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10 December

Natural Woman

Scritto da Arianna Occhipinti

Ma il mio vino è biologico? Sì, ma non solo. Il vino che volevo fare era sicuramente biologico ma prima di capire profondamente di cosa si trattasse avrei dovuto aspettare di diventare agricoltrice.
Il vino biologico è il vino che usa unicamente uve cresciute organicamente, senza l'uso di pesticidi, fungicidi, erbicidi, fertilizzanti chimici o sintetici, avrei detto.
Quando sono in macchina tra i vigneti del vittoriese, mi soffermo a guardare quelli su cui sono stati passati i diserbanti. Li chiamo vigneti a banda larga perché da lontano si vedono le strisciate chimiche e giallastre sotto il filare. Io preferisco lavorarla a mano la terra, diserbare meccanicamente d'estate e non pensare necessariamente che le essenze spontanee possano competere con la pianta per la sopravvivenza, anzi aiutano il terreno a ossigenarsi e ad alimentarsi.
L’uso di prodotti chimici nell'agricoltura biologica è severamente controllato. Si possono e si devono applicare al suolo o alle uve solo prodotti organici, estratti naturali e derivati. lo personalmente uso i sovesci: pianto il favino o delle graminacee nel terreno della vigna per ribaltarle nel periodo primaverile. Era una tecnica di cui avevo sentito parlare già all'università. L’apporto delle piante ossigena il terreno e lo arricchisce di sostanze naturali.
Cerco poi di rispettare l'altezza della pianta. Il mio alberello sta vicino al terreno ne prende il calore e si rigenera con la frescura rilasciata durante la notte.
In poche parole l'agricoltore biologico si concentra di più sulla crescita di una vigna sana, che sia capace di proteggersi e di nutrirsi spontaneamente, piuttosto di debellare tutto ciò che può darle fastidio. Vale a dire, si comporta come un genitore che non vizia il proprio figlio e lo
vuole autosufficiente davanti alle difficoltà.
Lo sviluppo di un suolo sano e di un ecosistema bilanciato all'interno della vigna però significa più lavoro e soprattutto più lavoro manuale. Noi la raccolta la facciamo a mano e se da un lato è più faticoso, dall'altro mi posso concedere il lusso di scegliere solo i grappoli migliori, più sani e più maturi. E quando metto l'annata sulla bottiglia mi ricordo di quelle uve, perché l'annata di un
vino è l'annata della vendemmia: tutto parte dal frutto, dall'inizio. Da sempre è stato così e così deve rimanere. Il passaggio in cantina poi diventa più semplice e meno interventista.
Grazie ai lieviti indigeni lascio che la fermentazione sia spontanea. Ovviamente sto sempre in cantina, assaggio molto e controllo che non ci siano deviazioni.
E fin qui tutto bene, però, c'è un però.
La regolamentazione e i parametri della legge sul vino biologico consentono di utilizzare in fase di produzione degli elementi chimici, lieviti e solfiti e non solo, in quantità che sono troppo alteranti e troppo alte in percentuale di quelle che uso io. Insomma il mio vino è biologico, ma non sento questo metodo appartenermi nella sua definizione legislativa e quindi capite bene che dare
una definizione diventa complicato.
Di questo non avrei potuto parlarne alla mia degustazione sur l'herbe, avrei dovuto aspettare l'esperienza diretta.
Ma allora?
Uso metodi biologici, ma non biodinamici, però non voglio usare la denominazione biologica perché sotto quella denominazione rientrano vini molto meno sinceri di quello che vogliono sembrare ..
Ok, ma allora che vino è il tuo?
Vino naturale. Risponderei. Ma vorrei semplicemente rispondere VINO.
D'accordo, ma cosa vuol dire?
Il vino naturale è una definizione forse più estrema e olistica di vino biologico. Ma, attenzione, non è una certificazione.
E anche se lo fosse non mi etichetterei (in fondo, anche questo è coerente con la naturalità). Voglio
semplicemente "etichettarmi" col vino che faccio, non per un metodo e una moda.
Ma volendo dare una definizione?
Il vino naturale parte dal rispetto del terreno e della vigna. Dall'idea che la porzione di terra che abbiamo c'è stata data in dono e un giorno la lasceremo a chi verrà dopo di noi, con l'obbligo di donargliela sana e più curata di quanto noi l'abbiamo trovata.
Da un terreno rispettato nasce un vino rispettoso: rispettoso delle sue unicità e di chi lo berrà perché è un vino sano, sincero. Che non fa male.
A questo punto è chiaro che la definizione si mescola all'etica: è impossibile poter definire un vino naturale senza prendere in considerazione chi lo produce. La naturalità soggettiva di chi lo anima.
Il produttore naturale deve avere, anzi è ovvio che abbia, un approccio sensibile e un gusto per le cose vere.
È radicato sul territorio e nel contesto agricolo dei suoi terreni e ogni sua decisione parte da una conoscenza profonda del terreno che ama e rispetta.

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Commenti

Mara Migani ha scritto:

Buongiorno, letto l'articolo da lei scritto e sono molto interessata a conoscere i suoi vini.
Sono una privata e anche sommelier dal 1994
Se puo' mandare anche un listino prezzi

Grazie

Mara Migani

05.05.15

Cristina ha scritto:

Sarà presente a Milano al Live Wine?

12.02.16

enrica Patanè ha scritto:

Buonasera, sono una personal chef mi interesserebbe conoscere i suoi vini, se può mandarmi un listino prezzi e magari anche un rivenditore su Roma grazie

13.02.16

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