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18 April

Per una giovane platea

Scritto da Mauro Montanaro

E' mercoledì' sera. Il 13 Aprile. Per molti è una sera come le altre, per chi vive nel mondo del vino è la fine del Vinitaly. Per quattro giorni ho vissuto quella che è la più grande rassegna di vino d'Italia. Io l'ho vissuta all'interno del padiglione otto, quello che ospitava il ViViT, Vigne, Vignaioli, Terroir. Quegli agricoltori che lavorano, vivono e consumano i prodotti delle loro terre, consapevoli che lo sforzo rigoroso a loro richiesto è più di un lavoro. In molti casi è una missione in cui credere. È una strada di non ritorno. Nessuno dei colleghi, che con me erano a parlare e a spiegare quello che ogni giorno fanno per amore delle loro terre e dei loro vini, potrebbe più vivere fuori da quel mondo.

E proprio verso la chiusura della fiera, quando ormai tutti eravamo stremati e senza voce, con le bottiglie finite e i banchi bianchi macchiati di vino rosso, mi si avvicina una ragazza, una studentessa dell'Università Sant'Anna di Pisa, che mi invita a tenere una conferenza, insieme ai miei amici e colleghi biodinamici lucchesi, sull'agricoltura naturale, sul concetto di rete d'impresa biodinamica. che a Lucca sta nascendo, per spiegare ai suoi professori e ai suoi compagni di corso che esiste un modo nuovo di fare agricoltura e di fare impresa, diverso da quello che lei fin qui ha sentito raccontare.

Tornando a casa da Verona, inizio a pensare a quello che potrei raccontare alla platea.

Io sono arrivato all'agricoltura molto tardi, le mie origini non sono contadine, mia madre, ora in pensione, era operaia tessile e mio padre era commerciante.
Io ho fatto studi non agricoli e l'unica cosa che mi legava all'agricoltura (ma ancora non lo sapevo) era la voglia sfrenata di stare a contatto con la natura e la consapevolezza che il lavoro manuale e creativo fosse l'unico a darmi sollievo e a tenermi la mente libera da tutto quello che il nostro modello economico ci impone.

Poi penso a chi avrebbe avuto la parola prima di me. Ci sarebbe stato Saverio Petrilli di Tenuta di Valgiano, Giuseppe Ferrua di Fabbrica di San Martino e Gabriele da Prato di Podere Concori.

Ma cosa avrei potuto mai aggiungere a quello che già avrebbero detto loro!

E poi penso alla cooperativa agricola e sociale che ho avuto l'onore di fondare insieme ad altri amici pochi anni fa. Eravamo senza terra e senza cantina. E poi eravamo senza esperienza. Si sa l'agricoltura non regala nulla. Ma avevamo tutti una gran voglia di combattere per noi stessi, di metterci in gioco, di cambiare vita. Di lasciare gli uffici e le carriere per “scendere” verso il basso, verso la terra. È così ci siamo fatti “prestare” un po’ di vecchi vigneti e una piccola cantina che sarebbe stata abbandonata e ci abbiamo provato. E ci abbiamo provato creando una coop che fosse sociale, che 'dovesse', per statuto, far lavorare persone meno abili e fortunate di noi e parlo di chi ha problemi psichici o di chi esce da percorsi di recupero dalle tossicodipendenze o di chi arriva in Italia scappando da paesi in guerra. Tutte persone molto diverse da noi, ma che, vi assicuro, l'agricoltura magica e severa ha reso tutte uguali.

E abbiamo iniziato come a Lucca era d'obbligo iniziare: con la biodinamica.

E allora cosa dire ai ragazzi della Sant'Anna che sono davanti a me ad ascoltare?

Ora lo so. Direi loro di essere liberi, di non avere paura di cambiare, di mettersi in gioco, di seguire l'istinto e di non accontentarsi.
Cercherei di far capire a quella giovane platea che loro sono il futuro. Che sono fortunati di poter frequentare quei corsi ma mi arrabbierei se non capissero che l'agricoltura naturale è l'unica via d'uscita, che è una rivoluzione e che tutti dobbiamo farne parte. Se non da futuri contadini, sicuramente da consumatori.

Non dovete più accontentarvi! – direi loro - guardate avanti. Andate a conoscere chi produce i cibi che voi mangiate, i vini che voi bevete. E non abbiate paura di chiedere spiegazioni. Siete intelligenti, domandate. Siate curiosi. Siate voi stessi.

Mi piacerebbe che le loro orecchie avessero sentito e i loro occhi avessero visto un gruppetto di uomini, di agricoltori, di amici, probabilmente più poveri di loro, ma che si sentono vivi, veri e fortunati.

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