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18 June

Buon compleanno Granato!

“Il melograno è il mio frutto preferito: è un mosaico spontaneo, sorprendente, tannico e pieno di cose così diverse che non può non essere in rapporto con la vite e con la vita.” Elisabetta Foradori

Oggi il “Granato”, uno dei vini più identificativi dell’Azienda Agricola Foradori, compie 30 anni e siamo orgogliosi di ripercorrere insieme la sua storia.

Vite e melograno hanno per provenienza origini comuni e si accompagnano spesso nel bacino del Mediterraneo. Il frutto del melograno possiede inoltre il fascino, la bellezza e l’intensità del frutto della vite. È a questo connubio ideale che si ispira il nome del vino “Granato”, nome di un Teroldego di particolare concentrazione e fittezza che affonda le sue radici nelle pietre di tre vigneti del Campo Rotaliano.

Questo vino nasce nel 1986, in un momento in cui il Teroldego era conosciuto solo in Trentino, e nasce da un regalo di compleanno. Sì, avete capito bene, nasce quando l’allora compagno Rainer Zierock, regalò 22 barrique ad Elisabetta Foradori in occasione del suo ventiduesimo compleanno. Sarà proprio con queste piccole botti che verranno fatte le prime prove di quello che poi sarebbe diventato il vino che tutti noi oggi conosciamo. Il Granato veniva e viene prodotto da 3 vecchie vigne di 4 ettari circa (da cui oggi vengono prodotte 20 000 bottiglie), in cui le piante sono allevate secondo la tradizionale tecnica della pergola trentina, molto distanti tra loro (addirittura 7/8 metri le une dalle altre), per permettere agli ortaggi di crescere e alle mucche, quando facevano la transumanza, di passeggiare tranquille.

Il grande obiettivo che si era posta allora Elisabetta, era quello di creare un grande vino rosso, che potesse essere conosciuto in tutto il mondo. Dopo alcuni anni di esperimenti e duro lavoro l’obiettivo verrà perfettamente raggiunto, perché sarà proprio il Granato a traghettare l’azienda lontano dalle montagne. In un periodo in cui i vini taroccati e i vitigni internazionali erano l’unica strada per il successo, Elisabetta preferì seguire una strada tutta sua e valorizzare un vitigno intimo alla sua terra di origine.

Le botti piccole si utilizzarono fino al 2004, dopodiché si passò all’utilizzo di botti grandi meno invasive. Poi tra il 2002 e il 2009 iniziò il grande cambiamento per il Granato e per l’intera azienda, cioè la conversione alla biodinamica: una vera e propria rivoluzione che conferì grande vitalità all’uva e anche le vinificazioni presero una piega differente. Oggi il Granato ha trovato il suo equilibrio fermentando in grandi tini aperti e affinando per 15 mesi in botti grandi.

Le sorprese che ci riserverà il “Granato” nei prossimi anni non le conosciamo ancora, intanto per oggi gli auguriamo un felice trentesimo compleanno: tanti auguri Granato!

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