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16 June

Scultura Enoica

Scritto da Philine Dienger e Martin Gojer

Ci è stato chiesto di scrivere un articolo su qualsiasi argomento avremmo voluto, uno che “non annoiasse a morte i lettori".
Giusto! Quindi, su cosa cavolo lo dobbiamo scrivere?! I preparati biodinamici? L’importanza culturale dei sistemi di coltivazione locali come la pergola? La fortuna di lavorare nel mondo del vino, dove le nostre tendenze all’alcolismo sono diluite dal fatto che in questo settore tutti bevano quanto noi? La gioia di lavorare con un prodotto che porta convivialità e socialità?

Libertà di scelta...

In realtà c'è un pensiero che ci accompagna da tempo: il potenziale del vino nel catturare non solo il materiale fisico, ma anche quello immateriale emotivo. Il che significa che il vino non può essere compreso “in toto” solo sensorialmente, ma soprattutto intuitivamente.

Questo approccio bene si incarna in Joseph Beuys, ovvero nella sua idea di scultura sociale (per Beuys la più grande opera d'arte è infatti la formazione da parte degli individui – e con le loro sole forze – della Società: l'artista – leggi il vignaiolo – è quindi colui che si dedica a quest'opera sociale). 
Noi di Pranzegg siamo fortemente affascinati dal trasferire questo concetto nel nostro mondo per creare una scultura enoica.
Abbracciando questo concetto si passerebbe quindi dal ridurre il vino a puri sentori di pesca, liquirizia o qualsiasi altro aroma; o dallo scinderlo in dolcezza, acidità e amarezza all’afferrarne la sua più ampia dimensione sociale.
Per cui verrebbe spontaneo domandarsi: posso cogliere la simpatia che ho per l'enologo X o Y nel vino? Posso comprendere, per esempio, il valore sociale di Agricola Calafata nel loro vino? Posso sperimentare ciò che questo o quel vino mi vogliono raccontare?

Mantenendo l'idea di scultura enoica vorremmo spezzare una lancia a favore della nostra nuova etichetta Vino Rosso Leggero, ben ispirati dai nostri cari colleghi vignaioli Andrea Marcesini, Claus Preisinger e così via ...

Scriviamo questo articolo mentre ci troviamo, a essere onesti, sommersi da un casino di lavoro – l’affrettarsi da una presentazione all’altra, che tradotto sofisticatamente, significa mangiare e bere in ristoranti “posh” prendendo il vino e noi stessi troppo seriamente. 
In aggiunta sta piovendo tutti i giorni con temperature tra i 25 e i 30 gradi, con il pericolo che la peronospora attecchisca pure sul nostro collo.

Durante i brevi periodi senza pioggia c’è da passare il verderame e tagliare l’erba (che ora cresce più velocemente della barba di nonna Maria). 

Dormire poco, lavorare a lungo e nonostante ciò avere sempre la sensazione di essere in ritardo.
Questa è la nostra realtà, la nostra vita quotidiana.
Al momento non abbiamo bisogno di un vino sofisticato, ma abbiamo bisogno di un vino defaticante e che bruci il nostro stress. Abbiamo bisogno di qualcosa di pulito, sobrio e sano.

Qualcosa che rilassi la nostra intuizione, che apra la nostra mente. Qualcosa di positivo. Un vino glou-glou, di alta qualità. Un Quotidiano Bianco, un Palistorti Rosso. Un Vino Rosso Leggero.

Dopo tutto ci stiamo divertendo…

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