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26 March

Montemarino e Filagnotti in verticale - Lunedì 25 Marzo 2019

Scritto da Sophie Riby

Ieri, presso ‘Ai Troeggi’, da sempre locale punto di riferimento del Vino nel panorama genovese, abbiamo voluto rendere omaggio a Stefano Bellotti, vignaiolo senza pari, uno dei fautori della biodinamica in Italia, grande uomo 'tout court', proponendo in verticale i due vini che meglio rappresentano la Cascina degli Ulivi: il Filagnotti e il Montemarino.

Montemarino e Filagnotti, due cru, due espressioni radicalmente opposte di uno dei più bistrattati vitigni autoctoni piemontesi: il Cortese.
Anche se ubicati, in linea d'aria, a pochi centinaia di metri di distanza, se non fosse per lo stesso vitigno che li accomuna, le vigne di Filagnotti e di Montemarino non potrebbero essere più diverse.
La parcella di Filagnotti si trova a Tassarolo, sulla collina di fronte all'omonimo castello. Ha un'esposizione a sud ovest. Il terreno è di matrice argillo-ferrosa, caratteristica che conferisce al vino la sua tipica acidità ferrosa. La vigna di Montemarino invece, è situata in cima ad una delle colline più alte del Gavi, in piena esposizione sud e gode degli effetti benefici dei venti marini che arrivano dal golfo ligure e da cui trae il proprio nome. Il suolo di Montemarino è di natura argilloso-calcareo.
Il vino Filagnotti, date le condizioni pedoclimatiche particolari della parcella, nasce quindi dotato di una notevole acidità. Per questo motivo, alle uve, non viene fatta fare nessuna macerazione pellicolare e il mosto viene affinato per 12 mesi in botti di acacia, legno tipico della zona ma soprattutto materiale neutro, per non andare a smorzare quella tensione che è proprio la peculiarità di questo vino.
Al Montemarino invece, figlio di una grande solarità, giova una vinificazione diversa che prevede una breva macerazione sulle bucce di 24/48 ore e un affinamento in botte di rovere.
Ieri, abbiamo avuto l'opportunità non solo di degustare in parallelo i due cru Filagnotti e Montemarino ma soprattutto di avere un confronto sulle medesime annate 2010, 2012 e 2014.
Da questo confronto, risulta che, anche se Montemarino e Filagnotti sono letteralmente opposti, in certe annate, l’abisso che li separa si assottiglia notevolmente e il Montemarino tira fuori un’acidità prorompente quanto inaspettata.
Insieme a Filippo Mammone della Cascina degli Ulivi, abbiamo iniziato il percorso degustativo partendo dall’annata più vecchia, la 2010. Come la 2003, l’annata 2010 è stata caldissima e ha generato vini molto ricchi e potenti.
Il Filagnotti 2010 si presenta più ricco del solito ma le note calde vengono piacevolmente bilanciate da una grande freschezza.
Il Montemarino 2010 rispecchia anche lui l’annata in tutte le sue sfaccettature. Il colore è particolarmente carico, vira quasi all’ambrato, segno non solo di una tangibile evoluzione del vino, ma anche di un’ossidazione che si ritrova al naso e del clima canicolare dell’annata. A chiudere le sensazioni in bocca e rendere la beva pulita è l’importante presenza di sapidità.
La 2012 si può definire come un’annata più equilibrata ed è stata caratterizzata da una grande luminosità rendendo i vini più seducenti ma anche meno immediati e bisognosi di maggior tempo per esprimersi.
Il Filagnotti 2012 presenta un lieve residuo zuccherino, appena percettibile, che viene subito controbilanciato da una bella vena acida. Al naso, ricorda la crosta di pane e gli idrocarburi.
Il Montemarino 2012, agevolato da un clima meno afoso, è più bilanciato e il colore rimane su dei toni più dorati rispetto all’annata 2010.
Quanto all'annata 2014, come tutti ricordiamo, è stata un'annata particolarmente piovosa, caratterizzata da una bassa luminosità. Ha portato aromaticità e una spiccata acidità anche nel Montemarino che ne è solitamente meno corredato.
Non si poteva parlare dei grandi vini della Cascina senza presentare due altre chicche dell’azienda, i rossi Pinolo e Etoile du Raisin.
Il Pinolo, che Stefano Bellotti amava definire il ‘bambino selvaggio’, non è un semplice Dolcetto. Si tratta di un vino elaborato con una antica varietà locale chiamata Nibio. I 3 filari di vigne provenienti da selezione massale sono centenarie e sono ubicate nella parcella di Montemarino. Le uve vengono vinificate e imbottigliate separatamente per valorizzarne al meglio tutte le peculiarità. In cantina, dopo una macerazione di 5 settimane a cappello sommerso, il vino riposa 3 anni in botte rovere. Il Pinolo è dotato di una grande struttura che gli conferisce un notevole potenziale di invecchiamento.
Se c’è un altro vino da dimenticare in cantina è senz’altro l’Etoile du Raisin. Dietro a questo nome si cela quel vino che, in condizioni normali, viene commercializzato come Mounbe e viene elaborato con Barbera e in misura minore, Dolcetto e Ancellotta. Di ‘normale’ il Mounbe 2007 non aveva proprio nulla; tant’è che, ben presto, fu ribattezzato ‘il mostro’ da Stefano Bellotti. Solo il tempo è riuscito a domare la bestia. Ci sono voluti quattro lunghi anni perché il mosto finisse la fermentazione.
Non si poteva chiudere questa bellissima degustazione senza il C’era una volta il passato, elaborato con uve di Moscato appassite per due mesi e lasciate macerare sulle bucce per una settimana e affinate vari mesi a botte scolma.

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