si presentò l’occasione di prendere in gestione un piccolo vigneto, l’unico ubicato sull’Isola della Palmaria, nello splendido Golfo della Spezia, Heydi non ha esitato un attimo.
A stimolarlo a raccogliere questa nuova sfida non è stata tanto la prospettiva di aumentare la propria produzione. I 2.000 metri quadrati vitati della Palmaria sono pochi, potrebbero perfino sembrare irrisori, ma in un contesto di agricoltura eroica come nelle Cinque Terre, non lo sono affatto.
Ad aver destato l’interesse di Heydi invece è stato il Vermentino, vitigno poco presente tra i ranghi delle parcelle di Possaitara ma anche e soprattutto la morfologia e l’esposizione dell’appezzamento.

I vecchi filari ubicati a circa 40 metri slm con esposizione a nord sono impiantati a Vermentino ma anche ad Albarola e Trebbiano che Heydi declina al femminile, Trebbiana.
Anche il sottosuolo è di natura diversa. Se a Riomaggiore, il terreno è fatto di pietrisco di origine arenaria, alla Palmaria il suolo è invece di matrice calcarea.
Infatti la Palmaria è famosa per i suoi affioramenti di Portoro, pregiata varietà di marmo nero, che spiegano la presenza sull’isola di una cava oramai abbandonata.
Infine, i vigneti di Possaitara e della Palmaria risultano praticamente posti l’uno di fronte all’altro, separati solo da un tratto di mare.
Diversamente dei vigneti delle Cinque Terre che sono caratterizzati dai famosi terrazzamenti sorretti da muretti a secco, l’appezzamento della Palmaria è invece a ciglioni.

Inserita tra i Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel 1997 e parte integrante del Parco Naturale Regionale di Porto Venere, l’Isola della Palmaria ha conservato un carattere molto selvatico.
Difatti, il vigneto è nascosto dietro ad una fitta macchia mediterranea e visibile solo dall’alto.
Per prevenire l’assalto della fauna dell’isola, soprattutto conigli e capre, particolarmente ghiotti di germogli e acini, oltre a presentare una forma di allevamento piuttosto alta, la vigna è anche dotata di reti anti uccello.

Nel 2018 è stata vinificata la prima annata di ‘Parmaea’, unico vino prodotto sull’Isola della Palmaria e ottenuto da uve Vermentino (60%), Albarola (20%) e Trebbiano (20%).
Durante la vendemmia, l’uva rigorosamente raccolta a mano viene imbarcata fino a Portovenere per poi essere portata in cantina nel centro storico di Riomaggiore.
Dopo la diraspatura e la pigiatura, il mosto viene lasciato a contatto con le bucce per circa 24 ore. La fermentazione spontanea si svolge, alla pari dell’affinamento, in vasche di acciaio inox.
Il vino che è decantato naturalmente viene imbottigliato senza filtrazione.
Della prima annata sono state prodotte solo 1.200 bottiglie, però questo bellissimo progetto è destinato a svilupparsi negli anni a venire, anche se va da sé che la produzione rimarrà sempre molto confidenziale.

Ma l’opera di recupero e valorizzazione territoriale e la voglia di rimettersi in gioco da parte di Heydi Bonanini non si fermano qui.
Ha recentemente preso in gestione altri vigneti nei dintorni di Monterosso e Bonassola e da questi nuovi appezzamenti nasceranno etichette originali di cui sentiremo parlare presto.

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