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1 February

‘Dettori e La Sardegna Naturale’ – ONAV Genova - Giovedì 31 Gennaio 2018

Scritto da Sophie Riby

Ieri sera, Alessandro Dettori dell’omonima cantina è stato ospite di Massimo Ponzanelli, Delegato della delegazione ONAV di Genova, presso l’AC Hotel, dove si è svolta una degustazione organizzata in collaborazione con Triple A, in presenza di Fiorenzo Sartore, enotecario genovese nonché stimato blogger su Intravino.
Il Delegato esordisce invitando i suoi ‘seguaci’ a dimenticare gli schemi di degustazione abituali, dichiarando che, quelli di Dettori, sono ‘vini da capire con il cuore’… affermazione che non poteva essere più azzeccata e che fa guadagnare ulteriori punti all’amico Ponzanelli, che gode già della mia immensa stima.
A onor di cronaca, viene ricordato che la cantina è ubicata a Sennori, in provincia di Sassari, in località Badde Nigolosu, nella regione storica della Romangia, a pochi chilometri in linea d’aria dal Golfo dell’Asinara.
Alessandro prende la parola rifacendosi alla prima edizione di ‘Vini d’Italia’, uscita nel lontano 1961, del lungimirante Luigi Veronelli, per dimostrare che alcuni tratti dei suoi vini che, a volte, non vengono compresi dai degustatori, o peggio ancora, messi sotto accusa per via dell’alta gradazione o ancora del fondo dolce dei suoi vini, non sono in realtà altro che le peculiarità proprie del canonau.
Il vignaiolo viene interpellato sul dibattito del ‘vino naturale’, argomento legato a mille polemiche e che, sinceramente, ha un po’ iniziato a rompere gli ‘zebedei’ agli operatori e appassionati. Alessandro Dettori ci dice la sua: il vino naturale inteso come ‘vino prodotto con tecniche naturali’ esiste. Punto.
Da sempre, in cantina come in vigna, le lavorazioni vengono svolte in famiglia e manualmente, e i trattamenti di sintesi come pesticidi, insetticidi, fungici o ancora concimi chimici sono banditi e le vigne vengono condotte secondo i dettami dell’agricoltura biodinamica, anche se le varie certificazioni non vengono, volutamente, sbandierate in etichetta.
In etichetta, invece, viene indicato quello che viene fatto in vigna e cantina, o meglio, quello che non viene fatto… ovvero, nessuna chiarifica o filtrazione e tanto meno aggiunte di lieviti, enzimi o altri coadiuvanti del vino.
E, come fa notare Fiorenzo Sartore con un sorriso complice e compiaciuto, a conferma del fatto che Alessandro Dettori è un vignaiolo determinato e dalla forte personalità, possiamo anche leggere in etichetta: ‘Siamo piccoli artigiani del Vino e della Terra. Scusate ma non seguiamo il mercato, produciamo vini che piacciono a noi, vini della ns. cultura. Sono ciò che sono e non ciò che vuoi che siano’.
Mentre Alessandro ci ragguaglia sulla tecnica del sovescio, che viene anche praticata per favorire la fertilità del terreno o ancora sulla pacciamatura applicata sulle parcelle di Renosu, i vini si susseguono nei ns bicchieri.

La degustazione inizia con il Renosu Bianco, vino d’ingresso e blend di varie annate, composto da Vermentino e Moscato di Sennori ai quali si è ultimamente aggiunto lo Zirone, uva a bacca rosata vinificata in bianco. Il nome del vino deriva dal nome dialettale della sabbia, tipo di terroir che caratterizza le parcelle del Renosu bianco. L’impatto iniziale con il vino è salmastro. Escono poi le note floreali, di erbe aromatiche presenti nella maggiore parte dei vini delle Tenute Dettori. Stupisce per la sua freschezza e facilità di beva.
Il vino successivo, il Dettori Bianco, è, insieme al Dettori Rosso, il fiore all’occhiello dell’azienda. Viene elaborato con vermentino in purezza. L’annata 2016 si presenta con un naso meno esplosivo rispetto al precedente, ancora in divenire, ma già ricco dei sentori di macchia mediterranea. A rendere la bocca austera è anche merito della fitta trama tannica, figlia dalla macerazione pellicolare.
La degustazione vira poi sui vini rossi con il Renosu Rosso, elaborato con uve Cannonau, Monica e Pascale, che come il suo fratello bianco, ha il pregio di essere un vino di facile lettura, quindi accessibile a tutti. Note floreali di rosa ma anche di ciliegia caratterizzano l’olfatto. È un vino estremamente giovane considerando che è stato elaborato con partite del 2016 ma anche del 2015 e 2014.
L’Otto Marzo è un vino dedicato al nonno di Alessandro, che era solito sgranocchiare l’uva Pascale come uva da tavola. Le uve provengono da una parcella di appena un ettaro di vigne vecchie alla quale si sono aggiunti due nuovi ettari, però da piante ancora troppo giovanie (20 anni), secondo Alessandro, per contribuire all’Otto Marzo, e che finiscono nel blend del Renosu rosso. Con questo vino cambiamo leggermente registro e le sensazioni organolettiche sono di frutta sotto spirito e marmellata.
La Monica, che non è affatto un’amica di Dettori, ma un altro vitigno autoctono sardo, viene commercializzato con il nome di Chimbanta. Ci viene servita l’annata 2014. Siamo in presenza di un millésime difficile per via delle condizioni climatiche non particolarmente favorevoli che hanno però il merito di agevolare considerevolmente la beva.
Sul Tenores 2013, la macchia mediterranea esce in tutta la sua prepotenza. Si distinguono chiari sentori di mirto tipico di quelle zone.
Mentre il Dettori Rosso 2012, Cannonau più importante dell’azienda ci viene servito, Alessandro ci racconta della sua cantina interamente scavata nella collina, dove fermentazioni rigorosamente spontanee e affinamenti si svolgono rigorosamente in cemento, le botti di rovere essendo considerate personae non gratae. Ci parla anche delle sue vigne impiantate ad alberello, alcune delle quali sono centenarie e hanno delle rese bassissime e della parcella 6 ettari dedicata al Renosu che invece è impiantata a spalliera.
Dulcis in fundo, per la grande gioia dei presenti, Alessandro stappa a sorpresa un magnum di Dettori 2004 che conquista il pubblico. Figlio di un’annata più fredda, si distingue per la sua eleganza e finezza.
La serata si conclude con Alessandro che invita i presenti a venirlo a trovare in azienda dove si trova uno splendido agriturismo gestito da sua mamma che è anche ai fornelli e sforna un’infinità di manicaretti tipici elaborati con materia prima locale come il grano, gli ortaggi coltivati da loro o ancora i salumi da loro prodotti.

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