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4 January

Foradori e il Teroldego

È arrivata direttamente dal Trentino una nuova e fondamentale Tripla “A”: l’Azienda Agricola Elisabetta Foradori!

«Bisogna riportare il contadino alla libertà. La terra delle campagne per il 90 per cento non è più fertile: è legata alla chimica e quindi ormai è sterile, ogni contadino deve comprare i concimi, perché la terra è oramai quasi completamente un substrato "morto". E per tornare a un frutto vitale bisogna ridare vita alla terra e rendere libero il contadino». Elisabetta Foradori

Ci troviamo a Mezzolombardo, a pochi km da Trento. E la storia che vi raccontiamo oggi è quella di una donna che ha preso in mano le redini di un’Azienda Agricola nei primi anni ’80, a soli 19 anni, dopo aver intrapreso studi enologici, per proseguire il percorso che aveva iniziato il padre nella prima metà del secolo scorso.
Lo scopo di Elisabetta, fin dai primi anni di lavoro in cantina, è stato quello di riportare alla luce le vere pratiche enologiche tradizionali del luogo, concentrandosi sul recupero e la valorizzazione dei vitigni autoctoni trentini, di cui nessuno si stava più interessando: il teroldego rotaliano, il manzoni bianco e la nosiola. Il Teroldego affonda le sue radici nei sassi calcarei, granitici e porfici del Campo Rotaliano, piccola pianura incastonata tra le montagne trentine. Esso è forte espressione di un territorio: delle Dolomiti.

Da diversi anni la famiglia Foradori lavora con selezioni massali provenienti da piante quasi centenarie, allevate secondo il metodo della pergola trentina, e con viti nate da semi autofecondati per il recupero della sua biodiversità. Dopo anni d’uso di preparati biodinamici (a partire dal 2002) e di grande attenzione in cantina si inizia a percepire il significato del lavoro fatto fino ad oggi. Ma Foradori è un’azienda ancora in cammino, un bel cammino. La conoscenza e la consapevolezza dei cicli naturali si sono perfezionate durante lunghi anni di apprendimento: ogni stagione porta a cose nuove, ogni giorno insegna e fa capire.

Elisabetta lavora fra le montagne coltivando principalmente Teroldego nei suoli alluvionali del Campo Rotaliano, ma anche Nosiola e Manzoni Bianco sulle colline argillo-calcaree di Cognola, dove si trova la Tenuta di Fontanasanta.

Sin dall’inizio Foradori in agricoltura ha seguito la filosofia di Steiner e nel 2009 ha deciso di certificarsi Demeter ed entrare a far parte del gruppo Renaissance des Aoc fondato da Nicolas Joly. Nello stesso anno l’azienda decide di seguire un filone ancor più radicale e per alcuni vini si orienta sull’anfora, contenitore realizzato con materiali in grado di esaltare la purezza dell’espressione del vitigno nel suo luogo di origine.

Oggi l’uva viene raccolta da 26 ettari di vigna – Teroldego 65%, Manzoni Bianco 20%, Nosiola 10% e 5% Pinot Grigio – che producono circa 150.00 bottiglie (7 vini in totale, di cui 4 sono diverse espressioni di Teroldego). Il Foradori (Teroldego da vigne giovani), Il Granato (Teroldego da vigne vecchie), i singoli vigneti Morei e Sgarzon, completano poi la gamma i due bianchi Fontanasanta Nosiola e Manzoni Bianco e l’ultimo nato anch’esso in anfora Fuoripista Pinot Grigio. Sono vini incredibili, tutti di una beva, pulizia e genuinità impressionante, in grado di raccontare la storia di un territorio, di una famiglia e di un’annata, ogni anno diversa e peculiare ma che ogni volta, durante l’assaggio, mettono d’accordo tutti i palati.

Dal 2012 anche Emilio e Theo, figli di Elisabetta, contribuiscono ad arricchire il cammino dell’Azienda Agricola Foradori.

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