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22 April

Lettera a Veronelli, Arianna Occhipinti | 22.11.2003

Scritto da Arianna Occhipinti

Milano 22.11.2003

DALLA TERRA ALLA TERRA

Se amate la musica, c'è lo strumento, il musicista, e l'acustica.
Lo strumento è il luogo dove è stata piantata la vigna.
Poi c'è il musicista. Che coltiva.
E poi c'è l'acustica: l'agricoltura è l'acustica.
Questi sono i tre elementi che compongono l'armonia del vino.

Nicolas Joly

Caro Veronelli,

ascolto alcune note di Nick Cave (No More Shall We Part), leggendo le parole di Joly e non posso non pensare alla bellezza delle forme che si creano.

Forme ampie, ricche di profumi, di sensazioni che nascono tra le vigne, ti accompagnano e lì ti lasciano. Il tempo si ferma, e tutto ciò che di più estraneo è a questa realtà viene dimenticato.

L’immaginario è quello di un essere libero, sul picco di una collina verde che apre le braccia mentre il vento gli sfiora i capelli e il suo pensiero attraversa storie di uomini grandi, di esperienze uniche, di vite a contatto con la terra, mentre un brivido caldo, figlio di mille sensazioni ,travolge il suo corpo e un legame indissolubile, viscerale si crea; una simbiosi che ormai non può essere più cancellata e la sua mente si sente appagata.
Così quell'uomo decide di coltivarla quella terra sulla quale in quel momento stava sognando….

Il legame si concretizza ancora di più e le cure che lui dona alla sua vigna sono ampiamente ricambiate con un frutto unico, dove tutte le energie più forti che salgono dalla terra e scendono dal cielo si uniscono. La vigna in questo modo si esteriorizza con ciò che forse è più tangibile per l’uomo, ma in realtà il processo non è stato così diretto: essa si è riposata in un sonno conoscitore, attento, riflessivo; ha pianto lacrime di gioia; si è svegliata, mostrando le sue braccia; ha partecipato al risveglio della natura intera con i suoi profumi; è cresciuta ed è cambiata nel suo aspetto, ha sfruttato in pieno le sue riserve concretizzando il suo bisogno di rigenerarsi, di esserci, di accompagnarci nel nostro piccolo viaggio di viticoltori; lei che sulla terra c’è da sempre.

L’uomo a quel punto ha raccolto i suoi frutti e li ha accompagnati nel loro divenire
cercando di mantenere quel legame, lasciando il figlio di quella terra alla terra, aspettando che in esso si realizzassero quei processi di vita, di molteplici vite che si trasformano e nel vino si manifestano con i loro sentori più vivi, in un insieme che ti comunica quello che ha trascorso, gli anni che ha vissuto e non dimenticato, i ricordi delle stagioni, del vento tra le sue foglie, del calore ricevuto.

Questo è ciò che spinge un vignaiolo a coltivare la terra. Lui, seguace degli eventi che scorrono, desideroso di bere il suo vino, perché in esso legge tutto quello per cui si è mosso.

Non bisogna dimenticare certe sensazioni.
Non bisogna agire per interessi lontani da quelli che sono i bisogni della vigna.
Non bisogna togliere vita a ciò che è fonte di vita.

Studio enologia e viticoltura alla facoltà di Milano. Assisto ogni giorno a esperienze di una falsa enologia, appesantita da un evidente piede industriale che è ossessionante. Mi dispiace vedere i miei colleghi apprendere metodi sbagliati, perché saranno loro i motori di una enologia futura e se così vengono formati non so se mai basteranno anni perché cambino opinione, per capire che il vino non è “costruito” da mani poco attente e distanti. Il vino deve essere accompagnato.

Vorrei che il processo si invertisse improvvisamente e la terra acquistasse la sua importanza assoluta. Mi rispecchio in molte parole di vignaioli che nell’aprire una bottiglia di vino ritrovano tutta una vita, immagini che lasciano le loro porte aperte a menti vogliose di cercare, scoprire un mondo che si sta perdendo con gli anni in inutili movimenti affannosi che non hanno ragione di espletarsi, che porteranno il loro prepotente manipolatore in un vortice di non ritorno.

Io, forse, troppo sognatrice, vorrei fermare tutto questo prima di andare completamente alla deriva, verso un orizzonte apparentemente splendente, perché non andremo da nessuna parte se dimentichiamo le forze che prima di tutto ci hanno messo in movimento, ci hanno dato la possibilità di partecipare alla loro realizzazione. Dovremmo almeno cercare di preservare noi stessi se siamo così egoisti e distratti da non capire.
Scrivo queste parole, da giovane scopritrice, per far ricordare che c’è ancora spazio per un processo inverso. Anche in questo piccolo grande mondo che è il vino si potrebbe cercare di trovare la chiave giusta per lasciare almeno immutata la sua storia, porzione di quella grande storia della quale tutti facciamo parte.

Con stima e sincero affetto.

Arianna Occhipinti

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Commenti

Andrea Cuomo ha scritto:

Arianna è una persona straordinaria.
L'ho conosciuta tanti anni fa attraverso i suoi vini, poi di persona.
In famiglia ce ne siamo tutti innamorati ebasta leggere questa lettera per capire il perché.

Quando sono entrato al liceo si diceva: dobbiamo essere realisti, chiedete l'impossibile.
Senza sogni si muore.
Ma trasformarli in realtà richiede fatica, determinazione e perseveranza.
E credere in quello che si afferma (walk the talk, all'americana).
Questi vignaioli (e qualche altro, da Cappellano a Gravner per citarne un paio) ci sono riusciti.

Adesso che il sogno si è realizzato e il successo sta arrivando, dovete riflettere bene, perché tanti salteranno sul carro e cercheranno di cambiar tutto perché nulla cambi.
A voi essere vigili e gestire il successo facendo salire a bordo chi merita e lasciando a casa i furbi e gli approfittatori. Non sarà facile, le sirene del successo, della fama, delle guide e dei giornali, dei soldi e delle prime pagine saranno difficili da ignorare. Come Odisseo, tappate le orecchie ai deboli e resistete voi forti.

Se resterete quelli che siete noi vi sosterremo.
Un abbraccio

17.04.17

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