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7 July

Chi è Calafata?

Scritto da Mauro Montanaro

Se a qualcuno di voi, passeggiando per le mura di Lucca, è capitato di guardare verso Nord non può non aver visto il verde lussureggiante della prima collina che si innalza al di là del fiume Serchio. Quella collina si chiama Maolina ed è conosciuta dai lucchesi per il vino che da sempre ha regalato.

In passato, la maggior parte dei vigneti della collina, era di proprietà della famiglia Del Secco. Sono vigneti ottimamente esposti e che godono della brezza del mare della Versilia che si trova a pochi chilometri ad ovest. Gli anni hanno visto avvicendarsi mani esperte che lavoravano quei filari ma nel 2010, improvvisamente, hanno perso i loro custodi. L'ultimo discendente della famiglia, Lorenzo, non si dava pace.

Erano le terre dove era nato e cresciuto. Erano terre vocate e importanti e non potevano smettere di regalare frutti proprio in quel momento.

Lorenzo ha pensato, si è confrontato e alla fine ha seguito il proprio istinto. Quelle terre dovevano, in qualche modo, continuare a vivere. Quei filari gli appartenevano ma, in fondo, appartenevano a Lucca.

Ed è li che è nata l'idea, il sogno, che quelle terre dovessero essere d'aiuto agli altri.
Ed è li che è nata l'idea di far nascere un progetto che avesse rilevanza sociale. Per farlo ha chiesto aiuto ad altri: alla Caritas di Lucca, all'azienda Nicobio, e a tutti coloro che animati da una sensibilità propria volessero cimentarsi nel duro lavoro dei campi.
Ed è così che nel 2010 è nata Calafata. La prima cooperativa insieme agricola e sociale della Toscana.

I maestri Calafati, in passato, vivevano e lavoravano nel porto di Viareggio. Con l'aiuto della pece e della stoppa riparavano gli scafi di legno delle imbarcazione costruite dai maestri d'ascia. Gli scafi erano danneggiati dai topi e dall’ umidità delle grandi traversate. Il loro lavoro umile e faticoso garantiva a questi mostri del mare di poter riprendere il largo.

Attraverso un ugual lavoro, duro e stancante, Calafata cerca di ridare nuova vita alle terre che coltiva e una speranza alle persone che coinvolge.

Cooperativa agricola sociale significa due cose: la prima è che l'azienda deve vivere e sostenersi col lavoro agricolo. La seconda è che per farlo deve coinvolgere nel suo interno almeno il 30% di persone in difficoltà.

L'idea era quella di creare un luogo di lavoro che non fosse 'protetto' per queste persone. Dovevano trovare in Calafata un’ azienda 'normale' dove ricevere un salario in cambio di lavoro.

I soci di Calafata non sono ne’ psicologi ne’ assistenti sociali, figure che già accompagnano i ragazzi nei loro percorsi di riabilitazione. Sono persone normali, sono amici, sono colleghi.
Nel 2010 iniziò con due soci lavoratori e un ragazzo che aveva appena finito un programma di riabilitazione dalle tossicodipendenze.

Iniziarono a lavorare la vigna nell'unico modo che a Lucca avesse senso e cioè attraverso l'agricoltura biodinamica.

I terreni erano stati concessi in comodato così pure la cantina. Sulla collina la gente iniziava a interrogarsi su chi fossero e quali strane pratiche adottassero per curare le loro vigne.

Pochi mesi dopo arrivò la telefonata di un altro proprietario della zona che offriva alla cooperativa un oliveto di 1200 piante secolari purchè fosse rimesso in produzione. Anche lui non poteva più vedere quel patrimonio abbandonato a se stesso.

Da quel giorno (in realtà dopo parecchi mesi di lavoro) Calafata iniziò a produrre Olio Extravergine di Oliva. Uno dei più buoni della provincia.

Il dado, a quel punto, era tratto. Si moltiplicarono le richieste. Parve che tutti avessero un pezzetto di terra incolto o da recuperare, da offrire. Chi un piccolo oliveto, chi altre vigne, chi campi per ortaggi.

Calafata cresceva e con essa le persone a cui dava lavoro.

Uno dei soci fondatori regalò delle arnie e così arrivò il primo miele.

Oltre a ragazzi provenienti da percorsi di tossicodipendenze e dal centro di salute mentale, Calafata assumeva rifugiati provenienti dal centro Africa, rispettando, affiancando e ottenendo in cambio amore e storie di vita sociale che meriterebbero di essere raccolte e pubblicate.

Questi ragazzi che si erano visti ad un certo punto della loro vita persi, avevano trovato un gruppo coeso in grado di valorizzare le loro abilità ed in grado di dar loro la sicurezza necessaria per andare oltre.
Questi ragazzi erano (e sono) diventati dei veri e propri professionisti. Avevano visto già qualche vendemmia ed erano richiesti anche da altre aziende agricole per le loro competenze.

Era nato, di fatto, il quarto sbocco sul mercato di Calafata, quello delle lavorazioni per terzi.
Era il modo migliore per potersi pagare gli stipendi in attesa che il vino in cantina affinasse.
Ed era anche l'unico modo per poter garantire loro uno stipendio per 12 mesi all'anno, assolutamente necessario e dignitoso per queste persone. Cosa che in agricoltura non è affatto scontata.

E per poter dare queste possibilità ad un sempre maggior numero di persone, l'anno scorso, è nato P'orto.
P'orto è un sistema integrato di produzione, commercializzazione e consegna di orticole fresche di stagione. Attraverso il crowdfunding ha acquistato un vecchio furgone a metano.

L'idea è semplice: Calafata ha un orto. Produce solo verdure bio di stagione. Alla mattina raccoglie e alla sera porta a casa dei clienti una cassettina mista di quello che c'è.

Così vende il lavoro a prezzi giusti a chi finalmente capisce la stagionalità delle verdure.
Il mercato di P'orto è in continua crescita grazie alla viralità che è nata sui social (quasi tutti, nel ricevere a casa la cassetta, non hanno resistito alla tentazione del 'post') e grazie al metodo innovativo di acquistare on line dal nostro sito un carnet di buoni da restituire in occasione della consegna.

Al sabato mattina, invece, le verdure e gli altri prodotti sono portati al mercato contadino di Lucca per una vendita diretta.

Solo nell'orto, ad oggi, lavorano Haimi, Sadgio, 4 ragazzi con borse lavoro mandati dalle Usl oltre che a Luca per le consegne e Marco che è il responsabile.

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